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Aumentano gli investimenti sulle armi nucleari. Rapporto 2018 di Ican e pax

Aumentano gli investimenti sulle armi nucleari. Rapporto 2018 di Ican e pax

Diffuso il 7 marzo scorso, dalla Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari (Ican, Premio Nobel per la Pace 2017) e la Ong olandese PAX, il Rapporto 2018 dal titolo Don’t bank on the bomb (“Non investire nella bomba”), che segnala nel 2017 un imponente aumento, rispetto all'anno precedente, degli investimenti – circa 81 miliardi di dollari in più – in nuovi ordigni nucleari. Il Rapporto, scrivono in un comunicato congiunto la Rete Italiana per il Disarmo (membro Ican) e la Fondazione Finanza Etica, rileva inoltre che sono circa 20 le aziende che traggono vantaggio economico dalla minaccia nucleare, ma c'è anche un dato positivo: in seguito all'adozione da parte delle Nazioni Unite del Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, ben 30 società hanno smesso di investire in questo mercato e anche due tra i cinque più grandi fondi pensione al mondo hanno iniziato a disinvestire.

«Se vi state chiedendo chi benefici delle minacce di guerra nucleare continuamente rilanciate da Donald Trump, in questo Rapporto troverete la risposta», ha detto la direttrice esecutiva di Ican Beatrice Fihn. Le aziende identificate nel rapporto, afferma ancora Fihn, traggono vantaggio «dall’omicidio di massa indiscriminato di civili. Aumenta la nostra insicurezza mentre loro guadagnano sul caos, investendo nella distruzione finale in stile Armageddon».

C'è poi la questione delle banche “armate”: «I nostri soldi non sono neutri», ha sottolineato il presidente della Fondazione Finanza Etica, Andrea Baranes. Una volta depositati in banca o affidati a un gestore finanziario possono alimentare economie con impatti positivi o al contrario estremamente negativi. Il Rapporto permette di informarsi su quali sono le banche coinvolte nel finanziamento delle armi nucleari. È quindi uno strumento per formarsi e riflettere sull’uso dei nostri soldi, e per agire di conseguenza». Il rapporto completo è disponibile sul sito www.dontbankonthebomb.com.

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