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Se i cattolici facessero la differenza. A due anni  dalla Laudato si', le parole del papa restano inascoltate

Se i cattolici facessero la differenza. A due anni dalla Laudato si', le parole del papa restano inascoltate

Tratto da: Adista Documenti n° 26 del 15/07/2017
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doc-2862. ROMA-ADISTA. Se i 1.200 milioni di cattolici nel mondo seguissero l'esortazione della Laudato si' di papa Francesco a proteggere la casa comune potrebbero davvero fare la differenza. È sulla base di tale constatazione che, in occasione del secondo anniversario della pubblicazione della prima enciclica sull'ambiente (18 giugno 2015), il Movimento Cattolico Globale per il Clima, che riunisce oltre 400 organizzazioni cattoliche, ha lanciato lo scorso 17 giugno, nelle Filippine (laddove il Movimento è stato fondato nel gennaio del 2015), la campagna Laudato si' Pledge, mirando a coinvolgere il più alto numero possibile di individui, famiglie, parrocchie e organizzazioni nell'impegno per la riduzione del consumo di energia e per l'utilizzo delle energie rinnovabili. Sotto la spinta delle parole del papa, il quale ha sottolineato nell'enciclica come le convinzioni di fede offrano ai cristiani «motivazioni alte per prendersi cura della natura e dei fratelli e sorelle più fragili», i cattolici sono così invitati ad andare sul sito della campagna (LiveLaudatoSi.org) e ad assumersi un preciso compito: «In risposta alla richiesta urgente di papa Francesco nella Laudato si', mi impegno a: pregare per e con la creazione; vivere con maggiore semplicità; attivarmi per la protezione della casa comune». Un impegno diventato ancor più pressante dopo l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti – e la sua sconfessione del pur assai modesto Accordo di Parigi –, eppure, malgrado l'insistenza del papa sulla gravità della crisi, ancora estremamente limitato tra i cattolici statunitensi, se è vero che, come sottolinea Michael Wright, impiegato della Nasa e responsabile delle questioni ambientali alla St. John the Baptist Catholic Church in New Freedom, Pennsylvania, «delle 177 diocesi degli Stati Uniti, solo alcune hanno assegnato la priorità ai temi della giustizia ambientale e del cambiamento climatico o si sono sforzate di ridurre il consumo di energia e di altre risorse».

In realtà, al di là della nefasta decisione di Trump, le colpe appaiono più diffuse. «Non è necessario esseri profeti – scrive per esempio Luiz Marques (Jornal da Unicamp, 16/6) – per prevedere che gli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra alla base dell'Accordo di Parigi non verranno onorati da diversi Paesi, come già accaduto per il Protocollo di Kyoto». E, ricordando come vi siano «due modi per uscire dall'Accordo», quello spettacolare di Trump e quello sotterraneo di chi, pur non sconfessando formalmente l'accordo, decide semplicemente di non rispettarlo – decisione indolore, dal momento che esso non prevede sanzioni -, evidenzia come Putin abbia recentemente escluso la possibilità di ratificare l'accordo prima del 2019; come il primo ministro del Canada Justin Trudeau, che lo ha ratificato nel 2016, non solo non abbia intenzione di ridurre lo sfruttamento delle risorse petrolifere del Paese, ma abbia approvato la costruzione di altri due oleodotti; come il primo ministro australiano Malcolm Turnbull abbia approvato massicci investimenti a favore del carbone e il presidente brasiliano Michel Temer non stia muovendo un solo passo per tenere fede all'impegno di ridurre le emissioni del 37% entro il 2025 rispetto ai livelli del 2005, continuando a puntare sui combustibili fossili e rinunciando di fatto a combattere la deforestazione in Amazzonia e in altri biomi. 

Non tutto è perduto?

Tuttavia c'è anche chi, come Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf (Sbilanciamoci.info, 9/6), non rinuncia a cogliere qualche timido elemento di ottimismo: «Le reazioni alla mossa di Trump sono state diverse nei toni, analoghe nella sostanza: andiamo avanti lo stesso. In particolare, i leader europei hanno recuperato toni di leadership che non si sentivano da tempo». Così, Unione Europea e Cina hanno annunciato una stretta collaborazione per accelerare la transizione, e altrettanto sta succedendo con l’India, il cui premier si è impegnato ad andare ben al di là degli impegni di Parigi». Senza contare che, negli Stati uniti, ci sono circa 1.700 tra sindaci, governatori di Stati, aziende, investitori, università, decisi a perseguire comunque, sotto lo slogan “We are still in”, la riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas serra, anche solo (e probabilmente soprattutto) per non essere «tagliati fuori dalla economia del futuro» (specie considerando che, tra i firmatari, si incontrano aziende che non sono propriamente benefattrici dell'umanità: Adidas, Amazon, Apple, Allianz, Danone, Facebook, Google, Hewlett Packard, Mars, Microsoft, Nestlé, Patagonia, Tesla, Unilever, Virgin, Western Union).

Ci si attiva naturalmente anche in Italia, dove, nell'ambito delle iniziative promosse in occasione del G7 Ambiente 2017 a Bologna, l'11 e 12 giugno scorso, la Rete Scienza e Territori – di cui fanno parte circa 200 associazioni impegnate sul fronte della tutela ambientale (da A Sud a No Triv, dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua alla Rete dei Comuni Virtuosi, da Legambiente all'Arci) e un centinaio di rappresentanti della comunità scientifica (dal presidente dell’Associazione Meteorologica Italiana Luca Mercalli allo storico dell’Ambiente Giorgio Nebbia; dal gruppo di ricerca di Bologna “Energia per l’Italia” ai medici dell’Isde–Medici per l’Ambiente) - ha redatto il “Decologo per una società ecologica”, un manifesto in dieci punti con una serie di 78 proposte mirate ad avviare una transizione in senso ecologico dell'economia e della società, per trasformare l'Italia in un Paese «a zero emissioni e a zero veleni». E a Bologna, in occasione del G7 Ambiente, si sono incontrati anche i rappresentanti delle più grandi religioni del mondo (cattolica, ebraica, musulmana, buddista, induista), i quali hanno consegnato nelle mani dei ministro del G7 una Carta dei Valori e delle Azioni, con un richiamo all'importante ruolo delle religioni nella difesa del pianeta e un appello alle responsabilità dei Paesi più ricchi, chiamati ad aiutare i Paesi più poveri a sopravvivere al cambiamento climatico e al degrado ambientale, trasformando le proprie economie e riducendo drasticamente le emissioni di carbonio. 

Di seguito, l'intervento di Michael Wright, apparso originariamente sul National Catholic Reporter del 17/6 e rilanciato su Ihu on-line il 21 giugno; il commento della scrittrice a attivista canadese Naomi Klein pubblicato da The Intercept dell'1/6 e ripreso da Alai il 2/6; l'articolo di Eustáquio Diniz Alves, docente della Scuola Nazionale di Scienze Statistiche dell'Ibge (Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística) riportato da EcoDebate il 5/6 e infine ampi stralci del Decologo per una società ecologica della Rete Scienza e Territori. 

* Foto di Gabriel Andrés Trujillo Escobedo tratta da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza

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