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Crisi del multilateralismo e affermazione delle destre: che fine farà l'Agenda 2030 dopo il 2030?

Crisi del multilateralismo e affermazione delle destre: che fine farà l'Agenda 2030 dopo il 2030?

Che sarà dei 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), cuore dell’Agenda Onu 2030, dopo appunto il 2030? Il quadro attuale non è certo confortante: scrive Info Cooperazione – community italiana della cooperazione internazionale e della sostenibilità – che, in base a quanto emerso dall'ultima revisione degli SDGs, «la maggior parte dei 17 Obiettivi non sarà raggiunta entro il 2030». Il problema, spiega ancora, «non è l'assenza di volontà in assoluto, ma la sua insufficienza di fronte alla scala e alla complessità delle sfide». Insomma, si fa, ma con eccessiva timidezza e troppe resistenze.

Secondo una ricerca condotta dalla GIZ (l'agenzia tedesca per la cooperazione allo sviluppo), sono 4 gli scenari possibili dopo il 2030:

1. «Nessuna nuova agenda», a causa del disinteresse politico per lo sviluppo sostenibile, e l’abbandono dei negoziati. «È lo scenario più pessimistico, ma tutt'altro che irrealistico in un mondo in cui il multilateralismo è messo sotto pressione da più parti contemporaneamente».

2. «Più agende in competizione», con una comunità internazionale divisa tra Paesi più progressisti Paesi sostenitori dei fossili.

3. «Proroga dell'Agenda attuale», in continuità con il passato, «per preservare almeno il consenso raggiunto nel 2015».

4. «Una nuova agenda condivisa»: è lo scenario più ambizioso, ma per questo anche il più incerto che prevede l’adozione di un unico nuovo framework.

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