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Un'etica planetaria per un mondo globalizzato

Un'etica planetaria per un mondo globalizzato

Tratto da: Adista Documenti n° 2 del 14/01/2017

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(…). Ci tornano spesso alla memoria le spaventose rovine dell'ultima guerra mondiale. Tale fu il crollo, talmente immensi il dolore e la frustrazione, che non tardò a sorgere un grido unanime che sembrava richiudere la porta dell'abisso, in maniera che non venisse mai più aperta in futuro (…): «L'Assemblea Generale proclama la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento (...). Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza». 

Queste parole sono di ieri, risalgono a 68 anni fa. E quello che si è annunciato dinanzi al mondo intero, quello che con lacrime e speranze è stato posto come base di una successiva convivenza fraterna, oggi appare indebolito, dimenticato, calpestato in molte parti della Terra.

Ci sentiamo quotidianamente assediati dalla gravità dei conflitti, delle inimicizie, delle guerre. Quella luce, aurora di un futuro di giustizia, di solidarietà e di pace, si è spenta. E siamo tornati a rivivere tragedie e sofferenze inimmaginabili.

Abbiamo prodotto molta più ricchezza, molta più conoscenza, molta più tecnologia, molta più informazione e comunicazione; siamo andati molto più avanti sul terreno dei trasporti, della salute, dell'educazione, del lavoro; ci sentiamo meno estranei e, tuttavia, in mezzo a questa nuvola di accresciuto benessere, le relazioni tra i popoli sono diventate più ostili (…). 

Che ci è successo? A cosa si deve tale involuzione?

(…). Appena finita la guerra, i vincitori, come se nulla di grave fosse accaduto, fornivano un'utile chiave di comprensione.  

George Kennan, capo dell'Ufficio programmazione del Dipartimento di Stato Usa, affermava nel 1945: «Possediamo circa metà della ricchezza mondiale. Il nostro compito principale consiste nel programmare nel prossimo periodo sistemi di relazioni che ci permettano di mantenere tale posizione di disparità a vantaggio dei nostri interessi».

E Albert J. Beverige, uno dei massimi esponenti dell'ideologia del “Destino manifesto”, aggiungeva: «Il destino ha tracciato la nostra politica; il commercio mondiale deve essere e sarà nostro. Lo acquisteremo come la nostra madrepatria (la Gran Bretagna) ci ha insegnato. Stabiliremo uffici commerciali in tutta la superficie del mondo come centro di distribuzione dei prodotti nordamericani. Ricopriremo gli oceani delle nostre navi mercantili. Costruiremo una flotta a misura della nostra grandezza. (…). E l'ordine americano, la civiltà americana, la bandiera americana trionferanno in luoghi finora sepolti nella violenza e nell'oscurantismo».

E il senatore Brown ha lasciato scritto: «Ci troviamo nella necessità di prenderci l'America centrale, ma (...) la cosa migliore che possiamo fare è operare come padroni, recarci in questa terra come signori».

Oggi autori di varia natura evidenziano la grande importanza di testi come quelli citati. (…). 

A un giornalista che lo interrogava sull'evoluzione sperimentata dalla società dal momento in cui aveva iniziato a raccontarla, Ken Loach, il più importante cineasta britannico, ha risposto: «In poche parole, dopo il 1945, in quasi tutta l'Europa, si diffuse un senso di dovere sociale e di solidarietà. Nel mio Paese, devastato dalle bombe, la gente sapeva che l'unità era vitale per combattere il fascismo. Ma, nel 1980, giunse Margaret Thatcher e disse che bisogna occuparsi di se stessi e ignorare il vicino; che la competizione è più importante della collaborazione. E distrusse lo Stato sociale, gettando milioni di cittadini nella povertà. E, da allora, l'idea del bene comune ha subìto una graduale distruzione. La gente ha un senso del dovere morale. I politici no. La Gran Bretagna è il Paese che applica i precetti del neoliberismo con maggiore aggressività, da quando Thatcher ha avviato la privatizzazione dell'industria e dei servizi pubblici. Ma oggi è l'Unione Europea nel suo insieme che sta promuovendo soluzioni a vantaggio delle grandi imprese».

Pepe Mujica, ex presidente dell'Uruguay, ha recentemente dichiarato, nel corso del III Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari: «Il capitalismo ha inventato una civiltà che sta invadendo tutta la terra, e che non ha un governo, ma un meccanismo imposto dal mercato. Questa civiltà ha un unico marchio, il mercato. È questo che impone il grosso delle decisioni».

