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PRENDIAMO SUL SERIO LE PAROLE DEL PAPA

PRENDIAMO SUL SERIO LE PAROLE DEL PAPA

Tratto da: Adista Documenti n° 26 del 15/07/2017
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(Per l'introduzione a questo contributo clicca qui)

Sono passati due anni dal lancio della Laudato si', l'enciclica “sulla cura della nostra casa comune”, la prima della storia della Chiesa cattolica centrata sull'ecologia e sulla cura della creazione. Tuttavia, in questi due anni, non è risultato totalmente chiaro se questo documento sia stato apprezzato dalla comunità religiosa cattolica. Come pure non è risultata chiara la gravità delle questioni sociali e ambientali su cui papa Francesco discorre com eloquenza, come lo sfruttamento delle risorse naturali, la nostra «cultura consumista dello scarto» e i cambiamenti climatici, un problema che già investe la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

Due anni dopo, la cura della creazione emerge come un aspetto importante dell'insegnamento sociale cattolico nelle organizzazioni di giustizia ambientale. Purtroppo, però, sembra che poco sia cambiato in relazione ai cattolici.

Delle 177 diocesi degli Stati Uniti, solo alcune hanno assegnato la priorità ai temi della giustizia ambientale e del cambiamento climatico o si sono sforzate di ridurre il consumo di energia e di altre risorse. Per quanto alcune persone della Chiesa riconoscano che la cura dell'ambiente è una questione di “vita”, l'istituzione come un tutto e le sue strutture principali devono ancora riconoscere realmente tale connessione.

Allo stesso modo, i leader governativi che promuovono lo sfruttamento delle risorse naturali non hanno subito alcuna bocciatura, presumibilmente per questioni relative all'economia e ai posti di lavoro. In realtà, è il definirsi pro-vita (senza il pro-ambiente) a essere diventato il “test decisivo” perché un candidato sia considerato qualificato per l'incarico.

Per di più, si hanno ancora dubbi sui cambiamenti climatici, come se le osservazioni oggettive e migliaia di scienziati di tutto il mondo potessero sbagliare.

Come Francesco ha indicato nella sua enciclica, l'ambiente deve essere protetto per poter proteggere la vita. E, oltre a questo, egli chiarisce come la mancata cura della creazione di Dio sia chiaramente un peccato.

Si tratta dello stesso tipo di dicotomia di cui ho sentito parlare in un'omelia riguardo al fatto che, in un ospedale che realizza aborti, si possa salvare una vita in una sala chirurgica e toglierla in un'altra. Allo stesso modo, i cattolici sembrano incoerenti nel rispettare la vita umana e nell'opporsi, o essere semplicemente indifferenti, alla protezione degli stessi sistemi che sostengono la vita. (...)

Sarà possibile prendere veramente sul serio le parole di Francesco? Possibile che non sia importante distruggere l'aria, l'acqua e le foreste nel nome dei posti di lavoro e della ripresa economica? O che il valore intrinseco della creazione e sua connessione con la vita possano essere ignorati a causa dei nostri interessi egoistici e dei grandi affari?

Dubito che con la sua enciclica il papa abbia solo voluto offrire una buona lettura prima di dormire. Al contrario, occorre prenderne sul serio l'appello rivolto a ciascuno di noi, inclusi i nostri leader, a rispettare la vita rispettando l'ambiente e proteggendolo per le generazioni future. Se noi, come cristiani, ci consideriamo “pro-vita”, dobbiamo essere necessariamente pro-creazione.

Il cambiamento climatico, in particolare, è una questione la cui gravità richiede un'azione urgente, dopo anni di negligente disinformazione e indifferenza e persino di attiva negazione. Come ha affermato Francesco: «Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti. Esso, a livello globale, è un sistema complesso in relazione con molte condizioni essenziali per la vita umana» (Laudato si', 23).

La nostra dipendenza dai combustibili fossili sta minacciando gravemente la creazione di Dio, mettendo in pericolo l'ambiente sostenibile da cui dipende la vita intera.

Purtroppo, l'intenzione dell'amministrazione Trump di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo climatico di Parigi ha introdotto una nuova variabile nell'equazione climatica. Ignorando i cambiamenti climatici e il loro significativo impatto sulla vita, il piccolo slancio che si era registrato per trovare una soluzione viene soffocato, almeno da parte del governo federale degli Stati Uniti.

Oltre alla mancanza di lungimiranza, all'irresponsabilità e all'immoralità della sua decisione, che messaggio trasmette il presidente Trump ai nostri giovani sulla responsabilità sociale ed etica e a chi non comprende e nega la gravità dei cambiamenti climatici? Che messaggio trasmette rispetto alla cura della creazione? Al bene comune, alla giustizia ambientale e all'importanza dell'ambiente naturale per la vita?

«Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente - spiega il papa - ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni. L’attenuazione degli effetti dell’attuale squilibrio dipende da ciò che facciamo ora, soprattutto se pensiamo alla responsabilità che ci attribuiranno coloro che dovranno sopportare le peggiori conseguenze» (Laudato si', 161).

Proteggere l'ambiente è, di fatto, uno dei principi fondamentali dell'insegnamento sociale cattolico, le cui origini si trovano nella Scrittura, nell'appello a fare agli altri quello che ci piacerebbe fosse fatto a noi, ad amare il prossimo, ad alimentare gli affamati, a provvedere ai poveri e a promuovere il bene comune.

Prendendoci cura del nostro ambiente e, in particolare, del clima, noi contribuiamo a proteggerlo non solo per noi stessi, ma anche per i nostri figli e per le persone più vulnerabili, le quali subiscono i disastri legati ad eventi climatici estremi nel nostro stesso Paese o già soffrono siccità, inondazioni e fame in altri luoghi del mondo. Se badiamo solo ai nostri interessi, seguendo uno stile di vita consumista, danneggiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle la cui sopravvivenza dipende da un ambiente sano.

Oltre al costo umano, Francesco evidenzia come la natura abbia un suo valore intrinseco. Se Dio ha creato il mondo naturale e si rivela attraverso di esso, è un motivo sufficiente per apprezzarlo e preservarlo. Come afferma il papa, «quando si propone una visione della natura unicamente come oggetto di profitto e di interesse, ciò comporta anche gravi conseguenze per la società. (…). L’ideale di armonia, di giustizia, di fraternità e di pace che Gesù propone è agli antipodi di tale modello» (Laudato si', 82).

Se vogliamo realmente aiutare i poveri, possiamo ridurre le emissioni che contribuiscono ai cambiamenti climatici diminuendo il nostro consumo di energia e schierandoci contro le politiche che promuovano l'uso di combustibili fossili.

I santi hanno stabilito la base della nostra fede attraverso le loro azioni individuali in difesa della fede e offrendo un esempio dell'amore di Cristo. Allo stesso modo, i nuovi “santi” di oggi sono quelli che si prendono cura della creazione e non hanno timore di difendere l'ambiente come bene comune, se non come parte della creazione di Dio per diritto proprio. Secondo Francesco, «la riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti» (Laudato si', 169).

Noi anche possiamo contribuire alla cura della creazione nel quotidiano scegliendo – e usando – la nostra energia e le nostre risorse con saggezza.

«Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti», ha scritto il papa. «Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà (...). Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente» (Laudato si', 229).

Che in questo secondo anniversario della Laudato si' le parole di Francesco siano da noi accettate, per le nostre vite, per la stessa vita.

* Immagine per gentile concessione dell'autore

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