Rilanciare la diplomazia (anche italiana) per fermare l’escalation in Etiopia
Dal 23 settembre scorso i combattimenti tra esercito federale e Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) hanno ricominciato a farsi più intensi, dopo alcuni anni di fragile tregua seguita alla sanguinosa guerra tra il 2020 e il 2022.
Sulla nuova crisi etiope hanno preso posizione anche la Rete italiano Pace e Diramo e l’Associazione delle Ong Italiane (AOI), con una nota del 7 ottobre scorso.
Il Corno d’Africa rischia di precipitare in un nuovo conflitto devastante dopo la ripresa dei combattimenti nel Tigray e, anche, dopo l’interruzione dei rapporti diplomatici tra Etiopia ed Eritrea, spiegano le organizzazioni. Inoltre, la crisi attuale rischia di concatenarsi con la guerra in Sudan e con le dispute geopolitiche sul Nilo e sul Mar Rosso, legate anche alle mire etiopi di un accesso al mare.
Rete Italiana Pace e Disarmo e AOI chiedono un’immediata iniziativa diplomatica per fermare l’escalation, rigettando la militarizzazione e il riarmo della regione. L’Unione Africana deve assumere la guida del dialogo sul rispetto degli accordi del 2022, affiancata da Europa e Italia.
In virtù del suo passato coloniale e della presenza attiva della cooperazione civile, l’Italia ha una responsabilità diretta nel promuovere la pace. Tuttavia, la diplomazia italiana ad Addis Abeba appare depotenziata dall’assenza dell’ambasciatore da circa due mesi. Il governo Meloni è chiamato ad agire subito, per tutelare i civili, garantire la sicurezza degli operatori e dei cittadini italiani nell’area, interrompere il sostegno al riarmo nel rispetto dell’Art. 11 della nostra Costituzione e guidare un negoziato reale prima che la crisi degeneri in una nuova emergenza regionale.
Leggi la posizione di AOI e RiPD
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