E i delegati di questo stesso incontro hanno proclamato: «Gli scartati del sistema, uomini e donne, (...) individuano la causa comune e strutturale della crisi socio-ambientale nella tirannia del denaro, cioè nel sistema capitalista imperante e in un’ideologia che non rispetta la dignità umana».

Quando il neoliberismo si sente sistematicamente aggredito, non esita a ricorrere a rappresaglie nei confronti di chi deve essere distrutto: «Quando si mette in discussione la quinta libertà (la libertà di saccheggiare e sfruttare), gli Stati Uniti ricorrono solitamente alla sovversione, al terrore o alla aggressione diretta per restaurarla» (Noam Chomsky). (…). 

 

È possibile un progetto di etica mondiale? 

Non solo è possibile, ma è anche assolutamente naturale per quello che che è e per quello che vuole l'essere umano. Da quando l'essere umano è quello che è, ha compreso la sua esistenza come realtà autonoma e interdipendente: pur essendo singolare e unico, è anche apertura, relazione e solidarietà. Non può vivere solo per sé, ignorando gli altri e facendone a meno. Non è questa la sua natura.

Né può organizzare la sua vita comunitaria in base a principi di disuguaglianza, di esclusione, di ingiustizia o di discriminazione. Non è questa la sua natura.

Né può organizzare le relazioni con altre comunità politiche in base a principi di ostilità, sottomissione o dominazione. Non è questa la sua natura.

(…). Il nostro essere razionale, libero e responsabile ci porta a vivere fraternamente e a stabilire un ordine, un'organizzazione e delle norme che ci assicurino la realizzazione degna di tutti. Nessuno è meno di nessun altro e nessuno è più di nessun altro. Nessuno è per natura padrone o schiavo, superiore o inferiore, più grande o più piccolo. (...)

La globalizzazione del mercato è un fatto. In questa globalizzazione tutto è mercificato, tutto ha un prezzo: ogni cosa è quello che vale. E in questo mercato la persona stessa viene venduta come una qualunque merce, diventando oggetto di compravendita: sei quanto vali, vali quanto hai, hai tanto quanto accumuli e accumuli tanto quanto ti è possibile. 

Nel sistema neoliberista oggi globalizzato, il culto che si professa è quello del denaro, l'avere, non l'essere: al vitello d'oro si sacrificano senza pietà la dignità dell'essere umano e i suoi diritti inviolabili.  

Egoismo e avidità, competizione aggressiva e superbia sono le leggi che reggono tale sistema e che finiscono per soffocare la regola etica universale: fai il bene ed evita il male, non volere per gli altri quello che non vuoi per te, comportati con gli altri come desideri che gli altri si comportino con te. (…).

Tre cose sono chiare.

1) Il sistema neoliberista è orientato a incrementare la ricchezza dei più ricchi, rendendo sempre più grande il fossato tra ricchi e poveri: nel 1820, la differenza era di 3 a 1; nel 1950, di 35 a 1; nel 1973, di 44 a 1; nel 1992, di 72 a 1.

2) Tale sistema è responsabile della pessima distribuzione della ricchezza e dei tanti mali che ne derivano per la maggioranza.

3) Questo sistema rende impossibile l'uguaglianza, la giustizia, la libertà, la solidarietà, la pace, la democrazia.

Tutto ciò che è stato detto è utile a comprendere come la crisi in cui siamo immersi abbia la sua radice qui, nel dominio del dio denaro o, che è la stessa cosa, nella mercificazione della persona o nello sradicamento dell'etica umana, che trasforma l'essere umano in lupo.

La crisi attuale non è, allora, economica, per quanto sia anche questo, ma etica. Non è politica, per quanto sia anche questo, ma etica.

Ma esiste un progetto etico di validità universale? (…). 

Il teologo Hans Küng lavora a questo progetto da decenni: «Per etica mondiale intendiamo un consenso di base su una serie di valori vincolanti, di criteri inamovibili e di atteggiamenti essenziali personali. Senza un tale consenso etico di principio, ogni comunità si vedrà, presto o tardi, minacciata dal caos o dalla dittatura, e gli individui dall'angoscia».

La coscienza della nostra dimensione planetaria ci invita oggi a collaborare e a integrare più che a contrapporre e a escludere. Perché noi cristiani dobbiamo apparire come portatoti di una morale non umana o costruita ai margini o contro l'umano?

Gesù di Nazareth, il figlio dell'uomo, umano per eccellenza, incarna ed esplicita l'umano e, a partire dall'umano, rende visibile il volto di Dio. (…). 

