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Legge sul nucleare: una destra che si contraddice da sola

Legge sul nucleare: una destra che si contraddice da sola

Giorgia Meloni è alla frutta. Per giustificare la decisione di tornare al nucleare approvata da una maggioranza subalterna e gonfiata dalla legge elettorale afferma che non ha senso acquistare l’energia elettrica prodotta con il nucleare da altri paesi. Sbaglia, acquistare da chi ha già le centrali all’Italia conviene, perché altrimenti la butterebbero e quindi viene venduta a prezzi convenienti.

Se invece dovessimo proseguire sulla folle strada indicata dal governo dovremmo attendere almeno 10 anni prima di avere un Kw e costerebbe 3/4 volte di più di quello da fotovoltaico, geotermico, eolico. Non ci sono prototipi di centrali SMR verificabili. Gli Usa ne hanno abbandonato la costruzione. Il Canada si vedrà se e quando sarà pronto. Il resto è nebbia fitta, a meno di chiedere a Russia e Cina, di cui si sa comunque che i costi sono aumentati almeno 3 volte sulle previsioni.

L’Europa concede 14 miliardi all’Italia per aumentare l’indipendenza energetica, quindi le rinnovabili, perché non abbiamo combustibile nucleare. E’ il momento di scelte coraggiose. I 14 miliardi andrebbero spesi per aumentare le rinnovabili, recuperando il ritardo che questo governo ha accumulato con regole ingestibili che hanno costretto il parco eolico off shore progettato al largo di Civitavecchia ad un ritardo di anni. Ora finalmente è arrivata la Via per l’impianto a carico di privati. Il governo deve tagliare le lungaggini per l’approvazione, mentre ha fatto il contrario.

Mentre il nucleare arriverebbe in un tempo lontano e non darebbe benefici alla crisi attuale, le rinnovabili sono investimenti realizzabili in pochi anni, già sperimentate, che hanno solo bisogno di procedure rapide, oggi lunghe e farraginose.

Questa legge sul nucleare è l’immagine della contraddizione di fondo della destra: da un lato vuole far votare agli elettori il capo del governo, anche se ora la paura di perdere il referendum, dopo quello sulla magistratura, ha convinto Giorgia Meloni a forzare sulla legge elettorale, incostituzionale su questo punto, per imporre al Presidente della Repubblica il nome sulla scheda. Mentre il voto popolare per la destra non vale se si tratta di nucleare. Non bastano ben due referendum che hanno detto No a maggioranza degli aventi diritto al voto al nucleare, vuole, con la legge approvata da questo Parlamento, smentire il voto degli elettori.

Il Parlamento per la destra dovrebbe zittire gli elettori: strana questa destra che cambia posizione più volte nella stessa settimana e si contraddice da sola.

Roma, 2 ottobre 2026


* Alfiero Grandi è vicepresidente nazionale del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (CDC)


* Foto di Lukáš Lehotský su Unsplash

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