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Brasile: l'arresto di Lula divide anche la Chiesa

Brasile: l'arresto di Lula divide anche la Chiesa

Un “fantasma” si aggira per la Chiesa brasiliana, si chiama Lula e divide l’episcopato come divide il Paese. È esemplare che nel sito della Conferenza episcopale, la Cnbb, non ci sia finora una nota, non una riga che riguardi l’arresto clamoroso dell’ex presidente. D’altronde sono oltre 500 i vescovi brasiliani, compresi gli emeriti; tutt’altro che scontata l’unanimità su un fatto politico, per quanto pervasivo. E per quanto Lula possa essere il convitato di pietra, l’argomento non è certo all’ordine del giorno dell’Assemblea generale in corso dall’11 al 20 aprile.

Si registrano però singole prese di posizione legate ad organismi episcopali e a singoli vescovi. Per il Consiglio Indigenista missionario (Cimi) l'arresto di Lula è un «golpe contro il popolo». In una nota del 6 aprile, ad arresto deciso (poi avvenuto l’8), ha voluto manifestare la sua «solidarietà all’ex presidente Lula nel momento in cui grava su di lui l’ordine di carcerazione». «Tale decisione – ritiene il Cimi – fa parte della strategia delle grandi concentrazioni imprenditoriali, nazionali e transnazionali, che cercano di far avanzare il processo neocolonialista di rapina dei diritti del popolo brasiliano e dei beni naturali del nostro Paese». «La prigione per un ex presidente senza la presentazione di prove a sostegno dell’accusa è una violazione politica in sé, ma spalanca anche le porte della persecuzione, della criminalizzazione e della repressione» per quei movimenti sociali che organizzano la resistenza a tale rapina. «Il golpe contro il popolo, contro i suoi diritti e le sue speranze avanza a grandi passi. Oggi è Lula, domani potrà essere chiunque di noi».

La Commissione Pastorale della Terra definisce Lula un «prigioniero politico»; il suo arresto è uno strumento per «consolidare la sottomissione nazionale agli interessi illimitati del capitale globale» e «per impedire che il ritorno di Lula [al governo, essendo candidato alle elezioni presidenziali del 7 ottobre prossimo] si concretizzi e intervenga a smontare misure di concentrazione di ricchezza e potere». Un comportamento, quello contro Lula, ben diverso da quello verso «altri leder, di altri partiti, notoriamente implicati in crimini». È una situazione, sostiene la Cpt, che vuole «nutrire strategicamente l’odio, l’intolleranza e il pregiudizio, espressioni del fascismo sociale, nel quale conta solo l’individuo con i suoi interessi privati e mai la società e la condivisione collettiva di beni comuni e pubblici».

Altrettanto determinato il giudizio della Prelatura di São Félix do Araguaia: l’attuale vescovo, mons. Adriano Ciocca Vasino e il vescovo emerito, mons. Pedro Casaldáliga, insieme agli operatori pastorali della diocesi, hanno scritto che «dal 2013 constatiamo la persecuzione violenta contro i governi popolari (Lula e Dilma Rousseff), contro i militanti e contro tutti quelli che cercano di costruire una società giusta e degna per tutti, in Brasile e in America Latina, opponendosi alla dittatura del capitale internazionale». Sospinti dal «clamore in difesa della democrazia, per il superamento delle disuguaglianze», si dichiarano disposti a continuare «a lottare per l’utopia del Regno», perché - detto con parole già di Casaldáliga - «le nostre cause valgono più delle nostre vite».

Un altro vescovo emerito, mons. Angélico Sándalo Bernardino di Blumenau, che fu ausiliare della diocesi di São Paulo con il card. Paulo Evaristo Arns, ha manifestato la sua solidarietà con Lula, suo amico personale, officiando il giorno dell’arresto una celebrazione ecumenica in memoria della moglie del leader, Marisa Leticia, morta un anno fa. «Si è optato per una celebrazione della Parola – ha spiegato – per il grave momento che sta vivendo il Brasile, vittima del recente golpe portato dai grandi interessi economici, con l’approvazione del Parlamento e ora la politicizzazione del potere giudiziario. Non si tratta di una celebrazione politico-partitaria, ma di una supplica per la Pace, frutto della verità, della giustizia, della misericordia e dell’amore fraterno». L’iniziativa di mons. Sándalo Bernardino non è piaciuta all’arcidiocesi di São Paulo, che si è premurata ad emettere una nota per precisare che «è stata un’iniziativa personale di chi ha promosso l’atto celebrativo». La nota aggiunge che il card. Odilo Scherer «lamenta la strumentalizzazione politica dell’atto religioso».

*Foto Flickr immagine originale e licenza

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