 

La dignità umana, cardine di un progetto etico universale

Solo partendo dall'economia capitalista possiamo spiegare i fenomeni che avvengono intorno a noi. Senza il capitalismo non possiamo intendere né la disuguaglianza tra Paesi, né la disoccupazione, né il deterioramento delle condizioni della nostra vita.

(…). Naturalmente, la messa in discussione di questo modello di società deve essere accompagnata dall'apparizione di un altro modello. Se, nell'attuale contesto della globalizzazione finanziaria e produttiva, i servizi pubblici e i diritti dei lavoratori sono di troppo, la nostra battaglia deve essere quella di resistere a tale processo e di costruire un modello alternativo. Non possiamo farlo, tuttavia, sulla base delle risposte del passato. Di fronte a una crisi strutturale, la soluzione deve essere anch'essa strutturale.

In realtà, e questa è forse la conclusione fondamentale, uno Stato di diritto non può esistere finché esiste il capitalismo, finché non esiste una democrazia economica. Stato di diritto e capitalismo sono incompatibili. I principi, gli atteggiamenti, i criteri e i valori che devono dar forma al nostro modello di società non quadrano con quelli del modello capitalista. (…).

Proprio in virtù di questa incompatibilità, l'utopia ci fa sognare un mondo in cui tutti si relazionino con tutto nel segno del rispetto, della collaborazione e dell'armonía. Perché i territori, le lingue, le razze, le culture, le religioni, le politiche sono relative, mentre la dignità umana (…) è assoluta in qualunque luogo, tempo o circostanza politica. 

(…). La nostra scommessa è etica, riguarda un'etica universale in cui confluisca tutto ciò che è profondamente umano e profondamente liberatore.

 

Prima di tutto, persone

Nessuno, a partire dalle rispettive prospettive, può dimenticare che, prima di tutto, siamo persone con dignità, valori, diritti e responsabilità universali e, pertanto, irrinunciabili, in qualunque luogo, cultura o Paese del mondo.

Ciò che appare promettente nell'attuale momento storico è il fatto che la coscienza umana è giunta a consolidare certi principi e a formulare conquiste morali che non è disposta a perdere. In molte aree, tali conquiste non si sono tradotte in realtà, ma oggi le riteniamo non negoziabili:

- nessuna Nazione deve prosperare sfruttandone e dominandone un'altra;

- nessun essere umano deve essere sfruttato da un altro essere umano;

- nessuna religione può definirsi unica e superiore né può imporsi alle altre; 

- qualunque sistema economico che non risponda alle necessità umane di tutti è ingiusto;

- i popoli sono chiamati a comprendersi, a collaborare e a risolvere insieme le grandi battaglie dell'umanità;

- l'onnipresente e vorace mercantilismo della globalizzazione neoliberista è immorale;

- l'umanità è una e ha una vocazione di giustizia, fraternità, libertà e pace per tutti. (...)

 

La comune identità: la fraternità è la genetica costitutiva dell'umanità

Le relazioni tra i popoli sono state segnate dall'eccessiva insistenza sulle differenze e dalla tendenza a voltare le spalle alla comune uguaglianza. Abbiamo trasformato le differenze in vessilli di superiorità e di dominazione. Ma oggi la coscienza avanza inarrestabile, nella convinzione del valore supremo della vita, presente in ogni persona.

Nessun fatto e nessuna circostanza possono eclissare l'essenziale. E l'essenziale è affermare come, di fronte alla realtà più piccola della patria, del territorio, della lingua, della cultura, della religione, della politica, degli Stati, vi sia la realtà grande, superiore a tutte le altre, della persona.

La mia patria universale è la dignità della persona. La mia lingua universale sono i diritti umani. La mia religione è quella che mi collega a ogni essere umano, che lo trasforma in un altro me e che mi induce a trattarlo come vorrei che trattessero me. Il mio sangue e il mio Dna universali mi identificano con il sangue e con il Dna di tutti gli umani, con i loro aneliti di giustizia, di libertà, di amore e di pace. La mia cittadinanza è planetaria, non è limitata in alcuna parte e fiorisce dalla mia umanità come quella di tutti gli altri. Tutti siamo persone e, in quanto tali, uguali; e, in quanto uguali, fratelli e sorelle. E, di conseguenza, cittadini/e del mondo intero.

Le razze sono relative. Le religioni sone relative. Le lingue sono relative. Le patrie sono relative. Le culture sono relative. L'assoluto è:

amare ogni persona,

non volere il male di nessuno,

non sfruttare nessuno,

non umiliare nessuno,

non discriminare nessuno,

non ingannare nessuno.

