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Tribunale permanente dei popoli condanna l'Europa per la violazione dei diritti dei migranti

Tribunale permanente dei popoli condanna l'Europa per la violazione dei diritti dei migranti

BRUXELLES-ADISTA. Il 9 aprile, il Parlamento Europeo a Bruxelles ha ospitato, su invito del Gruppo parlamentare della Sinistra unitaria europea / Sinistra verde nordica (GUE), il Tribunale permanente dei popoli (TPP) che ha presentato le sue conclusioni sulla violazione dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati. Il “processo” sulle politiche europee in materia di migrazioni era partito nel 2017 su denuncia di un’ampia rete di organizzazioni. Da allora, il Tribunale ha raccolto la testimonianza di oltre 500 persone in udienze a Palermo, Barcellona, ??Londra e Parigi. «A ogni audizione - riferisce sull’agenzia Notizie Evangeliche (NEV, 17/4) Fiona Kendall, consulente per gli Affari Legali ed Europei della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI), Mediterranean Hope-Programma rifugiati e migranti - sono seguite severe sentenze, ciascuna incentrata su aspetti specifici della politica migratoria europea. Questa 45ª sessione del TPP non ha esitato a stabilire un legame diretto tra la politica dell’UE, le azioni nazionali e l’attuale sofferenza dei migranti che tentano di raggiungere l’Europa e vivere in Europa».

Il report finale del Tribunale - premesso che quella che viene spesso chiamata crisi migratoria è, in realtà, una profonda crisi all’interno dell’UE, e rilevata la contraddizione tra l’impegno dichiarato dell’UE per l’universalità dei diritti fondamentali e la sua adozione di politiche che ignorano o violano quelle di rifugiati e migranti - avanza una serie di richieste: la revisione completa delle politiche economiche, migratorie e d’asilo dell’UE, per consentire lo sviluppo dei Paesi dai quali i migranti fuggono; procedure pubbliche e trasparenti per la conclusione di accordi che coinvolgono pienamente il Parlamento europeo; la moratoria su tutti gli accordi, come l’accordo Italia-Libia, privo di controllo pubblico; la fine dell’ostilità e della criminalizzazione delle ONG coinvolte nelle attività di ricerca e soccorso (Search and Rescue–SAR); sospensione delle misure volte a ostacolare l’azione solidale delle organizzazioni umanitarie della società civile; azione per contrastare le pratiche che alimentano la xenofobia, l’odio e un contesto ostile.

Com’era prevedibile, informa ancora Fiona Kendall, sono state mosse delle critiche alla politica migratoria italiana, in particolare per le azioni intraprese per bloccare e respingere navi delle ONG, per gli accordi con la guardia costiera libica e il memorandum tra Italia e Libia del 2 febbraio 2017, a partire dalla cui data hanno avuto luogo innumerevoli morti, deportazioni, sparizioni, incarcerazioni arbitrarie, torture, stupri e messa in schiavitù di migranti. «Crimini di sistema» che sono stati tuttavia commessi dall’Unione nel suo complesso, sostiene il TPP, «tragici effetti delle politiche economiche e delle decisioni che sacrificano i diritti fondamentali». Tali diritti, aggiunge il rapporto finale, non dovrebbero mai «essere sacrificati con il pretesto della sicurezza, solo come mezzo per racimolare voti». La UE, secondo il Tribunale, ha capacità, mezzi e un sistema valoriale di riferimento per apportare dei cambiamenti alle sue politiche migratorie, un’opportunità per l’Europarlamento che uscirà dalle elezioni del 26 maggio.

*Logo tratto da Wikipedia, immagine originale e licenza

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