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Un passo avanti, due indietro. Uguaglianza di genere e religioni

Un passo avanti, due indietro. Uguaglianza di genere e religioni

Tratto da: Adista Documenti n° 32 del 23/09/2017

doc-2873. Madrid-adista.Credente e femminista? Nessuna contraddizione. Questa la conclusione cui è giunto il 37° Congresso di teologia dell’Associazione Giovanni XXIII, celebrato a Madrid dal 7 al 10 settembre scorso su “Donne e religione: dalla discriminazione all’uguaglianza di genere”. Il tema è stato introdotto dal segretario nazionale dell’Associazione, Juan José Tamayo (responsabile fra l’altro della Cattedra di Teologia e Scienze delle Religioni “Ignacio Ellacuría” all’Università Carlos III della capitale spagnola), con l’annotazione che la celebrazione del Congresso quest’anno coincide con il decimo anniversario della Legge sull’uguaglianza effettiva di donne e uomini, «pioniera del riconoscimento dell’uguaglianza di diritti fra donne e uomini, pur nella consapevolezza dell’ancora lungo cammino necessario per il raggiungimento del fine». E in effetti, «se si sono registrati degli avanzamenti, anche importanti», si sono verificati «anche indietreggiamenti come dimostrano, fra gli altri, fenomeni quali: il permanere del micro e macro-maschilismo; l’inferiorità salariale delle donne per uguale lavoro; la retrocessione nell’educazione all’uguaglianza; la violenza maschilista, i femminicidi, che quest’anno, alla data di oggi, hanno raggiunto la cifra di 47, e l’anno passato, in tutto il mondo, sono arrivati a sessantamila». «In materia di uguaglianza di genere», ha osservato ancora Tamayo, «le cose stanno peggio nelle istituzioni religiose – soprattutto nei dirigenti, maschi in grande maggioranza – che verso le donne si sono mosse sempre male. Salvo eccezioni, nelle religioni non ci sono stati passi avanti in direzione del’uguaglianza», anzi, «si è verificata una stagnazione, quando non un passo indietro». Non nella base ecclesiale femminile, però: «È in crescita il numero delle donne che si ribella e, senza abbandonare lo spazio religioso, si organizzano autonomamente, si allontanano dagli orientamenti morali che impone loro il patriarcato religioso e vivono l’esperienza religiosa a partire dalla propria soggettività, senza passare per la mediazione dei maschi».

La distanza fra vertici e base ecclesiale, in Spagna, non riguarda però solo le donne. Nei documenti della Conferenza episcopale, è stato il rilievo di Tamayo, ci sono 14 “no”: ai rapporti prematrimoniali, alla masturbazione, al divorzio, alle coppie di fatto, all’omosessualità, ai matrimoni omosex, alla pillola del giorno dopo, alla fecondazione in vitro, al matrimonio dei sacerdoti, al sacerdozio delle donne, ai metodi contraccettivi, all’accesso alla comunione eucaristica dei divorziati, ai diritti sessuali e riproduttivi delle donne… E solo due “sì”, alla castità e al diritto alla vita (soprattutto in riferimento alla vita prenatale). «Con questo programma morale – ha dedotto il teologo – non mi stupisce che sia sempre maggiore il numero di cattolici e cattoliche che non aprono bocca» e seguono una loro morale.

D’altronde, ha spiegato il teologo e filosofo Krzysztof Charamsa (già segretario della Commissione teologica internazionale presso la Congregazione per la Dottrina della Fede fino a quando ha pubblicamente dichiarato la sua omosessualità e presentato il suo partner, v. Adista n. 36/15), «nella cultura occidentale è avvenuto un cambiamento storico: mentre, nel passato, il campo della sessualità era dominato dalla religione, fonte primaria di formazione (…), nel tempo moderno sono le scienze umane quelle che reclamano la propria competenza razionale rispetto alla sessualità, indipendentemente dai rispettabili interessi religiosi». «Il sesso – ha continuato – finora un tabù a livello di linguaggio e di coscienza razionale delle masse, si trasforma in discorso razionale, verificabile e controllabile con strumenti logici e scientifici». Cambiamento che getta la Chiesa cattolica in un «momento di enorme crisi». Ora dunque, «la meta ideale del processo di sviluppo della relazione fra la sessualità e le religioni è l’accettazione da parte della religione della competenza della scienza».

 In questo percorso, che vede già in campo indagini teologiche, «bisogna riconoscere e impiegare sufficientemente, nel lavoro pastorale, non solo i principi teologici, ma le scoperte delle scienze profane, soprattutto psicologia e sociologia, portando così i fedeli verso una più pura e matura vita di fede».

Concludendo, il teologo ha ringraziato le donne: a loro e al movimento femminista va riconosciuto di aver costruito la prima tappa della rivoluzione dell’identità sessuale. E ha citato Simone de Beauvoir : «Quando ne Il secondo sesso, 1949, formula il suo principio: “Non si nasce donna: si arriva ad esserlo”, apre la sfida di un ripensamento radicale di tutta la questione femminile. La radicalità esigeva rendersi conto della discriminazione delle donne, ritenute esseri inferiori, a vari livelli della vita nelle società e culture patriarcali e misogine, così come ci siamo resi conto della discriminazione razziale delle persone nere nelle società razziste».

 Di seguito, riportiamo il messaggio finale del Congresso teologico Giovanni XXIII in una nostra traduzione dallo spagnolo.

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