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Coalizione sociale: i primi passi

Coalizione sociale: i primi passi

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 23 del 27/06/2015

Ho partecipato come RiMaflow, fabbrica di Trezzano sul Naviglio recuperata e autogestita da due anni e mezzo, alla due giorni della Coalizione sociale: oltre 800 persone registrate in rappresentanza di circa 300 associazioni provenienti da un’ottantina di città, 200 interventi tra i 4 tavoli tematici e la plenaria conclusiva. È stato senza dubbio un successo di partecipazione, con dibattiti stimolanti nei tavoli e una plenaria conclusiva incoraggiante.

Al centro delle riflessioni, le pratiche di mutualismo esistenti e possibili, l’idea della riappropriazione di spazi, dell’autogestione produttiva e del diritto all’abitare. È il terreno che sembra più in grado di funzionare in quest’idea di coalizione, a cui non si aderisce in nessun modo, ma si dovrebbe partecipare a progetti concreti, mettendo in rete soggetti sociali organizzati e associazioni diverse ma che possono sperimentare pratiche in comune a partire dalla sperimentazione sui territori, senza voler riprodurre intergruppi dall'alto al basso, ma esperienze reali di relazione, conflitto, vertenza.

L’esempio della RiMaflow e la sua relazione in particolare con Libera e la Fiom sul territorio milanese è stato ripreso da molti. Il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, l’occupazione di patrimonio pubblico e privato, le pratiche autogestionarie degli spazi sociali, l’idea di rilanciare i Cral operai in fabbrica previsti dallo statuto dei lavoratori e che possono diventare uno dei luoghi da cui costruire Case del Mutuo soccorso: sono questi gli spazi che possono intrecciarsi con i servizi sanitari di Emergency, le mense sociali, gli sportelli e gli esperimenti di autoproduzione. Progetti che, se radicati localmente dentro a vertenze di soggetti reali, possono dare un’identità a questa coalizione, ribaltando l’idea per cui la guerra tra poveri sia il mezzo per uscire dalla crisi. Contribuendo nella pratica a ricostruire un’altra idea di politica e di sistema economico.

Non sono mancati anche i limiti in questa due giorni. Intanto l’età media dei partecipanti era piuttosto alta: solo un quarto dei presenti era under 35. E soprattutto erano ancora poche le lotte o esperienze significative presenti in quanto tali. Significativamente, infatti, il tavolo sulla scuola è stato il più deludente, con scarsa presenza delle reti di movimento che nelle scorse settimane sono riuscite a mettere in evidente difficoltà il governo. Ma era assente anche grande parte delle lotte ambientali che attraversano il nostro Paese.

Certo, il progetto della coalizione si muove ancora a braccio, ma questa è in fondo finora anche la sua ricchezza. Appare infatti abbastanza aperto e non predeterminato, senza date anteposte ai percorsi da costruire, provando a darsi dei tempi sociali – necessariamente lenti – e non quelli forsennati della politica. Sulla Costituzione, oltre alla lectio magistralis di Stefano Rodotà, le cui conclusioni sono state accolte da una standing ovation di tutta l’assemblea, assai interessante è stato l’approccio di Giuseppe De Marzo di Libera («oggi ci preoccupano di più i poteri leciti di quelli illeciti») così come l’esplicita apertura di Landini alla «disubbidienza alle leggi ingiuste», valorizzando le occupazioni.

Sui contenuti, uno dei punti centrali della discussione è stato quello sul reddito, anche grazie allo stesso Renzi che proprio durante la due giorni è riuscito addirittura a definire “incostituzionale” una misura che esiste – in diverse forme – praticamente in tutta Europa tranne Italia e Grecia. Tema invece ancora troppo assente, a mio avviso, è quello del debito che, come vediamo in Grecia, è il terreno decisivo su cui si gioca la possibilità di costruire politiche alternative a quelle imposte dalla Troika. L’altro decisivo elemento di discussione è ruotato intorno ad una possibile mobilitazione autunnale. Da più parti è stata avanzata la proposta di costruire uno “sciopero sociale generale”, con le modalità e i contenuti con cui lo Strike meeting ha costruito i suoi percorsi lo scorso autunno, e che in questo contesto potrebbe avere una forza e credibilità più ampia. La Fiom su questo è più cauta, ponendo una questione di tempi di costruzione che la coalizione si deve dare. È vero che la cosa più sbagliata sarebbe stata lanciare già da questa due giorni una data autunnale; l’importante è che non si cada nella logica della tradizionale manifestazione autorappresentativa autunnale... Ovviamente dipenderà da quanto in questi mesi il processo che si innesca sarà in grado di intercettare e creare lotte ed esperienze significative, costruendo percorsi di partecipazione che vadano oltre gli attivisti politici e di movimento.

Insomma, un progetto politico e sociale, lontano dai partiti in crisi, che si pone il problema di dar voce e forza ai più deboli e che sembra poter far tesoro di esperienze che dalla Grecia alla Spagna alla stessa America Latina hanno messo su un altro piano il problema di come costruire alternative al neoliberismo. Noi ci siamo. 

Gigi Malabarba è rappresentante della RiMaflow, fabbrica recuperata e autogestita di Trezzano sul Naviglio

* Foto di Juan Sebastin Echeverry, tratta dal sito Flickr, licenzaimmagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite

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