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Vescovi del Venezuela: siamo pronti a dare il nostro contributo ai colloqui fra governo e opposizioni

Vescovi del Venezuela: siamo pronti a dare il nostro contributo ai colloqui fra governo e opposizioni

Nel dialogo fra il governo e alcune opposizioni presenti nell’Assemblea nazionale del 2015, apertosi il 6 agosto e il cui primo round si è concluso ieri 12 agosto, non è contemplato, finora, l’ascolto della società civile, un’esclusione fonte di grandi malumori. Anche la Chiesa cattolica, che società civile è, non è chiamata a partecipare ai colloqui. Su questa scia si colloca la dichiarazione sottoscritta da due cardinali e un arcivescovo venezuelani - il cardinale Baltazar Porras, arcivescovo Metropolita emerito di Caracas, il cardinale Diego Padrón, arcivescovo emerito di Cumaná, e l’arcivescovo emerito di Los Teques Ovidio Pérez Morales – in cui offrono il loro servizio – con una "specificità religiosa e morale" – e il loro impegno a seguire da vicino i lavori delle commissioni. Non parlano a nome della Chiesa, affermano, ma piuttosto «come espressione della nostra coscienza civica e della nostra responsabilità morale cristiana per il presente e il futuro del nostro Paese». E fra le righe avanzano delle richieste.

Di seguito, la parte più significativa del loro testo:

«Solo una visione ampia, saldamente orientata al bene comune, può garantire il successo del tavolo tecnico-politico paritetico verso una transizione politica delle istituzioni democratiche, aspirazione e obiettivo di tutti i venezuelani.

A tal fine, come modesto contributo e dalla nostra specifica prospettiva religiosa e morale, offriamo il nostro impegno a seguire con interesse i lavori della Commissione, in un servizio civico e spirituale leale e imparziale al nostro popolo, che in ultima analisi è garante della propria dignità e della validità democratica dei propri diritti e delle proprie libertà.

Segnali imprescindibili che esprimano un effettivo progresso dei lavori e dei risultati in questa direzione saranno, quale simbolo efficace di concordia e riconciliazione nazionale, l'immediata liberazione dei prigionieri politici e la fine dell'egemonia dei media, nonché la strutturazione degli organi e dei media in vista di una rapida elezione presidenziale, opera dell'esclusivo sovrano (CRBV 5), quale strumento necessario e sufficiente per la legittimazione dei poteri pubblici e la loro tempestiva ristrutturazione.

Tutti i segnali sopracitati convergono verso il sincero obiettivo di giustizia ed equità di saldare l'ingente debito arretrato e insoluto: accelerare una risposta rapida ed efficace alla crisi economica, sociale ed educativa della stragrande maggioranza delle persone impoverite: salari equi, servizi sanitari di base, alloggio e istruzione, fornitura regolare ed efficiente di acqua, elettricità e internet.

Le cose e le istituzioni contano, ma ciò che è fondamentale, ribadiamo e sottolineiamo, è la riunione di noi venezuelani in un clima di libertà, unità e solidarietà, affinché possiamo raggiungere la pace. Questo processo equivale a una "rifondazione nazionale", come l'Episcopato venezuelano ha proposto in altre circostanze».

*Foto ritagliata di Ricardo Juliao tratta da Commons Wikimedia, immagine originale e licenza

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