Una bella sorpresa di Dio per papa Leone
L'annuncio della malattia di papa Leone XIV è stato un fulmine a ciel sereno anche per i suoi stretti collaboratori. Nessuno se lo aspettava, però queste sono le sorprese di Dio». Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, a margine di un convegno alla Pontificia Università Gregoriana.
«L’Confesso che la parte finale di quest’affermazione («queste sono le sorprese di Dio») mi ha lasciato senza parole. Secondo il cardinale, Dio, il Dio annunciato da Gesù di Nazareth fa di queste belle sorprese come dono speciale del suo amore.
Per questo sorge spontanea una domanda: crediamo nel Dio di Gesù, che «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45b) e che ama tutti/e di un amore in-finire, come diceva padre Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta e profeta del Vangelo?
Oppure nel Dio onnipotente, «che atterra e suscita, che affanna e che consola» di manzoniana memoria, pronto ad intervenire nella creazione, rompendo le leggi che la natura autonomamente si è data?
Il mai abbastanza rimpianto Massimo Troisi, in una scena del suo primo film «Ricomincio da tre» (1981), nei panni del protagonista Gaetano ascolta un dialogo tra don Ciro, il parroco, e suo padre Ugo che tenta di spiegare il motivo della sua invalidità (ha il braccio destro monco).
Per punire i peccatori della terra - dice il padre di Gaetano - in Paradiso c’è proprio una persona proposta a quest’incarico, una specie di castigatore che, a causa della sua incessante attività, qualche volta si sbaglia nell’inviare il castigo alla persona giusta.
Purtroppo Ugo è passato nel momento sbagliato e si è beccata la punizione. Allora quelli di lassù decidono il miracolo per lui ma, dato che nel frattempo Ugo ha cambiato casa, sta tardando nel riceverlo. Se fosse rimasto nella vecchia casa, avrebbe ricevuto il miracolo, per questo bisogna essere speranzosi.
Il padre va via, Gaetano guarda costernato il parroco ed allora quest’ultimo tenta di convincere Gaetano che quelle che il padre chiama disgrazie non sono tali ma devono essere considerate un regalo.
Gaetano sbotta: «don Ciro, dovete sempre esagerare in un senso e nell’altro; prima era un miracolo, adesso è addirittura un regalo!».
Il parroco replica dicendo di aver tentato di far capire al padre che le cose non stanno così: quelli lassù premiano coloro che amano e che la morte deve essere accettata da un buon cristiano con un dono divino, offrendo al cielo le sofferenze e ringraziando per essere stati scelti come destinatari di questo regalo.
Gaetano obietta: «allora mio padre potrà andare all’inferno perché non ha gradito il regalo?». Il parroco, spazientito, replica che è inutile parlare con i giovani perché non credono in niente ed in nessuno ed assicura le sue preghiere anche per Gaetano.
Troisi-Gaetano interviene prontamente: «no, don Ciro, lasciate stare: potrebbero fare qualche regalo anche a me!».
Oggi la teologia ha fatto enormi passi in avanti nel superare un ingenuo interventismo divino, frutto di una mentalità premoderna che accettava in modo naturale l’idea che Dio potesse intervenire direttamente nella creazione.
Questo atteggiamento, così radicato nella pietà, nella liturgia ed anche nella teologia, può certamente calmare l’angoscia dell’uomo rispetto al pensiero che Dio non interviene nella propria vita, ma alla lunga produce una fede non matura e di fatto l’ateismo.
E poi, l’idea che una malattia è una sorpresa di Dio fa fatica a conciliarsi con la realtà di un Dio esclusivamente buono, il Dio che Gesù ha chiamato Padre, cioè datore di vita per tutti/e.
Forse – non me ne voglia il cardinale Parolin – bisognerebbe vedere le continue sorprese di Dio, quel Dio che «non sa, non vuole e non può far altro che amare» (Andrés Torres Queiruga) negli immensi semi di bene che, nonostante tanto male diffuso sulla terra, continuano ad espandersi nella creazione.
Quella creazione nella quale – come ha detto Gesù – il Padre «agisce sempre» (Gv 5,17) in quanto creazione continua, senza il bisogno di interventi particolari, perché la sua azione è quello di sostenere, spingere e promuovere quanto da Lui creato per amore.
Per questo abbandoniamo una volta per tutte questo linguaggio appartenente ad un’epoca premoderna ed apriamoci alla perenne «novitas» di un Padre che in Gesù ci ha generati nell’amore e continua a creare per amore, con l’unica finalità di farci conoscere il suo amore e di renderci capaci, nella nostra autonomia creaturale, di accogliere il suo aiuto materno nella vita.
______________________________________________________________
L’articolo è stato pubblicato il 13.10.2026 nella pagina fb dell’autore.
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!
