Brasile: al primo turno elettorale Flávio Bolsonaro vince su Lula. Quasi tutto a destra il continente Latinoamericano
Ieri, domenica 4 ottobre, Flávio Bolsonaro ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali con il 47,1 dei voti. Si è aggiudicato il secondo posto, con il 45%, l’attuale presidente Luiz Inacio Lula da Silva. Un risultato in parte sorprendente: gli ultimi sondaggi davano i due contendenti praticamente testa a testa, ma con qualche punto in più per Lula. Il ballottaggio si svolgerà il 25 ottobre. Lo ha rilevato lo stesso Lula, che in un hotel di San Paolo ha detto: «Il risultato è spesso inaspettato», ricordando le sue tre sconfitte all'inizio della sua carriera. Ha aggiunto che «Flávio Bolsonaro rappresenta l'incertezza», a partire dal «il sordido passato della famiglia Bolsonaro», i loro legami con le milizie paramilitari e lo scandalo della “Banca Master” che coinvolge, oltre al sistema bancario, la politica e la Corte Suprema e nell’ambito del quale Bolsonaro è indagato per corruzione e riciclaggio.
Con i numeri raggiunti ieri, si dà quasi per scontato che Bolsonaro uscirà vincitore al secondo turno: può contare sulla convergenza sul suo nome degli altri partiti di destra che domenica avevano in lizza i loro candidati (in tutto erano 13) e che in tutto hanno raggranellato il 7%. Lula no, era l’unico rappresentante della galassia unita di sinistra, non può che sperare di portare alle urne gli astenuti.
Se la previsione si avvererà, il primo a beneficiare della vittoria sarà il padre Jair Bolsonaro, condannato a 27 anni per il tentato golpe di Stato contro Lula (che lo aveva battuto alle elezioni di fine 2022) l’8 gennaio del 2023. È attualmente ai domiciliari (senza cellulare e social network). È stato lui a imporre Flávio come candidato del suo Partito Liberale, ora può contare sul “perdono”, la liberazione (anche dei suoi sodali nel golpe) e la più che probabile rimozione della Corte Suprema che lo ha processato.
Con la sconfitta di Lula sarà quasi completata la virata a destra, estrema destra, del continente ispanoparlante: già governa in Colombia, Perù, Argentina, Bolivia, Cile, Ecuador, Honduras, El Salvador, Costa Rica, Panama. L’ondata, sostenuta, animata e spesso foraggiata dal presidente USA Donald Trump, per ora non sta travolgendo il Messico e il Guatemala, ma potrebbe straripare anche in Venezuela e a Cuba. Il Paese venezuelano, pur se dopo la cattura di Nicolás Maduro, è concretamente nelle mani degli Stati Uniti, attende le elezioni promesse dalla presidente ad interim (e vicepresidente quando Maduro al governo), Delcy Rodríguez ma senza stabilire una data. Cuba Trump vuole prenderla per fame. Qualcosa cambierà se martedì 3 novembre le elezioni di midterm negli Stati Uniti “puniranno” il presidente, in caduta libera nei sondaggi, assicurando alla Camera e al Senato la maggioranza di democratici?
*Foto tratta da Flickr
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