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A proposito dello scisma della Fraternità San Pio X - Lo scisma inevitabile e quello silenzioso

A proposito dello scisma della Fraternità San Pio X - Lo scisma inevitabile e quello silenzioso

LO SCISMA INEVITABILE E QUELLO SILENZIOSO - A proposito dello scisma della Fraternità San Pio X (Lefebvriani)

Uno scisma riguarda il Magistero al più alto livello, ma non può lasciare indifferente il Popolo di Dio. È con questa preoccupazione che da una posizione periferica, “dal basso”, cerchiamo di prendere la parola sullo scisma della Fraternità san Pio X, costituita da mons. Lefebvre nel 1970. Una questione che ci sovrasta e che potrebbe essere portatrice di ulteriori divisioni. 

Dopo un lungo dialogo

Con il Decreto di scomunica del Dicastero per la Dottrina della Fede, del 2 luglio 2026, si conclude un lungo percorso di dialogo tra Roma e la Fraternità san Pio X avviato nel 1987 e segnato da vari passaggi, dopo la firma di un Protocollo di accordo (1988), e varie proposte per andare incontro alle istanze della Fraternità affinché potesse rimanere nella “piena comunione” (1). Concessioni sempre respinte dalla Fraternità dopo un’apparente accoglienza.

A questo proposito sono significativi alcuni passaggi dei due atti di scomunica: 

- “la Sede Apostolica ha usato comprensione fino al limite del possibile” (1988); 

- “Dai tempi di san Paolo VI fino agli ultimi colloqui, […] i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da Mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani” (2026). 

L’ostacolo: il Concilio Vaticano II

Il punto fondamentale e insormontabile che ha ostacolato e che ostacola la possibilità di una ricomposizione non sta nella natura delle soluzioni proposte, peraltro foriere di futuri problemi per la Chiesa cattolica, ma nell’accettazione degli esiti del Concilio Vaticano II. 

Per il pieno ristabilimento della comunione, ancora nel 2017 dopo circa trent’anni di dialogo privo di progressi significativi, il Vescovo di Roma riteneva necessario che i membri della Fraternità: 

- sottoscrivessero “in modo esplicito, la loro accettazione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II e di quelli del periodo post-conciliare, accordando a dette affermazioni dottrinali il grado di adesione loro dovuto”;

- riconoscessero “non solo la validità, ma anche la legittimità del Rito della Santa Messa e dei Sacramenti, secondo i libri liturgici promulgati dopo il Concilio Vaticano II” (2).

Una Tradizione ingessata 

La non accettazione dei documenti del Concilio Vaticano II ha il suo fondamento nel modo di intendere la Tradizione, secondo la quale la Chiesa (il papa e i vescovi) vi sarebbe rimasta fedele fino a prima del Concilio. Una contraddizione messa in evidenza da Roma già nell’atto di scomunica del 1988 (3), nel quale si può leggere che “la radice” dello scisma “è individuabile in una incompleta e contraddittoria nozione di Tradizione”. La Fraternità non tiene conto “del carattere vivo della Tradizione” che, si ribadisce citando la Dei Verbum al n. 8, “progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, […] sia con la contemplazione e lo studio dei credenti […], sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità” (4).

Una contraddittoria visione della Tradizione che riporterebbe indietro di oltre cinquant’anni il dialogo ecumenico, il rapporto con i fratelli ebrei, il rapporto già difficile con la modernità e di conseguenza il rapporto Chiesa-mondo. Una Tradizione che rifiuta il confronto e si richiude in sé stessa e chissà perché, dopo essere “rotolata” nella storia e con la storia per secoli, si dovrebbe arrestare al 1959, anno di indizione del Concilio Vaticano II. Per convincersi di ciò basta frequentare il sito ufficiale della Fraternità san Pio X, una realtà molto sovradimensionata mediaticamente rispetto alla sua reale consistenza.

Ormai il dialogo non può che essere tra due Chiese cristiane 

Il desiderio che da sempre percorre la Chiesa è quello dell’unità, per l’unità preghiamo anche ogni domenica nella celebrazione eucaristica (non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua volontà), ma non possiamo non constatare che nei secoli il trauma della divisione, a causa dei nostri peccati, si è ripetuto più volte. 

Per ricucire queste divisioni proprio il Vaticano II ha accolto il dialogo ecumenico e da allora la Chiesa cattolica ha avviato relazioni fraterne con molte, se non tutte, le Chiese che non sono in comunione con Roma. Dialoghi con diverse intensità e concordanze, ma con l’intenzione di avanzare insieme nell’unità con le modalità che lo Spirito e i Segni dei tempi suggeriscono. 

