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Cattolici in politica. Un coordinamento light ma territoriale

Cattolici in politica. Un coordinamento light ma territoriale

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 4 del 01/02/2019

Intervengo a titolo personale, non avendo avuto la possibilità di una consultazione tra le associazioni della rete c3dem.

Negli ultimi mesi e anche nei giorni scorsi, è andato crescendo il dibattito nel cosiddetto “mondo cattolico” attorno alla questione di una nuova stagione di impegno sociale e politico. Articoli, prese di posizione, interviste e anche alcune importanti iniziative si sono susseguite quasi senza soluzione di continuità – e, probabilmente, proseguiranno ancora – complice tra l’altro l’anniversario dell’Appello ai "liberi e forti" di don Luigi Sturzo del 1919. È un fatto certamente positivo e la libertà con cui in molti si sono espressi è segno del clima di apertura che si respira col pontificato di papa Francesco.

A fare da “tribuna” di questo dibattito è stato in particolare Avvenire, ma anche siti web, blog, riviste, agenzie di stampa di area cattolica; sembra essere decisamente minore, almeno per ora, l’interesse all’esterno di questo circuito.

Mi sembra che, in estrema sintesi, le varie posizioni finora espresse abbiano in comune un dato: la necessità, anzi l’urgenza, che l’esperienza cristiana non si riduca a un fatto “privato”, solamente interiore/spirituale, se non ritualistico, ma si riverberi di più anche nella sfera pubblica, pur nella distinzione – che non va messa in discussione – tra ambito ecclesiale e ambito politico. Alcuni peraltro mettono in guardia – a mio parere, giustamente – dall’offrire una lettura troppo negativa (la famosa “assenza” o “ininfluenza” dei cattolici in politica), ricordando non solo le tante esperienze di carattere sociale ma anche i non pochi cattolici con ruoli di responsabilità a livello nazionale – a partire dal presidente della Repubblica Mattarella – e nelle amministrazioni regionali e locali.

Al di là delle analisi generali, per ciò che riguarda il “che fare” si possono riscontrare, in sintesi, due tipi di proposte (o meglio tre, ma la terza è una variabile): la prima – che sembra essere per ora maggioritaria – punta alla creazione di forme e luoghi stabili di coordinamento ed elaborazione che vedano impegnati in primo luogo soggetti collettivi (da associazioni ecclesiali o di volontariato, a sindacati, realtà sociali, ecc.); la seconda – in verità non nuova – sollecita direttamente la formazione di un nuovo partito di ispirazione cristiana. L’ulteriore proposta (quella che ho definito una “variabile”) sposa la prima indicazione nel breve periodo, non escludendo che in futuro dal piano “prepolitico” si possa passare a quello direttamente partitico.

A mio modo di vedere, nella proposta di un nuovo partito di ispirazione cristiana non si tiene abbastanza conto (oltre che dell’importante richiamo del presidente di Azione Cattolica Truffelli ad essere più promotori di unità che di frammentazioni) di alcuni elementi fattuali: la politica richiede scelte su molti temi che non sono strettamente di carattere etico (e su questi il pluralismo delle opinioni è amplissimo, anche tra i credenti); si presuppone che ci siano le condizioni per intercettare un certo grado di consenso, il che oggi è tutt’altro che scontato; e poi c’è il problema delle alleanze: salvo non ci si illuda di essere maggioritari, se prima o poi si vuole governare ci si dovrà coalizzare con chi è più vicino o meno lontano e quindi torna ad essere inevitabile la mediazione fra le proprie e le altrui posizioni. A meno che non si abbia come scopo la sola testimonianza – il che può essere legittimo, l’importante è essere chiari con se stessi e i cittadini – dando vita a un raggruppamento che si caratterizza per alcune specifiche istanze e cerca di influire, per quanto possibile, su chi governa, senza assumersi responsabilità dirette. Ma certo tale prospettiva ha molti limiti e presuppone un elettorato costante e “fedele” a cui non interessi essere rappresentato al governo (nazionale o locale): il che non sarebbe così semplice.

Ritengo invece, come altri, che sia da coltivare una forma di coordinamento stabile (ma non troppo pesante) che veda in primo luogo protagoniste le realtà associate ma anche singoli gruppi e cittadini. Come “rete c3dem” siamo abituati a lavorare assieme tra diverse associazioni cattolico- democratiche e dunque penso che una prospettiva di questo tipo sia interessante anche per noi. Un coordinamento (che poi si potrà tradurre in una fondazione, un forum o altro) che sia in grado di offrire percorsi di formazione, cultura, dibattito. Che però – mi preme sottolinearlo – non si limiti al solo piano nazionale e dei “quadri” , ma si articoli anche a livello territoriale, coinvolgendo un ampio numero di persone – associate e no – nelle realtà locali. Senza la pretesa di avere un pensiero unico e condiviso su tutto, promuovendo processi, come ci invita a fare papa Francesco, non caratterizzati da discussioni fini a se stesse ma dalla promozione di una cultura politica, dai quali possano svilupparsi idee, progetti, energie e anche sorgere “vocazioni” all’impegno diretto. Si tratta di una strada che i laici cattolici sono a mio avviso in grado di percorrere e che l’episcopato può favorire e accompagnare. 

* Sandro Campanini è membro della Rete “Costituzione, Concilio, Cittadinanza - C3dem

* * Foto di un dipinto di Steve Johnson (2018), tratta da Pexels.com, immagine originale e licenza

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