Vicofaro: normalizzazione o profezia?
ROMA-ADISTA. La conferma, da parte del Dicastero per il clero, della rimozione di don Massimo Biancalani da Vicofaro e Ramini segna la fine istituzionale di una delle esperienze più radicali di accoglienza evangelica in Italia. Non è solo un provvedimento disciplinare: è un segnale ecclesiale che pesa, perché arriva dopo anni in cui Vicofaro ha rappresentato un laboratorio di integrazione reale, un luogo dove il Vangelo si è misurato con la carne viva dei poveri.
La lettera del 12 agosto 2025, scritta con l'amico napoletano Sebastiano Sanna, indirizzata al vescovo emerito Fausto Tardelli, denunciava già allora ciò che oggi appare evidente: la Chiesa locale non ha difeso né il suo presbitero né i migranti che Vicofaro aveva accolto (https://www.adista.it/articolo/74338). Ha lasciato che paure sociali e pressioni politiche prevalessero sulla logica evangelica dell’accoglienza. Lo sgombero violento, le immagini degli abiti dei rifugiati esibiti come trofei durante la festa patronale, il silenzio istituzionale: tutto questo ha prodotto una frattura che la decisione del Dicastero non ricompone, ma ratifica.
La contraddizione è evidente: mentre papa Francesco indicava l’accoglienza dei migranti come uno dei luoghi teologici della Chiesa contemporanea, la rimozione di don Biancalani appare come un passo nella direzione opposta. Vicofaro non era un problema: era, a mio avviso, una profezia. Una comunità che, nonostante alcune criticità e mezzi poveri, ha dato alloggio, dignità a centinaia di persone arrivate in Italia in condizioni disperate.
Oggi, nella celebrazione presieduta dal nuovo vescovo Augusto Mascagna, la comunità attende una parola che non sia burocratica né diplomatica. Una parola che dica se la Chiesa intende: continuare l’esperienza di accoglienza, riconoscendo il valore evangelico del lavoro svolto; oppure chiudere definitivamente quel laboratorio di fraternità, lasciando campo libero a chi ha sempre osteggiato l’integrazione. La domanda che attraversa Vicofaro è semplice e radicale: il nuovo vescovo parlerà di carità o di ordine? Di Vangelo o di gestione? Di accoglienza o di normalizzazione? Se sceglierà la via del Vangelo, dovrà riconoscere pubblicamente che Vicofaro è stato un segno profetico. Se sceglierà la via della normalizzazione, dovrà spiegare perché la Chiesa decide di allontanarsi proprio da quei poveri che Francesco ha sempre definito “il cuore del Vangelo”. La celebrazione di oggi non è solo un passaggio istituzionale: è un momento decisivo per capire quale volto la Chiesa di Pistoia vuole assumere. Vicofaro e Ramini attendono una parola che non sia di circostanza, ma di verità. Perché, come ricordava la nostra lettera del 12 agosto 2025, l’unica legge è la carità. E la storia, più delle strutture ecclesiastiche, giudicherà la Chiesa per la sua capacità di stare dalla parte degli ultimi.
*Arturo Formola è docente di Sociologia generale presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Interdiocesano, Capua
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