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I messaggi all’incontro del 16 novembre a Milano di ricordo del massacro dei gesuiti alla UCA

I messaggi all’incontro del 16 novembre a Milano di ricordo del massacro dei gesuiti alla UCA

Pubblichiamo qui di seguito i messaggi all’incontro del 16 novembre a Milano di ricordo del massacro dei gesuiti alla UCA nel trentesimo anniversario, Organizzato da Coordinamento 9 marzo (Comunità ecclesiale di S. Angelo, Noi Siamo Chiesa, La Rosa Bianca, Centro Helder Camara), Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), Parrocchia dei Migranti S. Stefano Maggiore, Milano.

Si tratta dei messaggi del card. Michael Czerny, di padre Maurizio Teani, superiore di S.Fedele, del coordinatore nazionale di Pax Christi Renato Sacco e dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini

 

 

 

Messaggio del Card. Michael Czerny S.J.

San Salvador, 16 novembre 2019

Carissimi partecipanti al Convegno “Recisi mentre sognavano”, nel 30º anniversario dell’eccidio della UCA

Che la pace del Signore sia con voi!

Vi mando un saluto fraterno dal Salvador, dove mi trovo per festeggiare questa ricorrenza.

Penso spesso a loro, che sognavano una Chiesa viva e impegnata a favore degli esclusi e di tutte le vittime che questo mondo ingiusto crea, e credo che la loro vita e il loro sacrificio siano stati un contributo decisivo alla giustizia e alla pace. Il loro sacrificio non è stato vano. Nessun martire della lunga storia della nostra Chiesa ha versato invano il suo sangue, anche se il martirio contiene in sé un mistero: così è stato quello di monsignor Romero, che è stato strappato da questo mondo proprio quando era più necessario per la difesa della vita dei poveri di El Salvador.

Il martirio, naturalmente, porta sempre i suoi frutti: nel primo cristianesimo ha suscitato la questione dei pagani sulla fede cristiana e ha portato alla conversione non pochi di essi, ha portato la pace nella Chiesa, ha messo alla prova la fede e ha riconciliato gli esseri umani con Dio; il martirio di Mons. Romero e quello dei martiri della UCA hanno contribuito enormemente alla riconciliazione e alla costruzione delle basi di una società meno autoritaria, più aperta e con un processo democratico in continuo ma difficile progresso.

In uno spirito simile a quello che emana dalla grazia del martirio, la nostra Chiesa, con a capo Papa Francesco, vuole rilanciare la sua missione e porsi al servizio della riconciliazione. Egli invita il popolo di Dio, sacerdoti, religiosi e religiose, a vivere la nostra fede cristiana con la radicalità e la solidarietà di Gesù, ma soprattutto con la carità che egli ci ha insegnato e che è anche un attributo fondamentale di ogni autentico martire cristiano, come quelli che celebriamo oggi.

I martiri sono martiri soprattutto per la radicalità con cui hanno vissuto la loro vita al servizio del Signore e della sua Chiesa; non sono stati martiri per caso, improvvisamente o perché un tiranno furioso nella sua follia ha deciso di porre fine alla loro vita. In questo senso, il martirio è la grazia con cui Dio suggella e accetta tutta una vita di servizio, di impegno spesso nascosto e ordinario. Così è stato per i martiri della UCA e così anche monsignor Romero, il primo martire canonizzato della Chiesa salvadoregna.

Auguro a tutti i partecipanti al Convegno di trovare la forza attraverso i martiri di vivere questa radicalità.

In unione di preghiera e solidarietà, vostro

Card. Michael Czerny SJ

 

