Si torna alla notte dei tempi
Cari amici,
le vere notizie di questi giorni, non sono né lo scontro tutto mediatico Trump-Meloni né il lavacro di resurrezione della Presidente del Consiglio alla festa degli Alpini, detti anche “Penne Nere”, ma sono da un lato lo svelarsi del vero ostacolo all’uscita dalla guerra americana contro l’Iran e dall’altro il precipizio dell’Europa nella notte precedente all’Illuminismo.
L’ostacolo all’attuazione del memorandum che sancisce la sconfitta degli Stati Uniti nella guerra con l’Iran, consiste nel fatto che, ferma restando la decisione di Israele di continuare l’aggressione e non ritirarsi dal Libano, realizzare l’accordo vorrebbe dire che anche l’Iran, gli Stati Arabi, gli Stati Uniti e l’intera comunità internazionale ratificherebbero il genocidio in atto dei palestinesi da parte di Israele, come “un lavoro” da portare a termine.
Quanto al precipizio dell’Europa, il 17 giugno il Parlamento europeo ha approvato, con una maggioranza scandalosa che comprende perfino i “popolari europei”, un editto sulla pulizia etnica, in volgo detta oggi “remigrazione”, che consiste nell’istituzionalizzazione europea dell’idea che ci siano esseri umani, ivi compresi i bambini, che possono essere arrestati senza aver commesso alcun reato e deportati in celle di Paesi che non conoscono nemmeno, che non sono scelti da loro né sono i loro Paesi d’origine, una specie di pattumiera d’Europa in cui scaricare quelli che nel lessico della nuova politica italiana sono stati chiamati “carichi residui”.
Così, nonostante gli attuali contrasti, la rassomiglianza tra Europa e Stati Uniti torna ad essere perfetta: nell’America di nuovo “grande” del MAGA vige la deportazione di massa, tanto che come racconta Marco Damilano nel bellissimo libro che ha scritto andando a indagare sulle origini americane di papa Leone, a san Bernardino, in California, le porte della cattedrale sono chiuse, si entra solo da una porticina secondaria, per salvare gli immigrati ispanici dalle irruzioni della polizia, la famigerata ICE trumpiana; in Europa si decide che gli stranieri colpiti da una decisione di rimpatrio, se non se ne vanno subito (o “immediatamente”) possono essere arrestati, così da prevenirne la fuga o il rischio per la sicurezza e potranno restare imprigionati fino a 24 e anche 30 mesi, per essere deportati in un Paese “terzo” che, per soldi, accetti di essere trasformato in prigione. In alternativa al “trattenimento”, gli intrusi non europei potranno eventualmente essere sottoposti a misure quali una garanzia finanziaria o il monitoraggio elettronico, ormai d’uso nella “società della sorveglianza”. Per attuare queste procedure le autorità potranno ricorrere a perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali pertinenti, nonché al sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici.
Anche questo pare sia un successo della politica estera meloniana, il nuovo “modello Italia”. Che vergogna. Per l’Europa è come arrivare nuda alla meta: spogliarsi della sua civiltà e della sua storia, così esaltata dai volenterosi che la armano per la prossima guerra con la Russia, prenotata per il 2030 (“ReArm Europe”). Vuol dire tornare a quella “hybris” delle origini, quando l’Europa si accorse di non essere la sola al mondo, e “scoprì” l’America, e quello che ancora non si chiamava “genocidio” lo fece con gli Indios, persuasa che non avessero un’anima: fu Francisco De Vitoria, dall’Università di Salamanca. che dovette spiegarle che l’anima ce l’avevano. Anche delle donne si dubitava, e forse lo si dubita ancora, se viene revocato il delitto di femminicidio, che alla lettera significa che uccidere una donna non è più un reato; potrebbe essere infatti un danno collaterale del diritto all’onore (Codice Rocco). Non sono solo fantasmi del passato, se in quell’America Latina finalmente scoperta, all’età dei generali e della teologia della liberazione, vigeva il principio che “matar a un cura non es reato”, uccidere un prete non è reato, come si è visto con mons. Romero, i gesuiti dell’Università di san Salvador e innumerevoli altri.
In Europa tornare ai tempi precedenti all’illuminismo, significa abrogare tutto un processo antropologico e giuridico che va dall’“habeas corpus”, che non si sa nemmeno cos’è, tanto è latino, al Cesare Beccaria “dei delitti e delle pene”, alle Costituzioni postbelliche delle Repubbliche democratiche, al “diritto penale minimo” di Luigi Ferrajoli, alla civilissima riforma delle carceri del nostro Mario Gozzini ai tempi della Sinistra indipendente.
Torna la domanda di papa Francesco al Parlamento europeo: «Dove vai Europa?». E ora la Commissione che rappresenta i vescovi europei ricorda che «la migrazione non è semplicemente una questione di procedure, statistiche o gestione delle frontiere. Riguarda esseri umani: donne, uomini e bambini, ognuno dei quali possiede una dignità inviolabile che deve rimanere al centro di ogni decisione politica»
Fortuna che a presentarsi oggi così è il Parlamento dell’Unione Europea, non è ancora tutta l’Europa. Ci mancano Francia e Spagna, che si sono dissociate, ci manca la Russia, che l’Europa ha buttato fuori di sé, come i non aventi diritto ad essere europei.
Con i più cordiali saluti.
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