"Famiglia Cristiana" sul fenomeno Vannacci: «Emergenza culturale che investe una politica debole»
Sul numero pubblicato la scorsa settimana, il settimanale dei paolini Famiglia Cristiana interviene nel dibattito politico con un inchiesta che ruota intorno al fenomeno del momento, l’ascesa fulminea del generale nonché europarlamentare Roberto Vannacci, che suscita ilarità e inquietudine allo stesso tempo.
Secondo il rettore dell’Università LUMSA, Francesco Bonini, il fenomeno Vannacci rappresenta «un'autentica emergenza culturale che investe una politica debole».
Accreditato appena sotto il 5% dai sondaggi, che guardano alle elezioni politiche del 2027, il partito del generale “Futuro Nazionale” comincia a raccogliere tesserati e parlamentari della destra-destra. Secondo il rettore, il partito del generale è «un prodotto costruito a misura del mercato della politica, del mercato elettorale di questo secondo quarto del ventunesimo secolo. Cioè del tempo in cui l'elettorato è svogliato e per attirarlo bisogna spararla grossa, giocare su molteplici registri, su base emozionale più che razionale, calcare i toni, radicalizzare le posizioni. Tanto più se non si è costretti all'onere della prova». Che poi, tempo addietro, è un po’ lo stesso meccanismo elettorale che ha consentito a Giorgia Meloni di macinare consensi mantenendosi fermamente all’opposizione, occupando lo spazio lasciato libero a destra da una Lega ormai di governo, e urlando slogan contro i migranti, contro la sinistra e contro altri nemici di volta in volta designati. Oggi la storia si ripete: Meloni è costretta a governare e – quindi – a contraddire slogan e promesse elettorali, lasciando sempre un po’ di spazio a destra a chi la spara più grossa di lei, e cioè Vanacci. Anche per lui funziona lo stesso meccanismo, spiega il rettore: «Più si parla (giustamente male) del generale a riposo, più se ne denunciano le espressioni programmatiche come velleitarie, strumentali, irrealizzabili, violente, infondate, fuori da quello che un tempo si chiamava l'arco costituzionale, più sembra attirare consensi». I prossimi mesi – e la prossima legge elettorale, se mai ci sarà – ci diranno molto di questo fenomeno. Intanto, però, si legge su Famiglia Cristiana, «il punto vero è che siamo di fronte a una autentica emergenza culturale e politica, un processo di radicalizzazione che investe una politica debole, sui due estremi opposti. È un processo da disarmare: impresa urgentissima e difficilissima, perché si tratta di un dato transnazionale, come si vede negli Stati Uniti. Non bastano le condanne di principio o la retorica. Il radicalismo si nutre del vuoto della cosiddetta cultura woke e del conflitto come forma di dinamica sociale teorizzato e praticato dal sistema neoliberista egemone ormai da quasi cinquant'anni. E questo spiega come con Vannacci, accanto a spezzoni di classe politica in cerca di ricollocamento, a pezzi di destra estrema tradizionale, ci siano anche giovani con l'esigenza di certezze: se non le trovano nelle istituzioni preposte finiscono col rincorrere i surrogati. Con esiti sempre più preoccupanti, da smontare con urgenza».
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