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Lavorare senza padroni: dalla RiMaflow l’esempio di un’alternativa possibile

Tratto da: Adista Documenti n° 42 del 29/11/2014

DOC-2671. TREZZANO SUL NAVIGLIO (MI)--ADISTA. In tempi di disoccupazione di massa, di licenziamenti, delocalizzazioni, chiusure di stabilimenti e contratti sempre più precari, è diventata, in poco più di un anno e mezzo, il simbolo di un’alternativa possibile: è la RiMaflow, la “fabbrica senza padroni”, occupata da un gruppo di lavoratori e lavoratrici licenziati dalla Maflow, multinazionale della componentistica per le auto, i quali, dopo la chiusura dello stabilimento di Trezzano sul Naviglio e il trasferimento della produzione in Polonia, hanno deciso di riappropriarsi dell'area industriale - 30mila metri quadrati di cui 14mila coperti - dando vita a una cooperativa onlus per il recupero e il riciclo di materiali di scarto, in particolare apparecchiature elettriche (per saperne di più si può consultare il sito www.rimaflow.it). Un progetto di riconversione ecologica più che mai significativo a fronte di una cronica incapacità, anche da parte della sinistra, di conciliare un modello ecocompatibile con la soddisfazione delle necessità della popolazione, a cominciare dalla tutela dei posti di lavoro. 

È così, grazie alla lotta degli operai che non hanno voluto arrendersi, che è nata la RiMaflow, dove “Ri”, spiegano i lavoratori, sta «per tutte le cose belle che vogliamo rappresentare che cominciano così (Rinascita, Riuso, Riciclo, Riappropriazione, Rivolta - il debito -, Rivoluzione)» e «anche per dire “ecco di nuovo la Maflow!”, “è ancora Maflow!”, pensavate fossimo finiti, invece no!». E la fabbrica è diventata anche la sede di un Gruppo di acquisto solidale, Fuorimercato, che collabora tanto con i produttori locali quanto con quelli calabresi di Sos Rosarno, l’associazione che combatte caporali e ‘ndrangheta offrendo speranza e opportunità di riscatto a lavoratori italiani e migranti. E ha avviato un Mercatino dell’usato, con circa 70 espositori permanenti, in massima parte disoccupati e/o pensionati al minimo, organizzando anche diverse attività artigianali per creare nuove opportunità di lavoro. Non è un caso, insomma, che João Pedro Stédile - leader di quel Movimento dei Senza Terra che deve proprio alla pratica dell’occupazione tutto ciò che ha conquistato nel corso dei suoi 30 anni di vita - abbia battezzato la fabbrica, durante la sua visita a Milano lo scorso 1° novembre, «l’ambasciata del Mst a Milano». E non è un caso che la RiMaflow abbia ricevuto anche un altro importante riconoscimento: l’invito a partecipare all’Incontro dei movimenti popolari in Vaticano, tra altre organizzazioni del settore informale e dell'economia popolare, a proposito del quale papa Francesco ha detto, nel suo discorso ai movimenti, che «questo, oltre che lavoro, è poesia!». 

Ma la “fabbrica senza padrone” ha bisogno dell’aiuto di tutti per fare il salto di qualità che permetta ai lavoratori di vivere dignitosamente: dopo aver ripristinato gran parte dell'impianto elettrico industriale, c’è ora bisogno di un grande impianto ad aria compressa, indispensabile per l’avvio della produzione (servono almeno 15mila euro, di cui ne sono stati raccolti quasi la metà: chi vuole offrire un contributo può andare alla pagina web www.produzionidalbasso.com/project/rimaflow-vuole-vivere). 

È di tutto questo che abbiamo parlato con l’ex senatore di Rifondazione Comunista Gigi Malabarba, presente all’incontro dei movimenti popolari in Vaticano come rappresentante della RiMaflow, nell’intervista che qui di seguito riportiamo. (claudia fanti)

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