Nessun articolo nel carrello

Prima che sia troppo tardi

Prima che sia troppo tardi

Tratto da: Adista Notizie n° 35 del 17/10/2026

L’anniversario dell’orrore del 7 ottobre 2023 è caduto quest’anno in una congiuntura particolare. Anzitutto, in Israele siamo in piena campagna elettorale, con una società sempre più lacerata e con nuovi pesanti sospetti che gravano sul governo Netanyahu, accusato di aver saputo in anticipo (almeno dai servizi segreti egiziani e da quelli emiratini) dei possibili attentati terroristici da parte di Hamas, ma di non essere intervenuto tempestivamente per fermarli. Grave sottovalutazione per alcuni, volontà di sfruttare un possibile casus belli per una reazione feroce e definitiva contro i palestinesi (da poter indiscriminatamente identificare con Hamas) nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, per i più malevoli, che collegano peraltro queste ultime rivelazioni al fatto che per anni i governi israeliani avrebbero sostenuto economicamente Hamas in funzione anti Anp (Autorità Nazionale Palestinese) e per dividere politicamente la Striscia di Gaza dai territori occupati. A questo si aggiungono le accuse a Netanyahu di non aver fatto quanto necessario per liberare i prigionieri israeliani detenuti da Hamas. Non solo: in questi stessi giorni è sempre più evidente che la guerra scatenata contro l’Iran non sta portando i risultati che Israele e gli Stati Uniti (questi ultimi indotti da Israele a prendervi parte, con l’illusione di una vittoria rapida e di facile portata) speravano. E comunque, la prosecuzione della guerra, in qualsiasi modo finirà, sancirà la fine del patto non scritto che voleva Gerusalemme e Teheran nemici assoluti, ma destinati a convivere e a legittimarsi reciprocamente, oltre che a livello internazionale.

E se già la situazione mediorientale rende inquieta l’Europa, per l’aumento dei carburanti e delle merci, per l’inflazione e per un possibile coinvolgimento più diretto nel conflitto, le leadership del nostro Continente alzano sempre più il livello del conflitto con la Russia, con la nuova crisi aperta dalla Nato sull’exclave russa di Kaliningrad, situata tra la Polonia e la Lituania e sotto controllo russo sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il clima di tensione crescente è tale che un incidente diplomatico o militare potrebbe scatenare effetti imprevedibili.

Intanto l’Europa si riarma e investe per quella che definisce “sicurezza” ciò che i ceti impoveriti vorrebbero fosse destinato alla spesa sociale. A ormai oltre 4 anni dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, per molti (ma non per i governi europei) è chiaro che la doverosa solidarietà (che non significa armi) con il popolo ucraino non può tradursi in scelte che alimentano la guerra all’infinito.

I giovani sono la fascia sociale che avverte maggiormente la drammaticità dell’attuale fase storica. Nel loro orizzonte vedono precarietà, crisi economica, difficoltà a trovare un alloggio a prezzi sostenibili, prospettiva di essere costretti a combattere in qualcuna delle guerre prossime venture. In Germania questi giovani stanno protestando contro il ripristino della leva militare; in Francia contro il degrado delle scuole e il fallimento del sistema di istruzione che non integra e non promuove, ma che si limita a replicare i meccanismi di esclusione sociale; in Spagna, i giovani animano le proteste per il diritto alla casa. In Italia – dopo essere state determinanti nella vittoria del “No” al referendum costituzionale del 2025 – le nuove generazioni cercano forme di protagonismo, come nelle imponenti manifestazioni per la Palestina dei mesi scorsi. La speranza non sta solo in chi sta assumendo coscienza del baratro che si apre davanti all’Europa e al mondo. Sta anche in quelle forze culturali, sociali e politiche che saranno in grado di intercettare questo disagio interpretandolo e dandogli voce e cittadinanza, anche dentro le istituzioni.

Tra queste forze va ormai considerata come fondamentale anche quella della Chiesa cattolica. Al di là di tutte le contraddizioni (che puntualmente segnaliamo su queste pagine), in questi anni la Chiesa – sotto papa Francesco e oggi anche con papa Leone XIV (gradualmente guadagnato alla causa del suo predecessore) – sta assumendo un ruolo autorevole e universale nella fondamentale di difesa dei diritti dei popoli, delle grandi istituzioni sovrannazionali (Onu in testa), promuovendo una visione dei rapporti tra gli Stati improntata non alla guerra e alla sopraffazione, ma al dialogo, alla diplomazia e al multilateralismo, contro ogni pretesa egemonica di alcuni su altri, oggi incarnata soprattutto dalla politica Usa e da quella dei suoi ancora troppo fedeli alleati.

 

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.