La forza della ragione e la ragione della forza
Tratto da: Adista Notizie n° 6 del 14/02/2026
Nel 2000, un anno prima del G8, Genova ospitò “Tebio”, una mostra-convegno sulle biotecnologie che provocò una grande mobilitazione di protesta. Intanto, sei mesi prima, a Seattle, era nato il movimento internazionale no-global.
A presidiare Tebio, c’erano cinquemila agenti. Il 25 maggio, il giorno del grande corteo, organizzato da 400 associazioni, prevalentemente pacifico, fu turbato da disordini davanti alla Fiera del Mare, sede della mostra contestata. La situazione tornò alla normalità quando i lavori di Tebio vennero, simbolicamente, sospesi per alcuni minuti.
Durante gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti fui, mio malgrado, protagonista di un episodio ripreso dalle telecamere di Rete 4. Come è avvenuto al poliziotto durante l’ultima manifestazione a Torino contro lo sgombero del Centro sociale Askatasuna, anche allora una poliziotta, lasciata indietro dai colleghi, restò isolata tra i manifestanti che le tolsero il casco, lo scudo e il manganello, e cominciarono a spintonarla e malmenarla. Temendo il peggio e prevedendo che l’episodio sarebbe stato usato per oscurare i temi della protesta e parlare solo della violenza, mi frapposi tra i manifestanti e l’agente, parlando con i ragazzi e prendendo tempo per far calmare gli animi. Sarà stato merito del colletto da prete e il fatto che, grazie a quello, nel Movimento ormai ero conosciuto, riuscii a rialzare la poliziotta e accompagnarla verso i suoi colleghi, contro i quali mi permisi di gridare: «State più attenti!». Pensavo di aver fatto una “buona azione” invece, dopo che il Tg di Emilio Fede trasmise e ritrasmise la scena “del prete con la poliziotta” a rallentatore, col commento ironico del direttore, alcuni agenti della Questura di Avellino mi dissero di “stare attento”, perché avevano saputo che, avendo fatto fare una brutta figura alla polizia, non ero più gradito a Genova e, se avessi deciso di partecipare alle manifestazioni contro il G8 dell’anno successivo, avrei dovuto prestare massima attenzione, perché alcuni agenti erano pronti a “farmela pagare”!
Questo per dire che la violenza, purtroppo, non è una novità nelle manifestazioni, spesso non solo da parte dei manifestanti. Ne avemmo la certezza l’anno successivo, sempre a Genova, quando tutti poterono assistere, attraverso i media, al pestaggio immotivato e illegale di decine di cittadini indifesi, ormai fermati e bloccati dalle forze dell’ordine; per non parlare delle vendette indiscriminate contro i manifestanti perpetrate dagli agenti nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto. E quello che avvenne a Genova non fu affatto un’eccezione: per rispondere a quelli che fanno finta di meravigliarsi delle violenze contro le forze dell’ordine. Con questo non voglio giustificare nessuno, ma se vogliamo capire il perché di alcuni comportamenti, dall’una e dall’altra parte, non possiamo non tenere conto di tutto.
Di fronte all’esaltazione della forza, alla giustificazione della violenza e alla messa in discussione dei diritti e del diritto internazionale, che quotidianamente e spesso senza clamore dilaga nelle carceri e nelle strade, nei confronti dei migranti o degli oppositori o dei deboli, abbiamo ancora l’ineludibile dovere di credere che “un altro mondo è possibile”; siamo ancora in tempo per uno scossone di democrazia, di civiltà, perché nessuno si faccia irretire dal potere globale e dalla violenza bruta che lo supporta. La Politica deve scegliere se, per decidere sulla sicurezza dei cittadini, deve agire frettolosamente sulla scia dell’ultimo fatto di cronaca violenta, oppure trovare una convergenza ampia tra forze politiche per prendere decisioni di equilibrio tra le esigenze di sicurezza e giustizia della collettività e il sacrificio della libertà personale.
Invece in Parlamento ci si scontra sull’ennesimo Decreto Sicurezza che rischia di “scontrarsi” con la Costituzione. Il governo Meloni continua nella sua pericolosa politica che ha come obiettivo scoraggiare chi si mette insieme ad altri per criticare chi governa.
A chi pensa di risolvere i problemi con la violenza, mi piacerebbe comunicare quanto ho appreso dai nativi del Chiapas; raccontano che il Vecchio Antonio aveva scritto, a grandi lettere: «Se non puoi avere la ragione e la forza, scegli sempre la ragione e lascia che il nemico si tenga la forza. La forza può vincere in molti combattimenti, ma in tutta la lotta solo la ragione può prevalere. Il potente non potrà mai cavare la ragione dalla sua forza, noi sempre potremo ottenere la forza dalla ragione». Già, la ragione: la nostra arma nonviolenta con la quale possiamo difenderci dai rigurgiti di autoritarismo e di fascismo, dalla marea montante di stereotipi, cattiverie, razzismo, preconcetti e pregiudizi, con la quale possiamo smontare i meccanismi delle propagande di regime, delle viziosità ideologiche, con la quale siamo in grado di contrastare la violenza che si alimenta di istinti viscerali. O forse non lo sappiamo ancora tutti, non lo sappiamo ancora bene che il sonno della ragione – come l’assopirsi dell’umanità che è in noi – genera mostri?
E a proposito di mostruosità, uno dei punti più controversi del cosiddetto Decreto Sicurezza riguarda il “fermo preventivo”, che rischia di somigliare troppo ai famigerati “fermi” che subivano le “teste calde” per alcune ore, durante le visite del Duce.
Presidente Meloni, a quando il ripristino dell’uso dell’olio di ricino?
Vitaliano Della Sala è parroco a Mercogliano (AV) e responsabile della mensa-dormitorio della Caritas diocesana di Avellino
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