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Caso lefebvriani: paradossi e domande

Caso lefebvriani: paradossi e domande

La notizia di uno scisma da destra (i “lefebvriani”) nella Chiesa cattolica è talmente anacronistica da attirare la curiosità anche della stampa “laica”. Le domande, più o meno ironiche, si moltiplicano: davvero questi vescovi, questi preti, questi seminaristi pensano che per la società occidentale, le cui chiese sono sempre più vuote, sia rilevante sapere se la messa va celebrata in latino o in lingua nazionale? E, se sono convinti che la Chiesa perde ogni anno milioni di “fedeli” perché si apre troppo alle istanze culturali, etiche e sociali dell’umanità in evoluzione, perché non decidono di restarvi, abbarbicati alla Tradizione, nell’attesa di restare presto i soli padroni di casa?

La vicenda, in sé grottesca, presenta non pochi paradossi.

Il primo è che, sulla base della storia della Chiesa cattolica e della teologia, questa minoranza eretico-scismatica ha ragione rispetto alle innovazioni riformiste accettate, più o meno entusiasticamente, dopo il Concilio ecumenico Vaticano II (1962-1965) da tutti i papi (da Paolo VI a Giovanni Paolo I, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, da Francesco a Leone XIV). Gli ultrasettantenni come me hanno fatto in tempo a prepararsi alla Prima comunione seguendo il Catechismo di Pio X che veniva impartito come sintesi autorevole (anzi infallibile) di duemila anni di Magistero ecclesiastico. Oggi è inutilizzabile in comunità cattoliche sufficientemente dotate di istruzione e di buon senso (davvero il Dio della misericordia ha preparato un «inferno» eterno, completo di «fuoco, con ogni altro male, senza alcun bene», per «i cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale»? Davvero sappiamo non solo che Dio esiste, ma anche che esiste «in tre persone, uguali e distinte che sono la santissima Trinità»? E da dove lo sappiamo se neppure Gesù Cristo lo ha mai affermato? E davvero «la Chiesa fu fondata da Gesù Cristo» anche se non risulta dai vangeli che avesse mai ventilato questo progetto ai discepoli? E sa Essa, con precisione millimetrica – dal momento che «lo Spirito di verità l’assiste continuamente» –, quali siano «le azioni, le parole, gli sguardi, i libri, le immagini, gli spettacoli immorali»? E davvero nasciamo con il marchio di un «peccato originale» consumato da una giovane coppia preistorica, Adamo ed Eva, che certamente non è mai esistita?).

Negli ultimi 50 o 60 anni la Chiesa cattolica ha ritenuto necessario rileggere questa antica catechesi in chiave figurata, metaforica, simbolica, poetica per non andare contro tutto ciò che le scienze contemporanee hanno accertato oltre ogni ragionevole dubbio. E ha fatto bene. Ma ha ammesso il cambiamento radicale di registro, il capovolgimento del messaggio, o ha continuato a fare finta di niente come se fosse in atto un modesto maquillage consistente in meri ritocchi terminologici? Monsignor Lefebvre e discepoli non vogliono bersela come innocuo bicchiere d’acqua: state destrutturando l’apparato dogmatico che avevamo accettato come divino e non dovremmo aprire bocca? O ammettete che siamo al Cristianesimo 2.0 (e allora perché credere che i papi di oggi siano “infallibili” se non lo sono stati i papi del Cristianesimo 1.0?) o rinunziate a tutte queste recenti modifiche sostanziali e abbiate il coraggio di continuare a insegnare quelle “verità” per cui molti di noi hanno accettato di morire e ancor più di far morire i dissidenti.

Almeno un secondo paradosso va evidenziato in questa vicenda da “guerra di religione” che ci fa ripiombare indietro di almeno cinque secoli. I lefebvriani, che contestano i papi perché – immersi nella storia mutevole – dimenticherebbero di giudicarla dal punto di vista immutabile dell’eternità, sono, più o meno consapevolmente, in linea con l’attualità contemporanea. Essi infatti riproducono nel corpo ecclesiale proprio la tendenza attuale del corpo sociale alla reazione, alla marcia indietro, alla restaurazione. Non è un caso che le destre politiche europee e statunitensi non nascondano solidarietà e simpatia per la destra teologico-istituzionale che in questi giorni sta ufficializzando la secessione da una Chiesa cattolica (guidata ieri da Francesco, oggi da Leone) che, pur tra ritardi e timidezze, sta provando a liberarsi dai bagagli più ingombranti di un passato che non vuole passare.

Augusto Cavadi è filosofo e saggista di Palermo dove, insieme alla moglie Adriana Saieva, dirige la "Casa dell'equità e della bellezza" (sede di una decina di associazioni di volontariato). Gestisce il sito web www.augustocavadi.com.


* Foto di Shalone Cason su Unsplash

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