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La morte in streaming e il monito del Potere. Ovvero, suscitare paura per sottomettere al comando

La morte in streaming e il monito del Potere. Ovvero, suscitare paura per sottomettere al comando

Nell’articolo che segue, intitolato "La morte in streaming e il monito del Potere", l’autore, Marco Bizzozero*, ricercatore transdisciplinare, pedagogo, spiega perché l'esibizione della pena capitale è un atto di propaganda di guerra. Sono riflessioni tratte dal suo saggio “Perché le guerre. La schiavitù della violenza. Una possibile educazione alla pace”.

L’Esecuzione in Streaming: Oltre lo Spettacolo Mediale

L’annuncio che negli Stati Uniti un’esecuzione capitale verrà trasmessa in diretta streaming rappresenta una soglia simbolica che supera di gran lunga la semplice cronaca giudiziaria o la condanna della curiosità mediale. Interpretare questa scelta come una mera derivazione voyeuristica significa fermarsi alla superficie del fenomeno, senza cogliere la funzione politica e psicodinamica del gesto.

Messa in scena nell’arena digitale globale, la pena capitale cessa di essere un provvedimento punitivo ordinario e si svela come una liturgia di sovranità. La domanda centrale non riguarda le motivazioni del pubblico, ma la ragione profonda per cui la struttura di potere sceglie di esibire pubblicamente la propria potestà assoluta sull’individuo.

La Drammaturgia della Sovranità e lo Ius Vitae Necisque

Nelle civiltà arcaiche come nei sistemi di controllo rigido, la punizione pubblica è sempre stata la riaffermazione solenne dello ius vitae necisque — la prerogativa del potere di disporre dell’esistenza dei sudditi. Quando l’autorità trasmette questa drammaturgia sui dispositivi personali di milioni di cittadini, invia un monito subliminale ed efficace al corpo sociale:

«La tua autodeterminazione e la tua libertà non ti appartengono in modo incondizionato: restano subordinate all’autorità che può disporne quando stabilisce che hai violato la norma, o quando esige che la popolazione serva le sue scelte strategiche.»

Questo messaggio instilla un allarme primordiale. All’individuo viene ricordato che la propria integrità è concessa a titolo precario, attivando una risposta difensiva che disattiva la capacità critica e spinge verso la sottomissione al comando.

La Biologia della Paura: Inoculare l’Allarme per Indebolire il Sé

Come analizzato nel saggio «Perché le guerre», il terrore e la vulnerabilità costituiscono le leve più efficaci di orientamento della coscienza. Di fronte alla percezione dell’allarme, si attiva il Sistema di Risposta allo Stress: l’amigdala assume la guida della percezione e la Bilancia degli Affetti si sbilancia sul piatto della Difesa e della Paura.

Sul piano neurobiologico, l’allarme prolungato ostacola la comunicazione fluida tra gli emisferi cerebrali attraverso il corpo calloso, riducendo l’apporto dell’emisfero destro (sede dell’empatia e del contesto) e lasciando prevalere un emisfero sinistro reattivo e polarizzato.

L’indebolimento del Sé che ne consegue è la premessa di ogni propaganda. Un Sé impaurito perde il proprio senso di agentività (locus of control) e si dispone a delegare la propria sicurezza al potere costituito, accettando passivamente le decisioni imposte dall’alto.

Il Legame con la Propaganda Bellica

In una fase storica contrassegnata da tensioni internazionali e dallo spettro di nuovi conflitti, l’esibizione spettacolare del potere supremo si configura come un atto di propaganda bellica preventiva. In guerra, lo Stato esige che il cittadino-soldato rinunci alla propria autonomia per sottomettersi al comando supremo: il rifiuto dell’obbedienza viene sanzionato con l’eliminazione per diserzione.

«La propaganda di guerra opera depotenziando il Sé attraverso l’allarme. Mostrarci il dominio incontestabile sull’individuo serve a preparare la mente collettiva all’idea che, quando verrà proclamato lo stato di necessità, nessuno potrà sottrarsi alla decisione dell’autorità.»

Disarmare il Terrore: La Risposta del Sé Integrato

Di fronte a questa pedagogia dell’intimidazione, la risposta efficace nasce dalla ricostruzione della forza interiore e della presenza somatica. Se la propaganda agisce frantumando la consapevolezza attraverso l’allarme, la vera resistenza parte dalla riappropriazione dell’autonomia del Sé.

Ricostruire i cinque Atti Generativi (Protezione, Appartenenza, Cura, Riconoscimento e Valore) e riattivare il sistema vagale ventrale attraverso pratiche corporee integrate permette di strutturare un Sé solido e pacificato. Un Sé che ha disarmato l’allarme interno non è più manipolabile dal terrore, rifiuta la deumanizzazione dell’altro e preserva la capacità di scegliere la pace.

Svelare la funzione reale dello spettacolo dell’intimidazione è il primo passo per smontare la propaganda e riaffermare che la vita umana, radicata nella dignità del Sé e nella coesione del Noi, non appartiene a nessuna macchina di potere.

*Marco Bizzozero è un ricercatore transdisciplinare, pedagogo e autore dei saggi «Perché le guerre. La schiavitù della violenza. Una possibile educazione alla pace», «SUFI — Il Sé che gira» e «Circo e coscienza».

Dirige il Centro di Ricerca e Pratiche Somatiche «Essere Utopia» a Bologna www.essereutopia.com dove conduce percorsi di rievoluzione del Sé, pedagogia della pace e longevità generativa.

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