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Marcia Perugia-Assisi: riprendere in mano la politica della nonviolenza

Marcia Perugia-Assisi: riprendere in mano la politica della nonviolenza

Tratto da: Adista Notizie n° 36 del 20/10/2018

39532 ROMA-ADISTA. Tanti giovani. Tantissimi. Per una volta è stata netta minoranza la generazione over 50/60 (e oltre), che negli ultimi anni si ritrova sempre quasi sola in piazza. È il segnale più bello di una giornata serena, festosa, in cui non è retorica dire che si è riaperta una breccia per la speranza. La Marcia Perugia-Assisi, alla sua ventitreesima edizione, a 50 anni dalla scomparsa di Aldo Capitini, suo ideatore, è arrivata alla fine di una settimana in cui già sembrava essersi risvegliata la forza di dire no alla pericolosa deriva antidemocratica che stiamo vivendo troppo passivamente da mesi. L’arresto di Mimmo Lucano, uomo-simbolo di un’accoglienza solidale, umana, ma anche efficace e addirittura “utile” per le realtà locali, è stata forse una provocazione eccessiva. La forza dei presidii spontanei convocati in poche ore nelle grandi città, seguiti da raduni in tutta Italia nei giorni successivi, è culminata nella commovente manifestazione a Riace, con l’affettuosa solidarietà di tutta Italia. La Perugia-Assisi, il giorno dopo, ha suggellato così quello che potrebbe essere l’inizio di una nuova fase, in cui il Paese che “non è d’accordo” non ascolta più ammutolito e impotente le parole di odio e violenza che, strillate ogni giorno da ambiti istituzionali, sembrano ormai permeare in modo diffuso il sentire comune. E si traducono sempre più spesso in aggressioni anche fisiche.

Al centro della Marcia due parole semplici: pace, fratellanza. All’interno delle comunità e tra i popoli. Quindi no alla guerra e alle armi, no alla violenza e al razzismo. Parole semplici ma radicalmente in controtendenza, oggi che si criminalizza la solidarietà. Certamente si sarebbero potuti specificare meglio i contenuti politici, individuare i dettagli delle singole situazioni calde, denunciare le responsabilità in modo chiaro. Ma sarebbe stata un’altra cosa. Qui l’intento era di coagulare di nuovo energie sul denominatore comune del rifiuto della violenza: “Riprendere in mano la politica della nonviolenza”, come ha scritto il Movimento nonviolento. Una Marcia volutamente «di tutti e per tutti», in cui «ciascuno può sentirsi a casa, ognuno nella sua diversità e con la sua specificità», «un largo fronte che sappia ripudiare la guerra e la violenza, a partire dal rifiuto delle armi, delle spese militari, degli eserciti, che le guerre preparano e rendono possibili». Questo infatti si è visto. Altissima la presenza: si è parlato addirittura di centomila persone e in effetti il flusso è stato continuo, serrato e molto lungo, oltre che più veloce del solito data la minaccia di pioggia! Colpivano l’attenzione, accanto alle grandi sigle, dalla CGIL ad Amnesty, Libera, ANPI, alla galassia del cattolicesimo sociale, soprattutto le centinaia di realtà locali, piccole, piccolissime, sconosciute al di fuori dei loro territori, presenti con una rappresentanza spesso giovanile. Alcune gravitanti intorno a realtà parrocchiali, altre più laiche. Impegnate prevalentemente in gesti di solidarietà concreta a quelle fasce deboli oggi sistematicamente bersagliate, e molte attive nel campo dell’accoglienza, oggi la frontiera più problematica. Il tema dell’immigrazione è stato infatti dominante negli slogan e negli striscioni.

Chi ha vissuto il grande e politicizzato movimento per la pace degli anni ‘90 si chiede spesso dove sia finita quella spinta. Oggi certo non possiamo dire che un movimento analogo sia rinato domenica 7 novembre tra Perugia e Assisi, ma possiamo constatare che si è ricominciato seriamente a tessere reti, a ricongiungere fili, tentando di far riemergere un orientamento nonviolento comune. Del resto, già più definiti e incisivi nei contenuti sono stati i Seminari del Meeting della pace e dei diritti umani dei due giorni precedenti: dallo Yemen, al bando delle armi nucleari, alla costruzione di un’Europa solidale, con molti relatori di alto profilo. Un grande sforzo della “Rete della pace”, che raccoglie appunto tutte le sigle, grandi e piccole, che si sono viste sfilare la domenica. Tra le presenze dall’estero più significative Susy Snider, premio Nobel della Pace del 2017 e Zion Kelly, 18 anni, che, dopo l'uccisione del fratello gemello, coordina negli Usa il movimento contro la diffusione delle armi leggere.

Si tratterà ora di continuare, di non lasciar cadere queste energie ritrovate: «La Marcia ha senso solo se mette in moto onde che vanno lontano, se avvia campagne e iniziative nel segno della nonviolenza». Noi ci saremo.

* Marcia per la pace Perugia Assisi 2014.in una foto di pacj - fonte: Panoramio; tratta da Wikimedia Commons, licenza Creative Commons

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