Da semplici battezzati-laici ci sembra di poter dire che non si possa più “inseguire” con concessioni problematiche chi ritiene che invece di un pane gli abbiamo offerto una pietra, che invece di un pesce gli abbiamo dato un serpente, che invece di un uovo gli abbiamo messo in mano uno scorpione (5).

Forse è giunto il momento di ritenere che il dialogo possa proseguire, ma che vada collocato nella sfera del rapporto tra due Chiese cristiane e rientri, perciò, nelle modalità dei dialoghi ecumenici e non più come un dialogo interno alla Chiesa cattolica. 

Lo “scisma” silenzioso 

Il tema ci rimanda ad un altro “scisma”, questo sì tutto interno alla Chiesa cattolica. Uno “scisma silenzioso” che ha svuotato le nostre comunità e le nostre Chiese. Una realtà che tocca in primis le persone: le donne, i giovani, la comunità Lgbtq, i diversamente credenti, i presbiteri che si sono sposati, i divorziati risposati e molti altri che, sebbene nel disagio, ancora restano. Una sfida, messa bene in luce dalla consultazione del Popolo di Dio per il Sinodo sulla sinodalità, che attende risposte e riforme su diversi piani: dalle questioni etiche emergenti alla liturgia (non nel senso di concessioni al Vetus Ordo); dal diritto canonico al decentramento e alla corresponsabilità; dalla ministerialità allo statuto delle comunità. Questioni di grande rilievo in attesa di soluzioni, che il rapido susseguirsi dei Segni dei tempi rende sempre più urgenti. 

Parma, 5 ottobre 2026


FIRMATARI:

Associazione Viandanti 

• Consiglio Direttivo

(F. Ferrari, F. Filiberti, U. Basso, P. Bertezzolo, P. Bocci, F. Castelli, G. Codrignani, D. Cugini, M. Cantiani) 

• Gruppo operativo 

(G. Bizzi, R. Giuffredi, P. Pesci, F. Solchi, R. Tarasconi, G. Vallara, E. Venturini, P. Volta)

Rete dei Viandanti 

Tra i gruppi aderenti alla Rete hanno sottoscritto:

Associazione ecumenica di cultura religiosa “Città di Dio” / Invorio (NO) 

Associazione “Il Granello di senape” / Pistoia

Associazione “Ospedale da campo” / Città di Castello (PG) 

Casa della solidarietà / Quarrata (PT)

Comunità del Cenacolo / Merano (BZ)

Comunità ecclesiale di sant’Angelo / Milano 

Cristiani nella contemporaneità / Bologna 

Finesettimana / Verbania (VB)

Gruppo Davide / Parma 

Gruppo ecumenico donne / Verbania

Gruppo per il pluralismo e il dialogo / Verona 

“il filo” - Gruppo laico di ispirazione cristiana / Napoli 

Il gibbo / Gubbio 

In cammino per la riforma della Chiesa / Messina 

Manifesto 4 ottobre / Brindisi

Per una Chiesa diversa / Gubbio 

Rivista “Esodo” / Venezia 

Rivista “il foglio” (online) / Torino

Rivista “Dialoghi” / Lugano (CH)

Rivista “l’altrapagina” / Città di Castello (PG)

Rivista “Nota-M” (online) / Milano 

Rivista “Oreundici” / Civitella San Paolo (RM)

Rivista “Parola&parole” / Lugano (CH)

Rivista “Tempi di Fraternità” / Torino 


NOTE:

(1) Tra questi passaggi consideriamo: Costituzione in Società di vita apostolica di diritto pontificio (1988); Remissione, da parte di Benedetto XVI, della scomunica di Giovanni Paolo II (2009); proposta di una Prelatura Personale come strumento più adatto ad un eventuale riconoscimento canonico della Fraternità (2012); estensione oltre l’anno del Giubileo della Misericordia della concessione ai fedeli che frequentano le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X di “ricevere validamente e lecitamente” l’assoluzione sacramentale dei loro peccati (Misericordia et misera, n. 12) (2025).

(2) Lettera del Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, card. Muller, del 6 giugno 2017 a Monsignor Bernard Fellay, Superiore Generale della Fraternità San Pio X.

(3) Giovanni Paolo II, Motu proprio Ecclesia Dei (2.7.1988).

(4) Nella nota di riferimento si rimanda anche alla costituzione Dei Filius (cap. 4) del Concilio Vaticano I.

(5) Dalla Lettera di don Pagliarini, Superiore generale della Fraternità san Pio X, a papa Leone XIV del 3.7.2026.

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