La fraternità è la genetica costitutiva dell'umanità, genetica che rende intollerabile l'ingiustizia, l'odio, l'indifferenza, l'orgoglio, la mancanza di solidarietà. Ci si fa prossimo di qualunque bisognoso quando si ha compassione di lui. E si ha compassione quando si vede nel suo volto il volto di un fratello.

Oggi la Terra produce beni e risorse per tutti, ma non tutti vi hanno accesso, perché il capitalismo esclude.

Si spiega perfettamente come questa crisi abbia risvegliato in noi un sentimento essenziale di ribellione e di solidarietà universale e abbia generato un'ondata di indignazione. Tale sentimento non ha fatto altro che richiamare ciò che in ogni cultura è quanto ci sia di più intimamente nostro: la dignità umana, “homo homini res sacra”, l'essere umano è sacro per l'essere umano, (…) e anche “homo homini frater, non lupus”, l'essere umano è un fratello per l'essere umano, non un lupo.

Sta qui la chiave che ci offre la soluzione. (…). Ed è in virtù di questa chiave che possiamo dire: “Non sopporto l'ingiustizia, non sopporto la disuguaglianza, non sopporto la discriminazione, non sopporto l'inganno, non sopporto l'umiliazione, non sopporto il maltrattamento, non sopporto la superbia, non sopporto la dominazione”.

Non sopporto tutto questo, mi ribello e lo rifiuto. E lo rifiutiamo tutti, perché tutti siamo la stessa cosa, perché maltrattare uno è maltrattare tutti, e discriminare, umiliare e disprezzare uno è disprezzare tutti.

La vita dell'altro, chiunque sia, è come la mia. E questa chiave è condizione e presupposto per ogni indignazione: mi si torcono le viscere quando vengo trattato ingiustamente, mi ribolle il sangue quando mi discriminano, mi si agita il cuore quando negano la mia dignità. E quando il mio prossimo, chiunque sia, è trattato ingiustamente, è discriminato o si vede negare la sua dignità, ugualmente mi si torcono le viscere, mi ribolle il sangue e mi si agita il cuore.

 

Sfide e possibilità di un'etica universale liberatrice

Oggi non bastano soluzioni parziali. La crisi di cui parliamo è universale e per risolverla bisogna contare su visioni e soluzioni anch'esse universali. 

(…). Oggi è comunemente accettato che esistono problemi comuni a tutte le nazioni, che richiedono un nuovo paradigma in termini di visione e di norme, condiviso da tutti, e che questo nuovo paradigma deve essere di carattere etico. (…).

Nella convinzione che esiste un'unità fondamentale della famiglia umana, le Nazioni Unite proclamavano nel 1948, sul piano giuridico, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ed è proprio questo che occorre ratificare in una prospettiva etica: il rispetto totale della persona, il carattere inalienabile della libertà, l'uguaglianza essenziale di tutti gli esseri umani e l'interdipendenza tra tutti.

 

Norma universale primaria: ogni essere umano deve ricevere un trattamento umano

È questo principio che il teologo Hans Küng pone alla base del progetto di un'etica mondiale: «Ciò significa che ogni essere umano, senza distinzione di sesso, età, razza, classe, colore della pelle, capacità intellettuale o fisica, lingua, religione, idee politiche, nazionalità o estrazione sociale, possiede una dignità inviolabile e inalienabile. Per questa ragione, tutti, individui e Stato, sono obbligati a rispettare questa dignità e a garantirne efficacemente la tutela. L'economia, la politica e i mezzi di comunicazione, i centri di ricerca e le imprese devono sempre considerare l'essere umano come soggetto di diritto; la persona deve essere sempre fine, mai mezzo, mai oggetto di commercializzazione e industrializzazione. Niente e nessuno “è al di là del bene e del male”: né individui, né fasce sociali, né gruppi di interesse per influenti che siano, né apparati di polizia, né eserciti, né Stati. Al contrario: ogni essere umano, dotato di ragione e di coscienza, è obbligato ad agire in maniera umana, a fare il bene e a evitare il male!».

Solo operando in questo modo si è autenticamente umani. E questo operare è riconosciuto universalmente valido dall'Etica, dal Diritto e dalla Religione e resta scolpito nella Regola d'oro: «Non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te», oppure: «Fai agli altri quello che vuoi che gli altri facciano a te».

Sono quattro i principi che derivano da questa norma primaria. (…). 

