Ahi, degna Italia
Ahi, degna Italia
Cari Amici,
facciamo seguito alla lettera di stamattina 6 luglio inviatavi con urgenza per promuovere una petizione alle Camere in risposta alle intimidazioni di Trump.
Invocare “misure restrittive” per la Meloni, come ha fatto Trump, in italiano significa semplicemente incarcerare, come egli ha fatto per Maduro. Siamo molto sollevati per le risposte dei governanti italiani che giovialmente hanno detto che non c’è di che dolersi, che le persone al governo non contano, ma gli Stati. Crosetto ha detto: «non ho avuto nessuna reazione, la cosa fondamentale è mantenere i rapporti con un alleato fondamentale come gli Usa, le persone passano, i rapporti devono rimanere, non ho pensato a nulla e ho guardato altro». Piantedosi ha detto: “i rapporti con gli USA sono incrollabili", Tajani ha detto: “andiamo avanti così", la Meloni ha taciuto. Bene, la dignità dell’Italia è salva, non ha niente a che fare con chi si inchina da Palazzo Baracchini, da Palazzo Chigi, dal Palazzo del Viminale o dalla Farnesina.
Quanto al contesto, come ricorderete nel delirio trumpiano, doveva essere l’“America first”, “prima l’America”, ma ben presto è diventata l’“America last”, “ultima l’America” nella Borsa valori del mondo intero. Non siamo affatto contenti, e aspettiamo che l’America torni a far parlare bene di sé. Ma intanto dobbiamo prendere atto di questa caduta degli Dei che lo stolto della Casa Bianca trascina con sé. Il re è nudo, solo una pietosa Intelligenza Artificiale ne può coprire l’osceno. La mitica democrazia americana, nel momento in cui i suoi governanti abbandonano il principio di realtà e rifiutano il mondo com’è, come lo si vede cioè dallo scoglio di Lampedusa, svela il suo vero identikit: una democrazia primitiva ed immatura, lesta di mano e di pistola, col “diritto di ogni americano ad essere armato” (II emendamento rivendicato da Trump) che nel dollaro ripone la sua fede e si ritiene arrivata appena in tempo per salvare il mondo, mentre ammassa deportati nei campi di detenzione, un Sudafrica malriuscito prima di Mandela. È questa l’America? No, questa è l’America MAGA. Ed ora c’è un Papa americano venuto a risvegliarla dal sepolcro.
Non si capisce perché l’Europa, con tutta la sua potenza e la sua gloria, si faccia vilipendere da questa America, che le imputa di essersi arricchita a sue spese, vivendo a ridosso di dollari soldati e basi americane per la sua difesa. Ma è proprio il contrario ciò che è avvenuto. Gli Stati Uniti si sono serviti dell’Europa come antemurale per l’ultima sfida con la Russia, per vent’anni indicata nei documenti della Sicurezza Nazionale Americana dopo l’attentato alle Due Torri come il Nemico Assoluto, prima di accorgersi della Cina. Il sogno dell’Impero universale americano poggiava sul solido tallone europeo, le ex repubbliche sovietiche ultime gemme della corona. Finché è arrivato Trump e ha concesso alla Russia l’onore del “red carpet”, del tappeto rosso, demolendo in un attimo solo decenni di retorica e di riarmo all’insegna del pericolo russo, dell’Impero del male, dell’ultima sfida al mondo libero, dell’Europa in pericolo dalle pianure ucraine al mare d’Occidente: e la guerra per combatterla improvvisamente è diventata “stupida”.
In pochissimo tempo Trump è riuscito a realizzare l’opposto di quanto aveva promesso. Aveva promesso di far più grande l’America e ha fatto invece, al confronto, più grande il mondo.
Ha fatto giganteggiare l’Iran, che non è riuscito a sconfiggere, arretrando sempre più le menzogne delle sue pretese vittorie, fino alla “cenciata”, come direbbero i fiorentini, dei 20 milioni di iraniani (o di persiani) che all’unisono piangono il loro leader e tutta la sua famiglia uccisa da lui, proprio nel giorno commemorativo dell’indipendenza americana.
E nello stesso giorno l’utente pro tempore della Casa Bianca si è fatto dire dal Papa che non si possono discriminare braccare buttare a mare e deportare quelle che sono state “le ondate successive di immigrati”, perché questa è l’America.
Più ancora, dettando la condotta dello Stato di Israele e atteggiandosi a vero re d’Israele Trump ha votato al discredito universale il mito sionista della terra dove ciascuno potesse riposare in pace sotto la sua vite e sotto il suo fico, a patto di radere al suolo tutto ciò che gli è d’intorno, e ha messo a repentaglio l’ebraismo stesso come valore universale.
