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Ripristinare la natura contro inquinamento e cambiamento climatico

Ripristinare la natura contro inquinamento e cambiamento climatico

Il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) è il servizio europeo ufficiale per il monitoraggio della composizione dell'atmosfera terrestre. Fornisce dati, trend e analisi dettagliate per esempio sullo stato dell'aria e sulla quantità di gas serra o di ozono in atmosfera. Gestito dal Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF), per conto della Commissione Europea, CAMS è un servizio tematico che, insieme ad altri servizi (su ambiente marino, territorio, cambiamenti climatici, gestione delle emergenze, sicurezza), compone l’ecosistema di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell'UE.

Nel rapporto presentato oggi, CAMS tira l’allarme sulla qualità dell’aria, mettendola in stretta correlazione con la crisi climatica e la salute umana. Di fatto, spiega una nota del WWF Italia che commenta i dati CAMS, «la qualità dell’aria è una delle dimensioni più concrete attraverso cui la crisi ambientale entra nella vita quotidiana delle persone. E per tutelarla servono misure concrete, come una drastica riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici e di gas serra e l’aumento degli spazi verdi in città».

Nel rapporto si puntano i riflettori sull’esposizione dell’umanità all’ozono contenuto in atmosfera. A seconda dell’altitudine, l’ozono può essere “buono” (detto “stratosferico”, tra i 15 e i 50 km di altitudine, forma uno strato protettivo per la Terra che assorbe le radiazioni ultraviolette dannose) o “cattivo” (detto “troposferico”, si trova a livello del suolo e lo respiriamo tutti). L’ozono troposferico è considerato un inquinante secondario, perché non viene emesso direttamente da combustione o attività umana, ma si forma quando gli inquinanti primari reagiscono chimicamente in presenza di forte radiazione solare e alte temperature. Il WWF tira alcune conclusioni: il forte contributo delle ondate di calore alla formazione di ozono troposferico e al peggioramento della qualità dell’aria; il contributo dell’aumento dell’ozono troposferico, che è un gas serra, ad aggravare il cambiamento climatico; la consapevolezza che la qualità dell’aria non rappresenta un problema di carattere locale ma, data la volatilità degli inquinanti, richiede un approccio più ampio.

Ma arriviamo ai dati CAMS: secondo il rapporto, nei primi otto mesi del 2026, solo il 5% della popolazione mondiale è esposta a un livello di ozono considerato dall’OMS “Good”; mentre il 40% della popolazione mondiale è esposta a livelli di ozono considerati negativi ("Poor", "Very Poor" o "Extremely Poor"); questo dato passa al 50% se si considera solo la popolazione europea.

La qualità dell’aria è strettamente connessa alla salute pubblica e l’inquinamento provoca danni a tutto l’organismo, in particolare all’apparato cardiovascolare e respiratorio: secondo l’OMS, dice il WWF, «il 99% della popolazione mondiale vive in luoghi in cui la qualità dell’aria non rispetta le linee guida OMS e l’inquinamento atmosferico ambientale è associato a oltre 4 milioni di morti premature ogni anno».

Cosa fare? Secondo il WWF intanto occorre ripristinare il verde nelle città: «Non sostituisce le politiche necessarie a ridurre le emissioni alla fonte e non può essere considerato una soluzione automatica all’inquinamento atmosferico. Ma alberi, arbusti, prati e altri spazi verdi, se progettati in modo adeguato al contesto, possono contribuire a migliorare la qualità dell’aria attraverso l’intercettazione di parte del particolato e di alcuni inquinanti, oltre a mitigare le temperature locali e l'effetto isola di calore grazie all’ombreggiamento e all’evapotraspirazione».

Il verde urbano, spiega ancora ll WWF rilanciando la decima edizione del festival Urban Nature (3-4 ottobre), «non dovrebbe essere considerato un elemento ornamentale, ma una vera infrastruttura della città. Un’infrastruttura che deve essere progettata tenendo insieme biodiversità, adattamento climatico, qualità dell’ambiente e salute delle persone, scegliendo specie, densità e configurazioni adeguate alle caratteristiche di ciascun luogo».

«Di fronte a temperature sempre più elevate e a una qualità dell’aria che continua a rappresentare una delle principali pressioni ambientali sulla salute», conclude il WWF Italia, «avere più natura nelle città significa contribuire ad aumentare la capacità degli ambienti urbani di affrontare queste pressioni e, al tempo stesso, creare luoghi più vivibili, resilienti e salutari».

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