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Il caso dei tre preti torinesi: ora si muove il Vaticano

Il caso dei tre preti torinesi: ora si muove il Vaticano

TORINO-ADISTA. Mentre vengono alla luce nuove storie di vocazioni forzate e manipolazione psicologica su ragazze piemontesi, riconducibili all’operato di don Salvatore Vitiello, don Luciano Tiso e don Damiano Cavallaro, attivi nell’arcidiocesi torinese, sulle quali è centrata l’inchiesta, avviata lo scorso aprile, da Francesco Antonioli su la Repubblica (v. Adista Notizie nn. 17, 18, 20/20), qualcosa si sta muovendo in Vaticano. Secondo quanto riferisce lo stesso Antonioli (Repubblica, 9/8), a Roma è stato aperto un dossier sui tre preti tradizionalisti, al quale un riluttante mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ha dovuto contribuire con i documenti in suo possesso. Non solo: don Vitiello, titolare di diversi insegnamenti accademici in giro per l’Italia, non si è visto confermare le docenze all’Istituto di Scienze religiose di Torino e all’Università Cattolica a Roma e nemmeno sul sito dell’Università Lateranense, dove insegnava, c’è più traccia del suo nome.

Nel frattempo, a Torino il pm Marco Sanini sta conducendo l’indagine e a settembre potrebbe decidere se procedere contro i tre preti che, oltre alla manipolazione psicologica, hanno sempre rispettato un copione: isolamento dalla famiglia di origine delle prescelte – spesso individuate in un momento delicato della loro vita -, controllo minuzioso della loro vita tramite un cellulare dedicato, richieste di denaro per l’Associazione “Logos e Persona”, di cui Vitiello è l’anima. Un’attività che, avviata anni fa, continua tuttora: il 6 agosto una ragazza di Viù – paese a 40 km da Torino -, Elisa Romanetto, è entrata nel monastero benedettino di Rosano, in Toscana, rigorosamente tradizionalista, dove sono confluite già diverse vittime dei tre preti. A luglio, una delle giovani, Olga Sicuteri, 36enne, alle spalle un percorso contorto e infelice dentro e fuori dai conventi, è morta per un male improvviso.

Per facilitare l’emergere di ulteriori casi, mentre l’avvocato Francesca Violante, che rappresenta alcune famiglie, ha messo in piedi una rete con altri colleghi, è stata attivata una casella di posta elettronica, vocazioniforzate@gmail.com; lo scopo è quello di offrire un punto di riferimento per chiunque volesse dare informazioni o segnalare storie ancora sommerse. A leggere i messaggi e offrire assistenza è un team di donne variamente impegnate nel mondo cattolico: la teologa Laura Verrani (autrice di una pungente lettera al settimanale diocesano di Torino La voce e il tempo, reticente sull’intera questione, che non è mai stata pubblicata; su Adista News, 2/5/2020 il testo integrale), l’avvocato Marinella Aseglio Gianinet, già Commissario della Polizia di Stato, specializzata nella difesa delle donne vittime di violenza, la psicologa Paola Libanoro Raineri, psicologa, responsabile europea, insieme al marito, di “Incontro Matrimoniale”, espressione italiana di Worldwide Marriage Encounter (WWME), nato nel 1952 come programma di matrice cattolica per rafforzare il proprio matrimonio, ma aperto a tutti. Le tre professioniste intendono offrire un servizio «per aiutare le sofferenze a uscire dal cono d’ombra, senza esprimere giudizi e cercando di ricostruire relazioni, anche con la Chiesa».

Se si comincia a sapere qualcosa di più su ciò che riguarda le ragazze costrette a intraprendere la vita religiosa, ancora piuttosto nebuloso è il versante maschile della vicenda, ossia quello dei ragazzi che, con modalità analoghe, vengono mandati a studiare in seminari rigorosamente lontani da Torino: Alin Octavian Ardei, di Ciriè, e Michele Fissore, di Robassomero, ad esempio, sono stati inviati a Bologna allo Studio filosofico dei Domenicani, anche questo un istituto tradizionalista.

In questa situazione, l’arcivescovo di Torino finora ha mantenuto, nei confronti dei tre preti, un atteggiamento favorevole, nei fatti, se non nella forma. Di certo, finora non ha preso una posizione netta e in diocesi regna il malcontento. Il suo incarico episcopale, destinato a concludersi nel 2019 al compimento del 75.mo anno, è stato prorogato per altri due anni da papa Francesco, che gli ha conferito anche la nomina ad amministratore apostolico di Susa, in seguito alle dimissioni del vescovo mons. Alfonso Badini Confalonieri per raggiunti limiti di età. In teoria, dunque, Nosiglia resterebbe in carica fino all’autunno 2021, ma in Vaticano, afferma Antonioli su Repubblica, pare siano già alla ricerca del suo successore.

* Duomo di Torino, foto di Zhang Yuan tratta da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza

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