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"Svista" in Vaticano la benedizione apostolica a coppia gay

CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. «La lettera del papa è una risposta molto generale a una delle migliaia di lettere che riceve ogni giorno e cui non può rispondere in modo personalizzato. È il suo modo di ringraziare le persone per le loro lettere». Con queste parole, il 9 agosto, Paloma García Ovejero, portavoce del Vaticano, ha inteso sementire che il papa ha inviato la sua benedizione apostolica ad una coppia di gay, rivolgendosi a loro come «famiglia». Una smentita che, da una parte, non smentisce e, dall’altra, evidenzia superficialità e scarsa attenzione alle sollecitazioni dei fedeli. Questa la notizia che ha originato il caso e che Adista ha lanciato sul suo sito.

Toni Reis e David Harrad, sposatisi a Curitiba (Brasile) nel 2011 dopo una convivenza di 27 anni, hanno adottato tre ragazzi: Allyson (16 anni) e i fratelli Jessica (14) e Filipe (11). Ad aprile di quest’anno li hanno fatti battezzare, e hanno voluto raccontare la loro storia e la loro felicità per la grazia e il battesimo dei loro tre ragazzi in una lettera a papa Francesco, accompagnandola con foto della cerimonia, copia dei certificati e un particolare ringraziamento al capo della Chiesa cattolica.

Toni e David mai si sarebbero aspettati una risposta. Che invece è giunta, il 10 luglio, firmata da mons. Paolo Borgia degli Affari Generali della Segreteria di Stato vaticana, e le cui parole non potranno non rendere felici persone lgbt di tutto il mondo, i cui matrimoni non sono ammessi dalla Chiesa cattolica, secondo la quale – e viene ripetuto ad ogni pie’ sospinto – i contraenti per originare una famiglia devono essere esclusivamente un maschio e una femmina. Nella risposta a firma Paolo Borgia si legge: «papa Francesco», che «ha apprezzato la lettera», «porge a voi anche le sue congratulazioni, invocando per la vostra famiglia l’abbondanza delle grazie divine, affinché viviate costantemente e felicemente la condizione di cristiani, come buoni figli di Dio e della Chiesa, e inviandovi una augurale Benedizione Apostolica, con la richiesta di non dimenticarvi di pregare per lui». La lettera, la cui immagine è visibile all’indirizzo http://g1.globo.com/pr/parana/noticia/casal-gay-agradece-papa-francisco-por-batismo-de-filhos-e-vaticano-responde.ghtml, è corredata da una foto di Francesco autografata.

I due coniugi hanno preso sul serio questa risposta e traboccanti di cristiana gioia l’hanno voluta rendere nota a tutti, come molti tanti altri hanno fatto. Facile immaginare la delusione che avranno provato quando hanno letto la precisazione del Vaticano. Avranno preso atto della pura formalità burocratica, della considerazione zero per i sentimenti e i fatti che avevano esposto a papa Francesco. C’è da immaginare che, se poco poco fosse stata letta quella lettera, i burocrati vaticani, per quanto burocrati, piuttosto l’avrebbero archiviata senza darle seguito e senza impartire una benedizione apostolica ad una coppia gay, riconoscendo così che anche loro sono «famiglia». Certo, hanno messo in serio imbarazzo il papa. Anche nei piccoli dettagli si gioca la credibilità di una istituzione. 

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