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Istituzione di un Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta: è tempo di firmare!

Istituzione di un Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta: è tempo di firmare!

Il 16 marzo scorso è stato depositato presso la Corte di Cassazione il testo di legge di iniziativa popolare dal titolo “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta”, promosso da Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Rete italiana Pace Disarmo (RiPD) e Sbilanciamoci! Il testo – nella convinzione «che la sicurezza dei cittadini possa essere garantita anche attraverso strumenti diversi da quelli militari» e che le risorse destinate al riarmo possano essere utilizzate per le reali esigenze di “sicurezza” delle popolazioni (salute, scuola, lavoro, energia, tutela del territorio, contrasto alla crisi climatica, ecc.) – conserva e aggiorna l’impianto di quello già depositato nel 2014 e presentato il 25 aprile 2014 durante l’“Arena di Pace e Disarmo” di Verona, su iniziativa di alcune reti pacifiste della società civile italiana (Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci!, Forum Nazionale del Servizio Civile, Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile (CNESC) e il Movimento Nonviolento).

Questa la descrizione dell’iniziativa dell’attuale proposta di legge: «La proposta che avanziamo mira a trovare uno spazio istituzionale per una forma di Difesa, prevista già dal nostro ordinamento legislativo, che non sia quella legata alle Forze Armate e allo strumento militare. Se il percorso della Legge di iniziativa popolare arriverà a compimento daremo finalmente concretezza a ciò che prefiguravano i Costituenti con il ripudio della guerra e che già oggi è previsto dalla legge e confermato dalla Corte Costituzionale: la possibilità di assolvere all’obbligo costituzionale dell’articolo 52 con una struttura di Difesa civile alternativa a quella prettamente militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.

Il Dipartimento, collocato presso la Presidenza del Consiglio, andrà a coordinare i Corpi civili di pace, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo operando in sinergia con protezione civile e servizio civile universale. Il finanziamento avverrà anche tramite un Fondo nazionale, alimentato dalla Legge di Bilancio e dalla facoltà dei contribuenti di destinare il 6 per mille dell’IRPEF senza oneri aggiuntivi.

In un momento in cui il dibattito pubblico europeo sembra aver capitolato all’equazione “più sicurezza = più armi” questa proposta afferma con chiarezza l’opposto: la vera sicurezza si costruisce con prevenzione dei conflitti, mediazione, coesione sociale e cooperazione internazionale».

L’iter della proposta depositata in Cassazione prevede la raccolta di almeno 50mila firme (firma qui con SPID o CIE!) per far approdare il testo di legge in uno dei due rami del Parlamento e avviare la discussione prima del voto delle Aule.

Il 18 giugno scorso, una nota della Rete italiana Pace e Disarmo ha rilanciato «l’appello alla cittadinanza perché si raggiunga rapidamente la soglia necessaria», ricordando che hanno già aderito all’iniziativa figure come Gad Lerner, Marco Damilano, Giulia Innocenzi, Nico Piro, Donatella Di Cesare, Carlo Rovelli, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Giulio Cavalli e Mauro Biani: «Insieme al comitato promotore della Campagna, vogliono una difesa costituzionale che prepari la Pace e ripudi la guerra».

Spiega ancora la RiPD che «il progetto è serio e concreto: istituire un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta che potenzi e coordini il servizio civile, la protezione civile, i Corpi Civili di Pace e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. C’è bisogno di più diplomazia, cooperazione, integrazione e politica estera per la sicurezza condivisa: la difesa non può essere basata solo sulle armi e sulle alleanze militari, con il rischio altissimo di accelerare il processo di una guerra imminente». Una proposta che «affonda le radici nell’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa, e dà concretezza al principio secondo cui la difesa della Patria (richiamata dall’articolo 52) può essere adempiuta anche in forme civili e nonviolente. Si tratta di riconoscere, accanto alla difesa militare, un secondo pilastro fatto di prevenzione dei conflitti, mediazione, protezione delle comunità e tutela dei beni comuni in caso di calamità, crisi sociali ed emergenze ambientali».

Questa iniziativa del mondo pacifista rappresenta una risposta alternativa agli attuali venti di guerra e alla deriva militarista che ha investito l’Europa e l’Italia, e che rilancia il continuo aumento delle spese militari tagliando la spesa pubblica destinata ai cittadini. «Mentre crescono i bilanci della difesa armata, la Campagna chiede di invertire la rotta e di destinare risorse a ciò che genera sicurezza reale e duratura: welfare, istruzione, sanità, cooperazione internazionale e strumenti di pace».

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