La “via maestra”. La Costituzione è il programma dell’opposizione
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 33 del 03/10/2026
Mi piace iniziare le mie brevi considerazioni con l'intervento del cardinale Pizzaballa che invoca un «cambiamento nel discorso pubblico», oggi inerte e confuso nella convinzione che «i rapporti di forza siano l'unica cosa che conta», generando, in tal modo, un «approccio che ha prodotto solo devastazione». Il primato della forza ispira le guerre in atto, la distruzione ambientale, lo scatenamento dell'intelligenza artificiale, sempre più ferocemente militarizzata. Irresponsabilità politica e pulsioni belliciste sono trainate dalla plutocrazia mondiale tecno/feudale. Continueremo a batterci per il disarmo, la diplomazia, la pace, facendo della "Costituzione della terra" il nostro asse politico. Anche per regolamentare e imbrigliare l'intelligenza artificiale, come tentammo per il nucleare, per evitare il comando di poteri privati incontrollabili.
Siamo in Europa. Nel discorso sullo “stato dell'Unione”, qualche giorno fa, l'unica identità tracciata dalla Commissione è il riarmo. Mentre cresce, a partire dalla Germania, l'onda nera negazionista e nazista, che ispira la "remigrazione". È, quindi, di grande importanza la vittoria a Berlino della Linke e di Elif Eralp, che dimostra che il capitale finanziario e speculativo e le destre razziste possono essere sconfitte solo da scelte politiche di sinistra, che rimettano al centro bisogni e aspettative popolari, a partire dalla pace.
È una riflessione che possiamo fare nostra. La Germania (ma vedremo presto la Francia) dimostrano che il centrismo atlantista, filoisraeliano, liberista non paga nemmeno elettoralmente. Vi è una radicalizzazione, motivata dalle contraddizioni sociali e ideologiche, che si orienta a destra o, qualche volta, nelle metropoli europee, a sinistra. Il centro è del tutto marginale. L'Unione Europea si fa essa stessa imperialista, razzista, suprematista bianca, patriarcale. Il rapporto privilegiato con il Canada, non a caso, significa scegliere il percorso di un imperialismo forte, sul piano energetico, tecnologico, ma soprattutto militare. Mi sembra del tutto rimosso il tema politico principale dell'Europa, cioè la crescita generalizzata di forze nazionalistiche, sovraniste, di stampo neofascista. La stessa "area Schengen", a cui la Meloni, con volgarità puramente elettoralistica, sta dando forti picconate, è travolta pericolosamente dai nazionalismi.
Queste politiche hanno alimentato umori di massa contro i migranti. Razzismo istituzionale e razzismo popolare portano ad accordi europei che negano i diritti costituzionali all'asilo, all'accoglienza. Le osservazioni altissime del pontefice vengono, dalla politica, completamente rimosse. Siamo a un bivio decisivo. Crescono, infatti, all'interno dell'Unione Europea, conflitti per interessi divergenti sul piano industriale, energetici, alimentati soprattutto dai complessi militar/industriali.
L'Italia è pienamente coinvolta in questi tortuosi e torbidi processi. Parto da un concetto, apparentemente anonimo, che ha soppiantato ogni nozione politica: la "sicurezza", declinata come securitarismo. Potremmo risalire, per assonanza storica, all'articolo 48 della Costituzione di Weimar del 1919, fondamento giuridico del regime nazional/socialista. In nome della presunta "sicurezza" vengono abbattute le garanzie costituzionali e le sicurezze sociali (lavoro, pensione, salario, sapere, vita). Questo emergenzialismo assurge a "stato di eccezione", diventa tecnica di governo permanente, autarchica. Dalla politica estera e militare fino alle misure di polizia; dalla "tolleranza zero" ai dati biometrici. Cresce una convergenza a prima vista paradossale: una identità assoluta tra un padronale liberismo plutocratico/feudale assoluto e un controllo securitario e panpenalista senza precedenti. Uno Stato che si occupa della vita dei sudditi al fine di produrre corpi docili e ordinati: uno Stato penale, della sorveglianza.
Il centrosinistra è stato, troppo spesso, coinvolto in questa vera e propria mutazione istituzionale incostituzionale. Occorre ora opporsi. Seriamente. Con un programma, certo. Ma soprattutto con un'altra idea di società. In questi anni il centrosinistra ha inseguito i temi delle destre, si è omologato, non ha lavorato per cambiare la società. L'alternativa dovrà ora partire da una domanda: come si costruisce una società nella quale l'eguaglianza sociale e le libertà fondamentali siano la base dell'azione pubblica? Possono essere di nuovo messe in luce partecipazione e autogestione? Perché sono questi alcuni punti importanti per la formazione sociale e per la stessa identità sociale della sinistra.
Abbiamo bisogno di alternativa politica e culturale, di una profonda riforma morale. Come ha scritto il compianto Luciano Gallino il centrosinistra è caduto in una «cattura cognitiva», assumendo come proprie le compatibilità economiche, sociali e istituzionali del potere dominante. Il profitto al centro, con annesse privatizzazioni, precarizzazioni, pervasività del capitale nella vita delle persone.
Per quanto riguarda i flussi migratori, mai è stata abrogata e contrastata la legge Bossi/Fini, da cui nasce l'architettura delle stesse politiche di demonizzazione dei migranti. Sul piano costituzionale, terreno delicatissimo per lo Stato di diritto, sono state assecondate le pulsioni maggioritarie e plebiscitarie, rinunziando agli stessi principii cardine della democrazia costituzionale. Le sinistre hanno scelto di essere moderate, perdendo la propria "potenza sociale". Oggi, tra l'altro, viviamo, nel mondo, un mutamento di fase, che comporta scelte radicali, comprensibili, visibili. Credo che il punto di partenza delle sinistre debba essere la Costituzione. Perché la Costituzione non è accademia, ma un vero programma politico alternativo, radicale ma non massimalista. Dovremo essere dentro le contraddizioni sociali, dando risposte ai bisogni, alle sofferenze, alle fratture sociali. Un popolo inerte, confuso spesso pratica la delega a una destra con forti connotazioni squisitamente fasciste. Faccio un esempio tragico e attuale: dovremo impegnarci per la chiusura di strutture disumane e incostituzionali, come i cpr, vere galere etniche. Perché è condizione ineludibile per una diversa politica dell'accoglienza, fondata sul meticciato e non sulla completa negazione dei diritti fondamentali. La contrapposizione tra diritti sociali e civili è una sciocchezza propagandistica che va disvelata, combattuta. Le sinistre, soprattutto, dovranno, a mio modesto avviso, abbandonare il grande errore degli ultimi trent'anni. La scelta, cioè, di una democrazia maggioritaria, che svuota il Parlamento e rinsalda a dismisura il governo e riduce il dibattito politico e i processi decisionali a una accentuata personalizzazione. La democrazia costituzionale fonda, al contrario, sulla partecipazione, sulla rappresentanza, sul pluralismo. E, soprattutto, sul conflitto sociale.
La Costituzione dovrà essere, per le opposizioni, la "via maestra": eguaglianza, solidarietà, dignità del lavoro, impegno ecologista. La politica non è solo mediocre amministrazione; è "utopia concreta", è speranza di trasformare la società.
Giovanni Russo Spena è già membro di Cristiani per il Socialismo, segretario di Democrazia Proletaria e senatore di Rifondazione Comunista
*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza
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