Messaggio di Padre Maurizio Teani, superiore dei gesuiti

Avrei partecipato molto volentieri all’incontro in cui vengono ricordati i miei sei confratelli, uccisi in Salvador con la loro cuoca e la figlia quindicenne, ma ne sono impedito per malattia. Li hanno uccisi in Università, perché volevano uccidere le loro idee, il loro pensiero critico. Come rilevava pochi giorni dopo il massacro Jon Sobrino, loro compagno di comunità scampato alla furia degli Squadroni della morte perché in quei giorni all’estero, «i gesuiti dell’UCA avevano toccato gli idoli nel dire la verità sulla realtà… Dire la verità, comunicarla universitariamente (come nel caso di questi gesuiti), o pastoralmente (come nel caso di Monsignor Romero) è sempre stato pericoloso, perché gli idoli cercano di nascondere la loro vera realtà di morte e, per necessità, generano la menzogna per potersi nascondere… Dire la verità significa allora smascherare la menzogna e questo non viene perdonato». A sua volta l’allora Generale della Compagnia di Gesù P. Hans Kolvenbach, due giorni dopo il massacro, scriveva una lettera a tutti i gesuiti del mondo. Sottolineava come i sei padri dell’UCA avessero sempre condotto la loro ricerca con grande onestà intellettuale e in piena fedeltà all’evangelo, cercando sempre spiragli di dialogo nella ricerca concreta del bene comune. In particolare, P. Kolvenbach ricordava che, trovandosi l’anno prima in Salvador, aveva constatato come p. Ellacuria e confratelli fossero coscienti di rischiare la vita, «una vita che, come Compagni di Gesù, hanno già dato», quando, dal Noviziato in poi si erano consegnati al Signore. Concludeva: «Anche se la maggioranza dei gesuiti assassinati erano nati in Spagna, nessuno di essi aveva pensato di abbandonare il popolo ed il paese che tanto hanno amato, e hanno preferito, secondo la tradizione missionaria della Compagnia, accettare fino in fondo le sofferenze del popolo salvadoregno».

Da parte mia, spero che il ricordo del martirio dei miei confratelli, spinga tutti a cambiare. Commuoversi costa poco. Molto costa convertirsi e divenire operatori di pace e di riconciliazione.

Buon Convegno!

Maurizio

 

Messaggio di don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi

A trent’anni dal martirio dei sei gesuiti e delle due collaboratrici alla UCA di San Salvador .

Carissime amiche e amici,

mi spiace non poter essere con voi oggi, ma sono a Firenze al Consiglio Nazionale di Pax Christi. Come ho già detto a voce a qualcuno, vi mando a nome di tutta Pax Christi un abbraccio e un invito a…resistere!

Oggi è un giorno di memoria dolorosa. Il martirio dei sei gesuiti e delle due collaboratrici ci invita alla riflessione e all’impegno.

Le parole che don Tonino Bello pronunciò il 23 marzo 1987, in una celebrazione a Roma in memoria del martire mons. Romero, credo possano aiutarci ancora oggi:

“Prega, vescovo Romero, perché la Chiesa di Cristo non taccia. ….

Implora lo Spirito perché le rovesci addosso tanta parresia da farle deporre, finalmente, le sottigliezze del linguaggio misurato. ….

Prega, vescovo Romero, per tutti i popoli del terzo e del quarto mondo oppressi dal debito. Facilita, con la tua implorazione presso Dio, la remissione di questi disumani fardelli di schiavitù. Intenerisci il cuore dei faraoni. Accelera i tempi in cui un nuovo ordine economico internazionale liberi il mondo da tutti gli aspiranti al ruolo di Dio.

E infine, vescovo Romero, prega per noi qui presenti, perché il Signore ci dia il privilegio di farci prossimo, come te, per tutti coloro che faticano a vivere.

E se la sofferenza per il Regno ci lacererà le carni, fa’ che le stigmate, lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, siano feritoie attraverso le quali possiamo scorgere fin d’ora cieli nuovi e terre nuove.”

 Vi auguro un buon lavoro, buon Convegno, con un abbraccio particolare a Mariella!

 16 novembre 2019

 Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi

 

Messaggio di mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano

 Desidero esprimere la mia partecipazione alla commemorazione dei martiri dell’UCA di El Salvador, anche se non posso essere presente di persona.

La memoria di questo massacro alimenta la rabbia per la violenza vile che spegne il cantico della speranza, può indurre a una sfiducia paralizzante nei confronti delle istituzione che genera una rassegnazione senza futuro, può suggerire l’ illusione che solo la violenza è risposto adeguata alla violenza.

Voglio invece convertire rabbia, rassegnazione, aggressività in virtù cristiane, in preghiera fiduciosa, in fecondità promettente.

Il sacrificio dei martiri fruttifica in virtù cristiane perché esercita il fascino del bene che vince il male con la mitezza, con la perseveranza, con il perdono.

Il sacrificio dei martiri motiva alla preghiera fiduciosa perché condivide la fede di coloro che sono stati“recisi mentre sognavano” non per ingenuità velleitarie ma per portare a compimento la loro vocazione, la voce del Signore che li ha chiamati, li ha accompagnati e li ha glorificati.

Il sacrificio dei martiri genera fecondità promettente perché convince coloro che ne fanno memoria e condividono la comunione dei santi a prendere il testimone, ad assumere le responsabilità doverose, a continuare la corsa alla sequela di Gesù che non è venuto per condannare il mondo ma per salvarl

Con questi sentimenti, con queste parole di benedizione partecipo all’ incontro e auguro ogni buon esito all’evento .

Milano, 16 novembre 2019. 

Mario Delpini, arcivescovo

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