Corridoi umanitari, arrivate ventidue persone dalla Turchia
ROMA-ADISTA. Ventidue persone dalla Turchia sono arrivate nei giorni scorsi a Roma Fiumicino con un corridoio umanitario della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) nell'ambito dei protocolli siglati daTavola valdese e Comunità di Sant’Egidio con i ministeri degli Interni e degli Esteri, in collaborazione con Unhcr e con il finanziamento dell’Otto per mille della Chiesa valdese
Sono di origine afghana, iraniana, somala, e si tratta di cinque famiglie con minori e di quattro uomini. Tra di loro un filmaker, due grafici e informatici, un ricercatore, un contabile, due saldatori e un meccanico. Alcuni di loro hanno già fatto da remoto dei colloqui di lavoro con aziende italiane, con l’intento di poter velocizzare il loro percorso di inclusione lavorativa in Italia, dopo aver raggiunto un livello sufficiente di apprendimento della lingua italiana. Saranno accolti in tutta Italia, e in particolare a Genova, Roma, Firenze e altre città, grazie all’accoglienza della Diaconia Valdese.
«Questo corridoio rappresenta per noi un passo in avanti – ha dichiarato Marta Bernardini, coordinatrice di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della Fcei -. In primis perché le persone arrivano per la prima volta dalla Turchia, un Paese che ospita tre milioni di rifugiati. In secondo luogo, perché si inizia a concretizzare quella che chiamiamo community sponsorship, ovvero l’esperienza di comunità che si attivano e si mettono a disposizione per fornire una rete di sostegno alle persone rifugiate. Infine, in questo corridoio si inizia a mettere in pratica il modello dei “corridoi umanitari +”, ovvero un sistema che tiene insieme, già nella fase prima della partenza, la dimensione umanitaria e quella dell’inclusione lavorativa».
«Il progetto dei corridoi umanitari cresce e si arricchisce, in un’Europa in cui purtroppo dilagano xenofobia, odio e razzismo – ha detto Daniele Garrone, presidente della Fcei – . Proprio per fronteggiare questi fenomeni, noi continuiamo a credere che si debba ritornare alle radici del nostro continente, della sua costituzione, basata su valori come la democrazia, la pace e l’accoglienza. La posta in gioco è molto alta, per noi credenti ma non solo: ne va realmente del futuro degli Stati europei, con il rischio concreto di perdere per sempre la nostra anima e dunque la nostra ragion d’essere, il motivo per cui questa unione è nata».
Foto Agenzia Nev
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