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CARD. STEPINAC, SANTO PIÙ TARDI. FORSE

CARD. STEPINAC, SANTO PIÙ TARDI. FORSE

CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Il diavolo è segno di divisione, certamente non Dio, e neanche i santi. Ergo, per ora, è lecito supporre, non sarà dichiarata la santità del cardinale beatificato da Giovanni Paolo II nel 1998 Alojzije Stepinac, arcivescovo di Zagabria dal 1937 al 1960, condannato nella Jugoslavia di Tito per collusione con il regime nazista nel genocidio commesso contro il popolo serbo sotto il governo ustascia del dittatore croato Ante Pavelic. Perché la “Commissione mista di esperti croati cattolici e serbi ortodossi per una rilettura in comune della figura del cardinale” è giunta al termine dei suoi lavori con la seguente constatazione: «Si è giunti alla conclusione che vari eventi, interventi, scritti, silenzi e prese di posizioni sono tuttora oggetto di interpretazioni varie. Nel caso del Cardinale Stepinac, le prevalenti interpretazioni date rispettivamente dai croati cattolici e dai serbi ortodossi restano ancora divergenti».

La creazione della Commissione mista (prima riunione nei giorni 12 e 13 luglio 2016) era stata voluta da papa Francesco per studiare la vicenda storica del cardinale prima di procedere alla dichiarazione di santità. Santità caldeggiata ufficialmente dalle autorità civili e cattoliche croate, osteggiata dalle autorità civili ed ecclesiali (ortodosse) serbe, indiscussa per Roma, perché “comprovata” da un miracolo (v. Adista Notizie n. 22/15 e 17/16). Nel comunicato della Commissione (13 luglio), si afferma che i «presenti hanno riconosciuto la magnanimità di Papa Francesco che ha benevolmente accolto la richiesta del Patriarca della Chiesa Ortodossa Serba, Irinej, e ha deciso la costituzione della Commissione». Peraltro precisando che «sono stati consapevoli, fin dall’inizio dei lavori, che il processo di canonizzazione del Cardinale Stepinac è di esclusiva competenza del Papa».

A questo punto, sarebbe ben poco coerente Bergoglio se procedesse a dichiarar santo il cardinale, malgrado la “sua” Commissione non abbia fatto un passo avanti sulla strada della conciliazione: profonda divergenza di interpretazione c’era prima, profonda divergenza c’è adesso. Con un aggravante registrato a livello civile nello stesso periodo in cui la Commissione era al lavoro: il 22 luglio del 2016, il tribunale di Zagabria ha annullato la sentenza di condanna a 16 anni di carcere emessa nel 1946 dal regime comunista contro il cardinale croato, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1998. «In questione dunque – osserva Luigi Sandri sulle pagine del Trentino (17/7/17) – non sono le virtù personali dell’arcivescovo, ma le sue scelte politiche, “patriottiche” per i croati, e invece devastanti secondo i  serbi. L’ insperabile contrasto rende ora “ecumenicamente” impossibile a Francesco la  canonizzazione di Stepinac. Se lo facesse, oltre a quelle serbe solleverebbe le ire del patriarcato di  Mosca che si considera “gran protettore” dei popoli ortodossi dei Balcani». (eletta cucuzza)

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