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Torino /2. la diocesi è lacerata e il vescovo è debole. L’analisi di un parroco

Torino /2. la diocesi è lacerata e il vescovo è debole. L’analisi di un parroco

Tratto da: Adista Notizie n° 20 del 23/05/2020

40264 TORINO-ADISTA. La diocesi di Torino si trova in una situazione di grande sofferenza, a tutti i livelli: in difficoltà sono sia i laici sia i preti, in primo luogo per le tensioni causate dalla vicenda dei tre preti tradizionalisti e della loro campagna vocazionale aggressiva (v. qui) che ha portato divisione, omertà e mancanza di trasparenza, oltre a conflitto intraecclesiale e diffidenza. La diagnosi, molto dolorosa, è di don Ruggero Marini, parroco di San Giacomo a La Loggia, nella prima cintura torinese, di cui si sono occupate le cronache nello scorso febbraio quando, fuori dalla sua chiesa, affisse un cartello con la scritta “Juden hier! Qui abita un ebreo: Gesù” in reazione alle scritte antisemite comparse a Torino e a Mondovì.

Don Ruggero, «prete di base da 41 anni e parroco da 32», ha condiviso con Adista le proprie preoccupazioni riguardo alla situazione di divisione e conflitto della diocesi, nella quale un ruolo importante ha l’azione di don Salvatore Vitiello, il “vertice” del terzetto che, tramite un pesante controllo e un’ingerenza pervasiva sulla vita di giovani parrocchiani, “prescelti” per la vita religiosa e/o sacerdotale, sta portando avanti, nella sostanza, una propria “cordata”: «I preti che in diocesi fanno capo a lui sono ormai circa 35», afferma, e questo «provoca una lacerazione grave nelle comunità».

Perché il vescovo Nosiglia è così debole?

Il parroco punta il dito contro l’inerzia di chi, al vertice della Chiesa torinese da ormai dieci anni, dovrebbe mantenere un saldo controllo sulle dinamiche centrifughe in atto in diocesi: mons. Cesare Nosiglia. Il vescovo, infatti, pur avendo compiuto 75 anni il 5 ottobre scorso, il primo agosto è stato confermato nel suo incarico episcopale da papa Francesco per altri due anni, cui è stata aggiunta, oltretutto, il 12 ottobre, la nomina ad amministratore apostolico di Susa, in seguito alle dimissioni del vescovo mons. Alfonso Badini Confalonieri per raggiunti limiti di età. Tutto ciò fa sì che Nosiglia resti in carica, dunque, fino all’autunno 2021. Nella crisi suscitata dall’operato dei tre preti, che ha fortemente inquietato laici e buona parte del clero, «la posizione del vescovo è estremamente debole, e ci si chiede perché», afferma don Ruggero. «E dire che il suo intervento è stato richiesto da più parti. Ma la lettera che ha inviato a fine aprile al clero torinese (v. Adista Notizie n. 19/20, ndr) non ha fatto chiarezza, tutt’altro. Ha disatteso le aspettative di quanti speravano in una presa di posizione decisa. Non ha affrontato gli elementi più gravi. E qui, ora, bisogna invece dare delle risposte, perché la posta in gioco è altissima». Già, perché a soffrire, in questa situazione, oltre alle comunità, alle famiglie coinvolte, ai laici fortemente disorientati, è anche la base del clero torinese, saggia e fedele, con capacità di servizio e di profezia ammirabili, «che si sente proprio per questo delusa e frastornata e meritevole di trasparenza e di rispetto». Una base, aggiunge don Ruggero, che non si riconosce nel modello di missione presbiterale e nell’immagine del prete veicolata nell’ambiente di don Vitiello: «Viene pesantemente compromessa l’identità sacerdotale, viene mistificato il significato profondo della vocazione. Perché il vescovo non reagisce con determinazione, su un piano di trasparenza e di ricerca della verità? Che cosa ha da temere?». 

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