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Libano: il premier incaricato si dimette per dissidi con il presidente Aoun

Libano: il premier incaricato si dimette per dissidi con il presidente Aoun

Ancora un passo indietro per il Libano e i suoi cittadini, martoriati da una pesante crisi economica : Saad Hariri, primo ministro libanese designato quasi nove mesi fa, ha annunciato di aver rinunciato all'incarico di formare un nuovo governo e ha rimesso il mandato nelle mani del capo di Stato Michel Aoun. Secondo Al Jazeera è proprio per dissidi politici con quest’ultimo che Hariri – leader del partito sunnita Movimento per il Futuro – ha dichiarato default: ieri, aveva proposto una squadra di 24 ministri, otto dei quali sarebbero stati particolarmente vicini ad Aoun, compresi i dicasteri di Difesa ed Esteri, ma Aoun ha detto no, ritenendo, a quanto pare, troppo debole la rappresentanza cristiana nel governo e dunque accusando Hariri di settarismo.

Sono di nuovo pronti a scendere in piazza i libanesi, perché i primi effetti del fallimento di Hariri si sono presentati subito. Davide Arcuri, inviato di Fanpage.it a Beirut, «riferisce – leggiamo sul sito di Fanpage in data di ieri – che entro questa sera potrebbe essere tolta la corrente elettrica per uso civile e che si sono già formate lunghe code ai distributori di carburante, che non forniscono più di 20 litri di gasolio o benzina a testa. Da tempo, inoltre, si registrano difficoltà nel reperimento di medicinali. Migliaia di persone stanno iniziando a protestare e i militari hanno già chiuso molte strade e piazze per evitare che le contestazioni possano degenerare in gravi scontri».

In tutto ciò, è sorprendente l’immobilismo in cui pascolano le fazioni politiche.  Bisogna ricordare che Aoun è cattolico, e che, per lo statuto libanese, ai cattolici tocca la presidenza della Repubblica, mentre tocca agli islamici sunniti la presidenza del governo. Ne consegue un tira e molla, per avere più influenza ideologica e di potere, che tiene i libanesi sulla graticola ormai da due anni e che comporta l’impossibilità di attuare quelle riforme necessarie a sbloccare gli aiuti internazionali, i soli che potrebbero aiutare un Paese così impoverito a risollevarsi.

Chissà che papa Francesco, riunendo attorno a sé il 1° luglio scorso  tutti i rappresentanti della comunità cristiana del Libano per «pregare insieme per il dono della pace e della stabilità», per «un futuro più sereno», non sperasse in una loro capacità di influenzare Aoun esortandolo a una flessibilità politica che sarebbe, attualmente, espressione di responsabilità e carità cristiana. Perché è ben vero che il Libano è l’unico Paese mediorientale con forte presenza cristiana, un avamposto di convivenza interreligiosa, e non vi si vuole rinunciare, ma non si può rimanere nell’immobilismo a scapito di un’intera popolazione .

Se questa era l’intenzione del pontefice, certo per ora non ha avuto successo.

*Immagine di Clker-Immagini-vettoriali-gratuite da Pixabay

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