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La fraternità come «genetica costitutiva dell'umanità». Il progetto di un'etica universale

La fraternità come «genetica costitutiva dell'umanità». Il progetto di un'etica universale

Tratto da: Adista Documenti n° 2 del 14/01/2017

DOC. 2832 MADRID-ADISTA. Se tutto ciò che più ci rende umani appare quotidianamente e sistematicamente calpestato, negato, soffocato in ogni parte del mondo da guerre, devastazioni e violenze, la grande sfida che attende l'umanità è quella di contrapporre al culto del denaro su cui si regge l'attuale sistema capitalista globalizzato un nuovo progetto di etica universale liberatrice. È a tale progetto – su cui da tempo sta lavorando per esempio il teologo svizzero Hans Küng, impegnato nel compito di definire un elenco di regole fondamentali che possa essere accettato da tutte le religioni – che si è richiamato il teologo spagnolo Benjamín Forcano, direttore della rivista Éxodo, nella conferenza tenuta lo scorso 8 novembre nel centro Espacio Ronda a Madrid. E lo ha fatto ponendo l'accento su un principio essenziale: che, cioè, «di fronte alla realtà più piccola della patria, del territorio, della lingua, della cultura, della religione, della politica, degli Stati», vi è la «realtà più grande, superiore a tutte le altre, della persona» ed è proprio la dignità della persona che deve diventare la vera «patria universale». C'è allora un'unica cittadinanza, quella planetaria, retta dalla consapevolezza che l'essere umano è fratello (e sorella) e non lupo per l'essere umano, che la «fraternità è la genetica costitutiva dell'umanità», che, insomma, “homo homini res sacra”. E c'è un'unica legge suprema, semplice ed elementare, ma non per questo meno rivoluzionaria: quella della cosiddetta “regola d’oro” – quella del “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” –, espressa, con minime varianti, in tutti i tempi e in tutte le culture. 

Vi proponiamo, in una nostra traduzione dallo spagnolo, pubblichiamo ampi stralci della conferenza di Forcano (apparsa su Alai, 11/11). 

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