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Convocati in Vaticano i religiosi belgi che hanno aperto all’eutanasia. Si va verso la scomunica?

Convocati in Vaticano i religiosi belgi che hanno aperto all’eutanasia. Si va verso la scomunica?

CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Alla fine, come era prevedibile, la rottura tra Vaticano e la congregazione religiosa belga dei Fratelli della Carità, fondata in Belgio nel 1807 e nota in tutto il mondo in particolare per l’opera di assistenza a persone affette da disturbi mentali, si sta consumando in maniera che, almeno allo stato attuale, sembrerebbe insanabile. La vicenda era iniziata a maggio, quando i Fratelli della Carità avevano deciso di non respingere a priori eventuali richieste di porre fine anticipatamente alla vita dei pazienti ricoverati nelle strutture (15 ospedali) che la Congregazione gestisce attraverso un consiglio direttivo dove siedono alcuni suoi religiosi (per la precisione 3 religiosi e 12 laici). Il superiore locale, fra’ Raf De Rycke, aveva precisato che l’eutanasia sarebbe stata eseguita solo in mancanza di «un trattamento alternativo ragionevole» e che ogni richiesta sarebbe stata esaminata con la «massima cautela». Una scelta, spiegava Rycke, dovuta al fatto che l’eutanasia «è garantita dalla legge» belga e che le cliniche fanno comunque capo a un consiglio direttivo composto per i quattro quinti da membri laici.

Il superiore generale della Congregazione, fra' René Stockman, aveva dapprima tentato di dissuadere i tre confratelli che siedono del Consiglio direttivo che gestisce gli ospedali; poi si è rivolto alla Conferenza episcopale belga, ottenendone il sostegno, e quindi direttamente in Vaticano. Di qui la successiva presa di posizione del papa che, attraverso la Congregazione per i Religiosi, aveva comunicato a Stockman che se la Congregazione da lui guidata non avesse posto fine  entro la fine di agosto alla pratica dell’eutanasia nelle strutture gestite dai Fratelli della Carità, vi sarebbero stati severi provvedimenti canonici, fino alla scomunica.

L’11 settembre era però giunta la risposta negativa dell’ente che gestisce le cliniche belghe. Pochi giorni dopo, il 20 settembre, fra’ Stockman aveva inviato un’accorata lettera nella quale supplicava i confratelli belgi di recedere «in nome di Dio» da una condotta contraria alla missione e al carisma dell’istituto.

Ora però un comunicato stampa pubblicato sulla homepage del sito dell’ordine (http://brothersofcharity.org/) sembra non lasciare più alcun margine di “trattativa”. Scrive il Superiore generale: «Dato che l'organizzazione dei Fratelli della Carità ha deciso, nella sua riunione dell'11 settembre scorso, di non modificare il suo testo di orientamento sull'applicazione dell'eutanasia e vuole dunque permettere l'eutanasia a certe condizioni nei propri ospedali, e in tal modo si oppone alla richiesta del Vaticano di conformarsi alla dottrina cattolica, e dato che gli sforzi di arrivare ad una concertazione in Belgio non hanno ottenuto il risultato sperato, l'organizzazione dei Fratelli della Carità sarà invitata dal Vaticano a esprimersi sulla sua visione, dopo di che sarà presa una decisione definitiva». 

Un modo, conclude la nota, per concedere «una ultima chance» all'organizzazione dei Fratelli della Carità in Belgio «per conformarsi alla Dottrina della Chiesa cattolica. Il Vaticano tuttavia fa sapere che non cambia nulla nella sua domanda iniziale di rispettare la vita in modo assoluto in tutte le circostanze, conformemente alla dottrina cattolica». 

Da parte sua, l’organizzazione Fratelli della Carità belga ribadisce, attraverso un comunicato diramato dal Consiglio direttivo che gestisce gli ospedali, che il documento etico che apre alla possibilità di praticare l’eutanasia è stato redatto «in maniera conforme al pensiero cristiano che noi applichiamo nella nostra organizzazione», tenendo conto «dei cambiamenti e delle evoluzioni della nostra società» e considerando inoltre «il riconoscimento del carattere eccezionale e proporzionale della visione dell’etica, le scelte secondo coscienza, la deontologia e l`ideologizzazione». Il comunicato spiega inoltre che i Fratelli hanno cercato di «avere le due parti intorno a un tavolo, ma ciò non ha ancora prodotto risultati» e che continuano a «chiedere di poter entrare in dialogo per permetterci di commentare il nostro testo orientativo e le nostre argomentazioni».

Si va quindi verso lo scontro finale. Nessuna possibile mediazione all’orizzonte. Solo una assai improbabile capitolazione del ramo belga Congregazione; o una assai più probabile scomunica. 

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