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Museo storico valdese. Una memoria aperta al futuro

Museo storico valdese. Una memoria aperta al futuro

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 39 del 17/11/2018

La memoria di una comunità è somma di memorie e condivisione di esse. In un museo che racconta una comunità, può essere questa la linea data al racconto presentato, o può essere sottotraccia, ma è comunque presente. Ecco allora che non solo le persone che quella storia hanno attraversato ne diventano protagoniste, ma anche i temi che l'hanno percorsa e che sono stati condivisi diventano linee guida interpretative.

Il Museo storico valdese di Torre Pellice, inaugurato nella sua nuova versione il 31 ottobre 2018 (finanziata con fondi dell'8 per mille della Chiesa valdese e della Regione Piemonte oltre che con interventi di privati), presenta gli otto secoli della storia valdese dal Medioevo a oggi, ed è frutto della condivisione del patrimonio delle famiglie valdesi che dal 1889, anno della fondazione dell'istituzione, hanno condiviso la loro memoria e i loro beni, creando la base delle collezioni museali.

Quella valdese è una comunità che si racconta, che scrive nel tempo la propria storia dandone interpretazioni a seconda del periodo che sta attraversando e che lo fa anche con un'esposizione museale (sono quattro dal 1889 al 1989 i riallestimenti del Museo), che usa gli spazi che si è data in via Beckwith 3 a Torre Pellice, in provincia di Torino, per dire il proprio percorso ma anche quello “dell'Europa e delle religioni” perché la storia valdese è una realtà europea, non solo italiana, che ha avuto, e ha, rapporti con il mondo protestante del nord Europa e anche oltre, il cui territorio (le Valli valdesi a ovest di Torino) è stato per quasi due secoli crocevia della storia politica e guerreggiata delle grandi potenze europee. Una vicenda, quella valdese, che parla di diritti negati e di resistenza ma anche di ricerca della libertà, di incontro, di scambio e di accoglienza, come fu per i valdesi esiliati in Svizzera e in Germania alla fine del 1600.

Il racconto museale, o se si preferisce la narrazione della memoria presentata nel nuovo Museo storico valdese, parla poi del Libro (la Bibbia) ma anche di libri, di volumi scritti per dire a sé e agli altri chi si è e quali traversie si sono passate; testi che circolano in Europa e sono documenti di studio dopo essere stati in alcuni casi anche strumenti di propaganda. Una storia moderna quella dei valdesi che oggi è raccontata in un Museo nuovo che usa gli spazi per dire di questo percorso in alcuni casi tortuoso e in altri “aperto” e luminoso, ma che usa anche le moderne tecnologie per raccontare, attraverso l'audiovideo, il teatro delle ombre, le tecniche dell'accessibilità.

Nel Museo le persone sono pro- tagoniste con i loro nomi (ogni sezione ne ha almeno un elenco tratto dai documenti ufficiali dell'epoca in questione), le loro immagini e, per quel che riguarda il ‘900, le loro foto. I valdesi sono così anche fisicamente i protagonisti della storia che si racconta, ma l'importante è che la stiano dicendo non per se stessi ma per tutti, per chi viene a mettersi in dialogo. La ricerca dello scambio, del confronto fra persone anche con percorsi differenti è importante nel Museo fin dall’ideazione. Il progetto è nato infatti con la promozione di focus groups che hanno messo insieme persone delle comunità che ruotano attorno al Museo (membri delle Chiese valdesi, amministratori locali, esperti museali e turistici, giornalisti, ecc.) ed è proceduto con la formazione di un gruppo di storici chiamati a fare team oltre che a produrre i testi del Museo. Infine, i risultati dei due lavori sono passati agli allestitori che hanno prodotto il risultato finale: non un lavoro in gruppo ma il risultato dell'elaborazione di una comunità che si è venuta formando.

Questa è la vera cifra particolare del nuovo Museo storico valdese che presenta, certo, otto secoli di storia valdese ma soprattutto, come si è detto, una “somma di memorie” e interpretazione dei documenti; rappresenta in qualche modo una realtà, quella valdese, così come è venuta a crearsi nei secoli ma che non è finita, non è chiusa, bensì in divenire. La progressione è resa musealmente dal fatto che il Museo può essere implementato nei contenuti, e quindi può continuare, ma anche dallo sguardo che dalla torretta panoramica posta al termine del percorso museale, a breve aperta al pubblico, si potrà dare sul territorio e sul mondo sapendo che occorre, come titola l'ultima sala dell'esposizione, «uscire nel mon-do e prendere sul serio i suoi abitanti».

* Davide Rosso è direttore Fondazione Centro culturale valdese

Museo storico valdese - foto [ritagliata] di Jan Szturc del 2007, tratta da Wikimedia Commons, GNU Free Documentation License  

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