Rivendicando come virtù l’odio per il nemico e decretandogli tutto il male e l’inferno possibile, ha fatto rifulgere il principio della Suprema Armonia cui si ispirano la cultura e la politica internazionale della Cina, cadendo nella “trappola di Tucidide”.
Dichiarando il primato della rapina e la fine del diritto ha contrapposto America e civiltà.
Ma la caduta degli Dei non si è fermata all’America di Trump.
Il glorioso mito novecentesco della difesa della Patria è stato gestito a livello globale in modo tale da renderlo non più proponibile, si è trasformato, nel caso dell’Ucraina, in una consacrazione dell’autogenocidio per conto terzi. Il diritto dell’Ucraina di scegliere nella “guerra mondiale a pezzi” da che parte stare, è stato trasformato nell’obiettivo irrevocabile della sconfitta della Russia. L’Ucraina di Zelensky, per volontà dell’Europa, dell’America, della Nato, doveva, chissà perché, fare ciò sacrificandosi per tutti. Felice Zelensky di trasformarsi da comico televisivo di provincia a star della rete multimediale mondiale. Con un calcolo in meno, però: ammesso che davvero il problema capitale del Terzo Millennio fosse la sconfitta della Russia, ammesso che questa sconfitta fosse possibile, ammesso che a infliggerla dovesse essere la pulzella Ucraina, quanto tempo ci sarebbe voluto per l’Ucraina per portare a termine l’ingaggio, quanti bombardamenti su Mosca, quanti sciami di missili forniti dagli USA, quante centinaia di miliardi di dollari gettati in fornace, quante città ucraine distrutte, quanti milioni di vite perdute, quanta natura devastata, quanto odio accumulato, e quanto infine dell’Ucraina stessa sarebbe rimasto risparmiato dalla morte, quante tracce di umano? Quale atroce rovesciamento ha subito, nemmeno un secolo dopo, il “DULCE ET DECORUM EST PRO PATRIA MORI” novecentesco, e quale orrendo complotto a danno dell’Ucraina è stato architettato da istigatori di ogni genere, la cui patria era rigorosamente messa al riparo, governi, fabbricanti d’armi, banchieri, caveau e forzieri compresi?
A questo punto perché mai l’Europa, o meglio gli Stati membri dell’Unione Europea, dovrebbero continuare a piatire, a “implorare” (come irride Trump della Meloni) la benevolenza americana? Perché mai invocare l’eterna alleanza con gli Stati Uniti, Stato o governo che sia, dopo aver finalmente compreso quanto sia acerba e friabile la democrazia americana così da permettere un Trump, ma ancor più un Musk, un Thiel, un Karp, un Vance, e via sovvertendo? Lasciamo agli Stati Uniti d’America di risolvere i loro problemi interni, non seguiamo Trump nelle sue rapine e nelle sue guerre dementi, ma intanto decidiamo noi che cosa vogliamo fare e che cosa vogliamo essere.
Abbiamo, come si sa, un enorme problema finanziario, secondo il ReArme Europe ci vogliono 800 miliardi di dollari per fare la guerra alla Russia nel 2030, e secondo Trump il 5 per cento del PIL in spese militari e nemmeno basterebbero, oltre che sarebbero soldi buttati perché spesi per la fine di tutto.
Ma la risposta politica, di buon senso, è molto semplice. Se non ce la possiamo permettere, la guerra alla Russia (e a chi altri se no?), non la facciamo. Usiamo questa montagna di soldi per stare al mondo, non per uscirne. Ricostituiamo l’unità dell’Europa come la vedeva quel sovranista di De Gaulle, “dall’Atlantico agli Urali”, e mettiamoci in dialogo col mondo.
Approfittiamo di Trump, approfittiamo della circostanza di avere dei “sovranisti” al potere in Europa. Quale migliore occasione per riprendere la nostra indipendenza senza bisogno di aprire conflitti all’esterno e produrre lacerazioni nella politica interna?
Che aspettiamo a riprenderci le nostre responsabilità, come porzione europea del mondo globale, con tutte le nostre memorie nel cuore, e costruire con tutti gli altri, a tutti essendo come uomini “affini”, la pace sulla terra?
Nel sito pubblichiamo un articolo di Elena Basile sul Fatto Quotidiano, sulla possibile degenerazione della guerra d’Ucraina in una incontrollata guerra mondiale.
Con i più cordiali saluti,
da “Prima Loro” (Raniero La Valle)
*Immagine generata con IA
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