«La guerra non è finita»: il parroco di Gaza racconta «una crisi umanitaria senza precedenti»
Un comunicato stampa diffuso oggi dalla Sezione italiana della Fondazione Pontificia "Aiuto alla Chiesa che Soffre" (ACS Italia) riporta la testimonianza del parroco di Gaza, p. Gabriel Romanelli, il quale descrive «una crisi umanitaria e sanitaria senza precedenti».
Il crollo dell’attenzione internazionale dopo il “cessate il fuoco” (le virgolette sono d’obbligo!) voluto da Trump, una «crisi umanitaria e sanitaria senza precedenti» che continua a mietere vittime, la situazione disperata e la continua sofferenza delle popolazioni colpite dalla guerra di Israele, la violenza che continua sebbene in forme diverse rispetto ai massicci bombardamenti aerei, che comunque proseguono oltre la cosiddetta Linea Gialla, frontiera che separa le zone controllate da Israele da quelle controllate da Hamas (dove si trova la parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza City, appartenente al Patriarcato Latino di Gerusalemme).
Afferma p. Romanelli che «la guerra non è finita, anche se i media danno l’impressione che lo sia». E i segnali di speranza scarseggiano sempre più: p. Romanelli parla di frontiere chiuse, infrastrutture elettriche e idriche distrutte, acqua non potabile o contaminata, condizioni igienico-sanitarie precarie e diffusione di malattie. «È assolutamente essenziale che la guerra finisca. Sembra che nessuno nel mondo si stia realmente impegnando in modo efficace. I 2,3 milioni di abitanti di Gaza hanno bisogno di condizioni umane minime per ricostruire la propria vita. Ci sono moltissimi malati e feriti senza accesso a cure mediche adeguate o in attesa di poter uscire dall’enclave per essere curati, perché il sistema ospedaliero è diventato un fantasma».
A destare allarme, in particolare, la condizione dei minori: il parroco di Gaza cita i numeri dell’UNICEF, secondo il quale dall’inizio del “cessate il fuoco” sarebbero morti nella Striscia di Gaza ben 100 bambini. «Non sono morti per cause naturali», accusa il sacerdote. A causa delle pessime condizioni di vita imposte dalla guerra, «le malattie respiratorie e digestive si moltiplicano. Tutti noi ci siamo ammalati più volte. Le epidemie stanno peggiorando a causa della mancanza di riscaldamento, di ripari adeguati e di medicinali». Le piogge torrenziali, poi, hanno completato il lavoro delle bombe: «La maggior parte degli edifici è stata demolita», spiega Romanelli, «e quelli che sono ancora in piedi sono molto fragili».
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