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Lettera a una migrante  Credere ancora in un mondo senza barriere

Lettera a una migrante Credere ancora in un mondo senza barriere

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 14 del 21/04/2018

Pubblichiamo la lettera che Grazia Le Mura, sociologa, teologa pastorale, missionaria in Burkina Faso dal 2004, rivolge dalla sua pagina Facebook a Destinity, la giovane nigeriana incinta e malata di tumore che, al confine tra Italia e Francia, è stata respinta dalla gendarmeria francese il 9 febbraio scorso ed è morta poi, all’Ospedale Sant’Anna di Torino, dopo aver dato alla luce il piccolo Israel. 

Carissima Destinity, sono giorni che il tuo nome e la tua storia mi girano in testa e nel cuore; sì, nel cuore, perché sento un profondo e sincero affetto per te e, soprattutto, per quel fagottino di 7 etti che hai lasciato come traccia in questo mondo.

Sai perché ti scrivo? Perché, pur sapendo che là dove sei adesso non hai più bisogno di nulla, neanche delle nostre scuse, sento un profondo e irrefrenabile bisogno di chiederti perdono. Sì, voglio chiederti perdono a nome mio, ma anche a nome di questa umanità dal cuore indurito, questi uomini e queste donne dalla memoria corta che, chiusi ermeticamente nella paura e nella cura del proprio orticello, hanno serrato il cuore alla tua domanda di vita.

Anch’io sono un’immigrata: tu nella mia Europa e io nella tua Africa. Nella tua Africa ci vivo da quasi vent’anni, ho la cittadinanza nel Paese in cui vivo, il Burkina Faso, non troppo lontano dal tuo, ho il passaporto e anche la patente burkinabe. Tu, invece, hai avuto un "alt", un "si torna indietro", senza minimamente vedere (ma come si fa a "vedere" con gli occhi annebiati da falsi problemi e da ideologie discriminanti?) se ne avevi la forza, ignorando la tua pancia che esplodeva di vita e il tuo respiro che tradiva la tua sofferenza, il tuo dolore, la tua lotta coraggiosa contro la malattia.

Sai, sorrido un po’ divertita, ma ti dirò anche infastidita, quando mi chiedono "se mi rispettano là dove sono": bianca tra neri, cristiana tra musulmani... certo se vige lo slogan "col proprio cuor misura altrui" allora è legittima la domanda, altrimenti non ha motivo di esistere. Qui spesso attirano la mia attenzione col simpatico appellativo toubabou (la bianca), a cui segue una rumorosa risata e a cui segue immancabilmente il mio farafin (i neri) e il tutto si conclude con una comunitaria scrosciante risata. In Europa no, si va giù duro. Ricordo le lacrime amare di mia "figlia" e della ragazza che l’aveva portata al parco: due bambini, poco più grandi di lei, l’avevano assalita con parole poco gentili impedendole di salire sullo scivolo... a te, purtroppo, è stato impedito di vedere tuo figlio giocare libero tra uno scivolo e un’altalena.

Comprendo tutti i motivi (li vivo ogni giorno sulla mia pelle direttamente e indirettamente) che ti hanno spinta a partire e lasciare la tua terra, la tua famiglia, i tuoi affetti... non comprendo neanche una di quelle motivazioni espresse per giustificare quella porta immaginaria che ti hanno sbattuto in faccia, quella faccia doppiamente bella perché giovane e perché in grembo custodiva la vita.

Destinity, tutte e due abbiamo creduto e crediamo in un mondo uno, senza barriere e discriminazioni, dove la pacifica convivialità delle differenze rende ancora più bella la variegata gamma umana, e non solo umana, di questa nostro fantastico mondo, fraterno, accogliente, solidale ... io, te lo prometto, continuerò a crederci anche per te!

Sei partita forse pensando che sarebbe stato come qui in Africa, perché qui, ancora e spero per sempre, quando c’è un problema o una situazione di bisogno tutti fanno quadrato attorno a chi soffre e insieme si trova la soluzione... ma lì, purtroppo, non è più così, lì vige la "paura dell’invasione", la scelta ipocrita dell’"aiutiamoli a casa loro" misconoscendo anni di storia in cui "casa loro" è stata depauperata di tutto e dimenticando che, in ogni caso, le persone si aiutano là dove sono (se sei al confine della Francia ti si porge la mano lì, senza prendere in giro nessuno con gli aiuti a casa loro) e, oserei dire, là dove desiderano e scelgono di essere come un mondo libero dovrebbe garantire a tutti.

La tua storia si incrocia con quella di Beauty: lo scenario è sempre la montagna, 1.800 metri di altezza, qui però una guida alpina ha avuto il coraggio di tendere la sua mano e ora rischia per quel gesto di solidarietà concreta. Non si può rischiare per aver teso l’orecchio al grido di dolore... no, non è possibile! L’amore deve necessariamente superare luoghi, giorni e tempo. Anche in lei germogliava la vita, anzi zampillava con le doglie del parto.

Carissima Destinity, dire che "sei nata nella parte sbagliata del mondo" è un’amara realtà che non mi piace... non ci dovrebbero essere "parti giuste" e "parti sbagliate", eppure è così... il mondo ha due velocità e quello dei poveri arranca con fatica... Spero che il tuo sacrificio in prossimità della Pasqua cristiana apra i nostri cuori all’accoglienza e al sentimento di fraternità. Ti abbraccio, cara amica, e al tuo piccolo auguro un mondo di bene.

* Sculture di teste trovate nella città nigeriana di Ife, ora esposte nella Sala del Rinascimento del Museo di Arte Africana Arellano Alonso (Valladolid, Spagna); foto tratta da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza

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