Nucleare civile: una questione di senso... e di democrazia. Audizione al Senato di Alfiero Grandi
Audizione commissione 8° Senato su ddl 1924 per il ritorno al nucleare 1/7/2026: intervento di Alfiero Grandi della presidenza nazionale dell’associazione “Si alle rinnovabili No al nucleare”.
L’associazione "Si alle rinnovabili No al nucleare" è nata nel 2009 (1) per contrastare il tentativo del governo Berlusconi di introdurre in Italia il nucleare civile da fissione, malgrado il referendum del 1987 avesse detto NO a maggioranza degli aventi diritto al voto. Nel 2011 il voto degli elettori ha ribadito il no al nucleare, ma ora il governo Meloni vuole diabolicamente riprovarci.
Non basta affermare che questo nucleare sarebbe nuovo, il principio base resta la fissione, la stessa delle centrali dismesse. Le novità tecniche escogitate non bastano per affermare che questo sarebbe un nucleare del tutto nuovo, o peggio che sia già disponibile il nucleare da fusione, ancora in sperimentazione.
Il nucleare da fusione sarebbe certamente nuovo, ma quello di cui si parla è da fissione, quello ben conosciuto.
Democrazia e Costituzione ci dicono che non si possono contraddire 2 referendum senza aprire un serio problema di qualità della democrazia. Il risultato sarebbe più rabbia e più astensione. Ricordando la sentenza 199/2012 della Corte Costituzionale sulla possibilità di reintrodurre con legge norme abrogate con referendum (2) va chiesto alla Consulta se è conforme alla Costituzione insistere contro il voto dei cittadini.
Quella contro questo ddl 1924 è anzitutto una grande battaglia per la democrazia e per la Costituzione, non meno importante di altre recenti. Altrimenti resterà solo la possibilità di promuovere un nuovo referendum abrogativo.
Il nucleare sarebbe utile per risolvere l’attuale crisi energetica? No, perché finora non c’è una centrale SMR verificabile e avrà bisogno di almeno 10 anni per entrare in funzione, mentre la crisi energetica è adesso. Causata dalla folle guerra scatenata da Trump contro l’orribile regime iraniano, che però esce più forte di prima dalla follia trumpiana.
L’unico modo per garantirci sovranità nazionale è puntare decisamente sulle energie rinnovabili.
Il fotovoltaico, l’eolico (soprattutto off shore, lontano dalle coste), il geotermico, l’idroelettrico avrebbero bisogno di un piano di sviluppo, invece è stata persa l’occasione del PNRR. Ora l’Unione Europea ci concede 14 miliardi di prestiti in 3 anni a condizione che siano investiti nelle rinnovabili e che potrebbero inoltre essere usati per rendere green l’ex Ilva, la più grande acciaieria europea, che rischia di chiudere. Più eolico off shore porterebbe anche più richiesta di acciaio all’ex Ilva.
Il governo, con i dati attuali, non arriverà all’obiettivo concordato con l’Europa di incremento delle rinnovabili al 2030. Il governo ha frenato con modalità diverse su scorie e rinnovabili e rinvia ad un mitico nucleare del futuro, affermando che sarebbe coerente con le rinnovabili, che hanno il loro tallone d’Achille nella non continuità di erogazione.
La soluzione del problema sta negli accumuli, su cui Terna ha preparato un piano importante di investimenti per assicurare continuità nell’erogazione dell’energia elettrica, con interventi rapidissimi per assicurare l’equilibrio nella rete.
La Spagna, che ha il nucleare, non ha garantito l’equilibrio nella rete per insufficienza negli accumuli. Anche l’idroelettrico può essere usato per accumulare il surplus delle rinnovabili per usarlo quando serve. Servono infine reti intelligenti e intreccio con l’Europa.
Il nucleare non serve, è il più costoso, come dimostra lo studio di Banca d’Italia, è rigido nell’erogazione e nel rientro in funzione (tralascio i problemi della Francia per il caldo) e inserirebbe un ulteriore vincolo estero in particolare nei materiali fissili. Questo governo ha affermato di voler difendere la sovranità energetica nazionale ma questa può essere assicurata solo dalle fonti rinnovabili (3), che solo un pregiudizio ideologico può portare a trascurare.
La delega al governo lo autorizza a fare tutto e il suo contrario, tra l’altro inserisce nel ddl 1924 un appiglio che prepara l’intervento di denaro pubblico per il nucleare, ovviamente a discapito delle fonti rinnovabili, che anzi rischierebbero di andare in sovra produzione e quindi di vedersi limitata forzosamente l’erogazione.
Questo ddl 1924 va respinto anzitutto per una forte ragione democratica che dovrebbe stare a cuore a tutti. Il 22 e 23 marzo un referendum costituzionale ha detto no alla modifica della Costituzione, che è stata efficacemente difesa. Ora viene proposta una legge che contraddice ben due tornate referendarie che hanno detto no al nucleare civile con la maggioranza degli aventi diritto al voto.
Risulta che autorevoli valutazioni hanno consigliato di non riproporre le centrali di prima ma di affermare, senza prove visto che non ci sono prototipi in occidente, che questo nucleare sarebbe nuovo e sicuro.
In realtà come hanno affermato autorevoli scienziati (4) la sostanza è quella. Centrali piccole ? mica tanto visto che la centrale sul Garigliano era la metà dei 300 MW di cui si parla.
Il governo si illude se pensa con una norma di imporre un’autorizzazione unica a Comuni, Provincie e Regioni (qui la rivendicazione di autonomia stranamente non c’è) e di tacitare i cittadini. Si immagina forse di militarizzare una ventina di siti scelti in giro per l’Italia imponendoli alle popolazioni ? Ricordo Scanzano, Trino, il No alle scorie della Tuscia, e i tanti altri siti in cui il movimento contro il nucleare tornerà.
I bombardamenti sull’Iran hanno molto preoccupato quando hanno colpito materiali nucleari, perché mai l’Italia dovrebbe aprire ora questo capitolo pericoloso?
(1) L’associazione “Si alle rinnovabili No al nucleare” è stata costituita nel 2009 tra gli altri: da Umberto Guidoni, che ne ha suggerito il nome, Massimo Scalia, Gianni Mattioli, Giorgio Parisi, Vincenzo Balzani, Paolo Bartolomei, Mauro Bulgarelli, Massimo Serafini, Alfiero Grandi (primo presidente), Vittorio Bardi (attuale presidente), Enrico Panini, Antonio Filippi, Mario Agostinelli, Gianni Ferrara, ecc.
(2) Memoria consegnata alla Camera della prof.ssa Maria Agostina Cabiddu, costituzionalista del Politecnico di Milano.
(3) Lo studio di Aero, associazione delle energie rinnovabili off shore, ha presentato uno studio che valuta che una rapida attivazione delle aste previste dal decreto Fer2 potrebbe attivare 56 miliardi di valore aggiunto, pari al 2,8 % del Pil italiano, 25 miliardi di gettito fiscale, 800.000 occupati, inoltre lo studio mette in rilievo il costo molto elevato dei ritardi nell’attuazione.
(4) Testo dell’audizione alla Camera del premio Nobel prof Giorgio Parisi.
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