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Il paradigma post-religionale tra adesioni e rifiuti.  Ma il messaggio di Gesù resta quello di sempre

Il paradigma post-religionale tra adesioni e rifiuti. Ma il messaggio di Gesù resta quello di sempre

Tratto da: Adista Documenti n° 18 del 13/05/2017

doc-2851. SARAGOZZA-ADISTA. Che quello del paradigma post-religionale sia un tema delicato e controverso, lo dimostrano le reazioni forti – di adesione, persino di entusiasmo, ma anche di timore e di rifiuto – che ha suscitato fin dal momento in cui la Commissione Teologica dell'Associazione Ecumenica dei Teologi e Teologhe del Terzo Mondo (Asett o Eatwot) ha affrontato l'argomento attraverso una "consultazione generale" promossa nel 2012, tradottasi poi in un numero della rivista Voices dal titolo “Verso un paradigma post-religionale?” (v. Adista Documenti n. 16/12). Laddove, secondo la definizione dell'Eatwot, «il prefisso “post” non va inteso in senso letteralmente temporale (come un "dopo di")», ma nel senso generico di “al di là di”, di modo che “post-religionale” «non significa “post-religioso” né post-spirituale, ma, in senso stretto, “oltre il religionale”», cioè oltre la religione intesa come la conformazione storica, contingente e mutevole, che la spiritualità, cioè la dimensione profonda costitutiva dell’essere umano, ha assunto a partire dalla rivoluzione agraria. E in direzione quindi di una spiritualità svincolata dalla «configurazione socio-istituzionalizzata propria dell'età neolitica»: senza dogmi, senza miti, senza gerarchie, senza la pretesa di possedere la verità assoluta. 

Un tema che è stato poi approfondito dalla rivista Horizonte (trimestrale di teologia pubblicato dalla Pontificia Università Cattolica di Minas Gerais; n. 37/2015) nel suo dossier sul “Paradigma post-religionale” (v. Adista Documenti n. 29/15), a cui hanno partecipato, peraltro, anche autori poco convinti della plausibilità dell'ipotesi, come per esempio il brasiliano Faustino Texeira, che pure ha riconosciuto l'importanza della discussione che ne è derivata, soprattutto rispetto alla critica a esclusivismi e fondamentalismi o all'enfasi posta sul carattere storico e contingente delle religioni, ma al tempo stesso ha ritenuto che, «come è stato un errore in tempi passati decretare la fine della religione a causa della crescita della secolarizzazione, così si corre il pericolo di ripetere qualcosa di simile, evidenziando la crisi della religione in virtù dell'affermarsi della nuova situazione culturale legata alle società della conoscenza». 

Reazioni contrastanti non sono mancate neppure in Italia, dove il tema è stato rilanciato in particolare dal libro Oltre le religioni. Una nuova epoca per la spiritualità umana - primo frutto di una collaborazione tra Il Segno dei Gabrielli e Adista -, che raccoglie gli interventi (alcuni dei quali già pubblicati in forma ridotta sulle pagine di Adista) di John Shelby Spong, María López Vigil, Roger Lenaers e José María Vigil – quattro tra i nomi più prestigiosi, brillanti e amati della nuova teologia di frontiera –, accomunati dalla tesi che le religioni così come le conosciamo siano destinate a lasciare spazio a qualcosa di nuovo e non ancora facilmente prevedibile, ma sicuramente aprendo all'insopprimibile dimensione spirituale dell'essere umano un futuro ricco di possibilità. Un tema che ha suscitato un interesse al di là delle aspettative, destando sentimenti di «gioia, piacere e speranza», come scrive Franco Barbero della CdB di Pinerolo, di fronte a «pagine che, se invitano alla decostruzione del linguaggio arcaico, lo fanno con la speranza, l’audacia e l'umile proposta di chi crede nella “costruzione possibile” di un cristianesimo riconciliato con le più feconde acquisizioni e sfide della modernità». E anche avviando percorsi di riflessione e approfondimento, come quelli, per esempio, portati avanti dal gruppo “Ricerca e confronti” di Sorrivoli o dalla Cdb Luogo Pio di Livorno. Ma di fronte a cui non sono mancate neppure reazioni assai critiche, come quelle di chi accusa i quattro autori del libro di distruggere tutte le basi su cui si è fondata la fede dei cristiani o di chi, pur riconoscendo la necessità di liberare il cristianesimo da tutto ciò che è legato a epoche passate per renderlo in grado di parlare all'uomo e alla donna contemporanei, rimane sconcertato dall'opera di “demolizione operata” dagli autori. 

Ed è alle diverse obiezioni e ai più comuni interrogativi sollevati da più parti dal paradigma post-religionale che intende rispondere il teologo Santiago Villamayor nell'intervento, tratto dalla Revista Electrónica Latinoamericana de Teología (Relat, http://servicioskoinonia.org/relat/) di cui, in una nostra traduzione dallo spagnolo, riportiamo qui di seguito ampi stralci.

*Foto di Maximino Cerezo Barredo, per gentile concessione del'autore

 

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