1. Rispetta la vita. È un principio naturale: ogni essere umano ha diritto alla vita; ha diritto a non essere maltrattato, discriminato o sterminato; ha diritto a una risoluzione pacifica dei conflitti; ha diritto a ottenere la garanzia che alla difesa della comunità umana si unisca il rispetto della natura e del cosmo, in quanto abbiamo una responsabilità speciale nei confronti della Madre Terra, dell'aria, dell'acqua, del suolo, una responsabilità che deve renderci aperti, solidali, tolleranti, rispettosi con tutti. Rispetta la vita!

2. Pratica la giustizia. In virtù di questo principio, ogni essere umano deve praticare la giustizia, facendo un buon uso dei beni della Terra, anziché accumularli in maniera non solidale e incontrollata, e contribuendo al Bene Comune; deve creare strutture economiche che si configurino a partire dalle necessità e dai diritti dei meno favoriti; promuovere un'economia sociale ed ecologica; intendere il potere come servizio alle persone e in maniera preferenziale ai più bisognosi; garantire una politica basata sul rispetto, il dialogo, la mediazione e la considerazione reciproca; assumere un atteggiamento teso a moderare e controllare l'insaziabile sete di denaro, prestigio e consumo.

3. Sii onesto e vero. Il mondo ci offre ogni giorno una lunga serie di persone che ingannano, rubano e mentono, che disinformano, che vendono falsificando, che sottopongono la loro scienza a interessi economici, che predicano il fanatismo, ecc.

E ogni giorno, all'interno di ogni luogo e di ogni cultura, la coscienza umana è accompagnata dall'imperativo di non mentire e di parlare e di agire nel segno della verità. Nessun essere umano, né istituzione, né Stato, né Chiesa, né comunità religiosa ha il diritto a dire il falso agli altri. Ogni essere umano ha diritto alla verità e ha il dovere di far valere la verità, di cercarla incessantemente, di servirla senza cedere a opportunismi.

4. Ama e rispetta gli altri. Non è possibile una convivenza tra eguali senza una vera umanità. Assistiamo al persistere del patriarcalismo, dello sfruttamento delle donne, dell'abuso sessuale dei bambini, dell'induzione alla prostituzione.

Nessuno può degradare l'altro né mantenerlo in una forzata dipendenza sessuale. La relazione tra uomo e donna deve essere caratterizzata dall'amore, dalla comprensione, dalla fiducia, dal rispetto mutuo, dall'uguaglianza.

Conclusione: dobbiamo agire con la libertà, la povertà e la radicalità dei profeti.

Offro come conclusione le parole e la testimonianza del poeta, mistico, profeta e vescovo Pedro Casaldáliga (…). 

- «Il liberismo è, per essenza, peccato. L'imperialismo è peccato, (…) perché è negazione dei popoli. Così come ogni persona è un'immagine individuale di Dio, allo stesso modo ogni popolo e ogni cultura sono un'immagine collettiva di Dio. Come persone, come popoli, come Chiesa abbiamo il dovere, non solo il diritto, di difendere le culture, l'alterità culturale, l'identità culturale».

- «La grande blasfemia dei nostri giorni, la macroidolatria del mercato totale. La blasfemia dei nostri giorni, l’eresia suprema, che finisce per essere sempre idolatria, è la macroidolatria del mercato totale». 

- «Credo che il capitalismo sia intrinsecamente cattivo: perché è l’egoismo socialmente istituzionalizzato, l’idolatria pubblica del lucro, il riconoscimento ufficiale dello sfruttamento dell’essere umano da parte dell’essere umano, la schiavitù dei molti sotto il giogo dell’interesse e della prosperità dei pochi. Una cosa ho capito chiaramente nella vita: le destre sono reazionarie per natura, fanaticamente immobiliste quando si tratta di salvaguardare il proprio ceppo, solidalmente interessate a quell’ordine che è il bene… della minoranza di sempre». 

- «Sui popoli indigeni pende la sentenza di morte più immediata, la morte più logica a partire dal sistema. Intralciano. Le loro terre sono oggetto dell'avidità dei grandi. (…). È per me come un dogma di fede: o l'indio si salva a livello continentale, o non si salva. È uno solo il sistema che ci tiene sottomessi tutti. Il bianco ha sempre parlato molto di Dio, ma non ha rispettato la volontà del Dio vero, quel Dio che è padre di tutte le persone e il Signore unico di tutti i popoli, il Dio della vita e il Dio della morte. Gesù Cristo non è venuto al mondo perché gli indios smettessero di essere tali. Non è un colonizzatore bianco. È il liberatore. L'indio cristiano che pensa di smettere di essere indio non può essere un buon cristiano. Chi rinnega il suo popolo rinnega Dio, creatore di tutti i popoli». (…).

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