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L’esercitazione NATO in Italia ripropone lo spettro di un conflitto nucleare

L’esercitazione NATO in Italia ripropone lo spettro di un conflitto nucleare

Tratto da: Adista Notizie n° 36 del 24/10/2026

42748 ROMA-ADISTA. Nella gara a chi minaccia chi, l’Unione Europea non è certo seconda a chi (la Russia) viene costantemente accusata di provocazioni e guerra ibrida. Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Kęstutis Budrys, dichiarò che era possibile penetrare l’exclave che i russi hanno costruito a Kaliningrad. «La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave», disse. Il 18 agosto la Nato avviava un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad, simulando un assedio. Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone proponeva di occupare Kaliningrad. Il 22 settembre il Parlamento lituano ha modificato la propria Costituzione rimuovendo (a favore dei Paesi Nato?) il divieto di installare basi militari straniere e testate nucleari. Ora la notizia di un’altra esercitazione militare della Nato, stavolta sul suolo italiano, dal 13 al 23 ottobre. Che prevede anche una simulazione legata alla presenza di armi nucleari.

L’Alleanza Atlantica ha però cercato di gettare acqua sul fuoco. Ha chiarito che l’esercitazione è pianificata da tempo, non è legata agli eventi correnti e non è diretta contro alcun Paese. Si tratta di “Steadfast Noon”, un’esercitazione che si svolge ogni autunno da oltre dieci anni, in Paesi diversi. La responsabile della politica nucleare della NATO, Nassima Barrows, ha chiarito che si tratta di un’esercitazione nucleare in tutto e per tutto, ma che non verranno usate armi atomiche: il programma prevede voli con velivoli capaci di missioni sia convenzionali sia nucleari, affiancati da aerei di supporto, per provare procedure, coordinamento e standard di sicurezza.

L’esercitazione è arrivata però poche settimane dopo l’avvertimento della Russia, secondo cui userebbe tutto il proprio arsenale, nucleare compreso, se la NATO tentasse di isolare l’exclave di Kaliningrad. Destando preoccupazione. Barrows ha detto che la retorica nucleare russa è in aumento, ma ha aggiunto di non aver visto sul terreno sviluppi preoccupanti, e ha ricordato che la parte principale dell’esercitazione si svolge nei pressi dell’Italia, lontano dai confini russi.

In Italia, dall’opposizione si è mobilitato soprattutto Angelo Bonelli, parlamentare e leader di Avs, oltre che co-portavoce di Europa Verde, che è stato il primo a rendere nota all’opinione pubblica l’esercitazione sul suolo italiano. «Non lo abbiamo saputo dal governo. Lo abbiamo ricostruito da un documento tecnico destinato ai piloti, il supplemento Airac S56/26 dell'Aip Italia, pubblicato da Enav il 20 agosto», aggiungendo: «Il documento descrive un'esercitazione multinazionale su larga scala, con operazioni aeree e navali sul mar Tirreno. Gli aerei arriveranno dalle basi di Ghedi, Aviano, Amendola, Gioia del Colle e Trapani. Le attività si svolgeranno il 13, 14, 16 e 20 ottobre, lungo una rete di corridoi che taglia l'intera penisola: dal Friuli e dalla pianura lombarda lungo l'Appennino tosco-emiliano, dalla Puglia verso ovest e dalla Sicilia occidentale. In tutte le aree sono previsti intensa attività aerea militare, tiri e impiego di droni. Il documento non chiarisce né il tipo di droni né il loro ruolo. È la conferma che anche i sistemi senza pilota entrano nello scenario di una guerra nucleare simulata».

«Nel pieno di una crisi internazionale che spinge il mondo verso il riarmo, l'Italia non può limitarsi a esercitarsi per la guerra nucleare. Deve aderire al Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari e chiedere il ritiro delle testate dal nostro territorio. La sicurezza si costruisce con il disarmo e la diplomazia, non simulando l'apocalisse sopra le nostre teste», ha ribadito Bonelli, che il 12 ottobre ha presentato alla Camera una interrogazione parlamentare (urly.it/31gw7_) al ministro della Difesa Guido Crosetto. Il quale da parte sua ha replicato in una nota di essere disponibile a riferire al Parlamento, precisando intanto che «la NATO Steadfast Noon è un’esercitazione addestrativa annuale, programmata da tempo, che si svolge a rotazione nei Paesi dell’Alleanza Atlantica e che l’Italia ha già ospitato sei volte: nel 2010 con il Governo Berlusconi, nel 2013 con il Governo Letta, nel 2014 con il Governo Renzi, nel 2018 con il Governo Conte I, nel 2021 con il Governo Draghi e nel 2023 con il Governo Meloni. Parliamo, quindi, di un’attività di routine consolidata, svolta nel corso degli anni sotto governi di diverso orientamento politico, che rientra nella normale programmazione NATO e non è legata alle crisi internazionali del momento. È importante chiarire, inoltre, che l’esercitazione non prevede l’impiego di armamento reale. Le attività sono finalizzate a verificare procedure, coordinamento e standard di sicurezza tra le forze alleate. Sono pronto a rispondere in Parlamento a ogni domanda e a fornire tutti i chiarimenti necessari. Quando si parla di sicurezza nazionale e degli impegni dell’Italia nella NATO, servono serietà, trasparenza e rispetto dei fatti, non polemiche strumentali».

Al ministro Crosetto si è rivolto anche Peacelink, associazione eco-pacifista italiana di volontariato, con una lettera datata 13 ottobre, in cui chiede di sapere se l’esercitazione sia completa anche nei piani sanitari per la popolazione. «Le scriviamo – vi si legge – in quanto chiederemo alle Prefetture delle province più direttamente coinvolte, ma anche a quelle dei capoluoghi di regione, i piani sanitari di emergenza regionali in caso di guerra nucleare o anche semplicemente approntati in caso di rischio di guerra nucleare. La popolazione non è a conoscenza dei piani sanitari di emergenza civile connessi all'evento nucleare per il quale l'aeronautica si sta addestrando». «Sappiamo bene – premette l’associazione – che il lancio del simulacro di una B61-12 non equivale al lancio di una vera bomba nucleare. E sappiamo bene che mai una cosa del genere deve accadere nella realtà. Ma ai fini dell'esercitazione Steadfast Noon il lancio del simulacro (il cosiddetto mockup B61-12), assieme alla concatenazione degli eventi preparatori, equivalgono a tutti gli effetti all'evento reale per il quale ci si addestra con una tempistica severa e stringente. Tutto è predisposto come nella realtà, ad eccezione dell'esplosione finale, che tuttavia può essere studiata in forma simulata con ampi dettagli mediante modelli matematici». «Poiché ogni simulazione deve essere completa – conclude la lettera – chiediamo di conoscere quali studi di simulazione siano stati commissionati dal Suo Ministero circa gli effetti civili e sanitari di uno scenario di guerra nucleare che possa coinvolgere i target sul nostro territorio. E quali piani di emergenza civile, in particolare quelli sanitari, siano stati predisposti in base agli studi commissionati».

*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza 

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