Sulle basi italiane chiarimenti, trasparenza e regole chiare: la Rete Pace e Disarmo sulle dichiarazioni di Rutte a Trump
Il siparietto alla Casa Bianca del segretario generale della NATO, Mark Rutte, con grafici e strette di mano, per riconquistare le simpatie di un Donald Trump offeso dal mancato supporto degli alleati europei alle operazioni contro l’Iran in vista del vertice NATO di luglio ad Ankara, ha avuto una pesante ricaduta nella politica interna italiana. Dopo aver fatto tanti complimenti a Trump per aver forzato la mano sulla spesa militare dei Paesi membri, innalzata come non mai in questi, e per aver aumentato i posti di lavoro negli USA legati alla crescita del settore, Rutte ha voluto spezzare una lancia nei confronti degli alleati accusati da Trump di non aver sostenuto concretamente l’operazione Epic Fury contro Teheran. A Fox News Rutte ha dichiarato che dalle basi europee sono partite tra 4mila e 5mila missioni di velivoli statunitensi in supporto alle operazioni in Iran. In particolare, Rutte ha voluto alleggerire le recenti tensioni tra Trump e Meloni parlando anche del caso specifico italiano e affermando che ben 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia nell’ambito dell’operazione israelo-statunitense. Dichiarazioni goffe che – in un Belpaese tronfio di orgoglio patrio per una Giorgia Meloni che, a testa alta, è stata in grado di dire un “no” secco all’amico e alleato Trump – hanno fatto esplodere la polemica politica: chi dei due, dunque, sta mentendo? Rute quando dice che l’Italia ha fornito supporto o Meloni quando afferma di aver sempre negato l’uso della basi a Trump in ossequio alla Costituzione?
«Le dichiarazioni» di ieri a Fox News, si legge in una nota diramata subito dopo dalla Rete Italiana Pace e Disarmo (RiPD), «destano forte preoccupazione e impongono un chiarimento urgente da parte del Governo».
Da tempo le associazioni pacifiste italiane chiedono al governo più trasparenza su quello che si muove nelle basi e, dunque, sul coinvolgimento dell’Italia nella guerra di Trump e Benjamin Netanyahu. Chiedono «piena chiarezza sul tipo di accordi che intercorrono tra Italia e Stati Uniti per l'utilizzo delle basi, e sulla catena decisionale che riguarda strutture a gestione statunitense o congiunta dalle quali può poi prendere forma un contributo a uno sforzo bellico deciso unilateralmente da Washington».
Sottolinea Alfio Nicotra (coordinatore dell'Esecutivo di RiPD) che «o il Governo italiano era stato informato delle operazioni statunitensi verso l'Iran e ha dato il proprio consenso, partecipando di fatto a una guerra illegale, sanguinosa e dagli impatti pesanti anche per i cittadini italiani oppure gli Stati Uniti non si sono nemmeno degnati di segnalare che assetti in partenza da basi italiane sarebbero stati coinvolti nelle operazioni militari in Iran. In entrambi i casi emerge un problema enorme».
La Rete denuncia la sussistenza di accordi «obsoleti, opachi, insensati» tra Italia e USA per la gestione delle basi sul territorio italiano. Accordi, spiega la RiPD, che ci collocano «non in una vera alleanza tra pari ma in una condizione di sudditanza. Non è più accettabile che intese segrete risalenti a decenni fa continuino a determinare ciò che gli Stati Uniti possono fare sul nostro territorio senza chiedere permesso o senza informare adeguatamente un Governo che è sovrano sul proprio suolo».
Il Governo ha garantito, sin dall’inizio della guerra a fine febbraio, «che le basi italiane non sarebbero state coinvolte», aggiunge Nicotra. «Proprio per questo oggi abbiamo bisogno che non rispondano in maniera generica, ma che forniscano dettagli precisi. E che considerino anche di dare informazioni su tutte le forme di sostegno: non solo gli eventuali assetti in partenza dal territorio italiano, ma anche i supporti indiretti, come quelli logistici o riguardanti i movimenti da basi site in Italia di sistemi d'arma e munizionamento statunitensi».
Il problema delle basi esiste, è «strutturale» ed «è necessario cambiare sistema». Pertanto la RiPD chiede la governo: 1) «un'informativa urgente e completa in Parlamento sulle operazioni svolte dalle basi in Italia in relazione alla guerra contro l'Iran»; 2) «la pubblicazione e la revisione degli accordi bilaterali e NATO che regolano la presenza e l'utilizzo delle basi statunitensi in Italia»; 3) «l'introduzione di meccanismi trasparenti di controllo parlamentare sulla catena decisionale relativa all'impiego di tali strutture»; 4) «lo stop a qualsiasi coinvolgimento, diretto o indiretto, dell'Italia in azioni di guerra». L’Italia «ripudia la guerra come strumento di offesa per dettato Costituzionale», conclude la Rete, e «non può essere ridotta a "piattaforma di proiezione di potenza" altrui senza nemmeno che cittadini e Parlamento ne siano informati».
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