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Adista 1967-2017. 50 anni alla sinistra del Padre

Adista 1967-2017. 50 anni alla sinistra del Padre

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 2 del 20/01/2018

Riportiamo di seguito l’intervento che Luigi Accattoli, vaticanista di lungo corso del Corriere della Sera, ha tenuto alla tavola rotonda dedicata al tema “Adista nel panorama dell’informazione religiosa: analisi e prospettive”, durante il convegno svoltosi a Roma il 9 e 10 dicembre per celebrare i 50 anni della nostra rivista.

Sono stato lettore di Adista e frequentatore della sua redazione per almeno un ventennio. Sono stato negli anni ’70 e ’80 segretario di un Centro culturale per l’informazione religiosa (Ccir) che fondai con Giancarlo Zizola e Gregorio Donato e che nella sede di Adista era ospitato. Spero che questa riconoscenza memoriosa non mi faccia velo nella percezione del cambiamento dei tempi e dunque del ruolo di una testata di controinformazione cattolica.

Cinquant’anni, cioè mezzo secolo. Dalla morte di don Milani e dalla Populorum progressio. Dalla “Prima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi” che coincise nell’anno con l’avvio a chiudersi della fase marciante del pontificato di Paolo VI, che a sua volta coincise con l’avvio della contestazione giovanile nella società e nella Chiesa. È del 1967 la prima occupazione della Cattolica di Milano guidata da Mario Capanna.

«Il Paese si è rimescolato», dirà poco dopo Aldo Moro e, mezzo secolo dopo, il rimescolamento appare compiuto. Basta guardare a questo tavolo: chi poteva allora immaginare un cattolico direttore de L’Espresso e un vaticanista del TG1 che è severo critico del papa? Eppure, eccoli qua. E qualcosa – già che ci siamo – si potrebbe dire del vaticanista de L’Espresso: che allora pungeva il papa da sinistra e ora lo punge da destra. Si è spostato L’Espresso, si è spostato il papa e si è spostato il vaticanista dell’Espresso. Tutto si è spostato in questo mezzo secolo.

Ebbene, in questo rimescolamento universale, frullato poi e omogeneizzato – ma anche speziato – dalla comunicazione digitale, che ruolo perdurante o nuovo può avere Adista?

Intanto va detto che un ruolo – nel rimescolamento – l’ha avuto anche Adista. Specie nella prima fase, direi io. E specie sul fronte politico. Quel ruolo credo non vi sia più. Era di documentare e rafforzare la pluralità di scelta politica dei cattolici e questa oggi è acquisita. In via di acquisizione è anche il ruolo di mediazione sui valori: di mediazione, invece che di schieramento. Che è stata – nel tempo – la seconda battaglia politica di Adista.

A me pare invece ancora aperto, seppure di molto cambiato, il ruolo ecclesiale: se la pluralità politica dei cattolici è acquisita, non lo è altrettanto la pluralità ecclesiale. E mi piace riassumere con questo motto il conflitto che si combatte sotto papa Francesco tra chi dovrebbe tornare all’uniformità di prima del Concilio e chi vorrebbe andare a una piena pluralità portando a compimento la riforma conciliare.

Pluralità di teologie e discipline ecclesiali, di prassi pastorali, di ministeri. Amici di Adista, sotto questa parola “pluralità” mi pare possa stare per intero la vostra storia e anche tutte le battaglie che ancora oggi vi impegnano.

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