La resilienza di Cuba. "Il manifesto" pubblica un'intervista di Claudia Fanti al frate domenicano Frei Betto
«Trump ha dichiarato che Cuba “non sopravviverà”. Esiste questo pericolo?». La domanda – legittimata dall’ordine esecutivo del presidente statunitense, decisamente allergico a Cuba, di imporre ulteriori dazi ai Paesi che osino vendere petrolio a Cuba – è di Claudia Fanti, giornalista della nostra redazione, ed è pubblicata oggi su il manifesto. A rispondere è il frate domenicano Frei Betto, autore, come ci ricorda Fanti, del celeberrimo libro Fidel y la religión, nato da una lunga intervista a Fidel Castro su cristianesimo e rivoluzione. Betto frequenta l’isola caraibica da oltre quarant’anni, collaborando dal 2019 con il governo cubano nel Piano di sovranità alimentare ed educazione nutrizionale (Plan San) sostenuto dalla Fao, a partire dalla sua esperienza in Brasile con il programma “Fame Zero” del primo governo Lula.
Secondo Betto, «il pericolo ci sarebbe se gli Usa invadessero Cuba. Tuttavia la Casa Bianca ha appreso dalla storia che la sua potenza militare è in grado di rovesciare governi, non di sconfiggere un popolo. E intervenire a Cuba significa sfidare un popolo. Credo, sì, che l’amministrazione Trump intensificherà le sue azioni terroriste, ma la mia speranza è che il popolo statunitense si pronunci contro il presidente alle elezioni di medio termine, costringendolo a retrocedere, e che il multilateralismo finisca per imporsi. Conserviamo il pessimismo per giorni migliori!».
La situazione nell’isola è quanto mai critica: «L’intera matrice energetica cubana – ricorda Betto – è basata sul petrolio, somministrato da tre Paesi che, in questo momento, si trovano tutti in difficoltà: la Russia, l’Iran e il Venezuela. Il Messico, è vero, ha offerto una quota di petrolio considerevole, pari, lo scorso gennaio, a 84.900 barili. Ma, dopo l’ordine esecutivo di Trump, tutto rischia di peggiorare. Anche se Cuba riesce a produrre almeno 30mila barili di petrolio al giorno, ne servono almeno 100mila. Così, la carenza di energia provoca, in tutto il paese, frequenti blackout, i quali incidono pesantemente sull’agricoltura, i trasporti, l’industria e il turismo. Di certo, in questo momento storico, la solidarietà nei confronti di Cuba acquista un’importanza fondamentale».
Il frate domenicano non dubita che l’isola resisterà. «Cuba – dice – è un esempio di resilienza e dignità. In questi 67 anni di rivoluzione le difficoltà sono state permanenti, basti pensare all’invasione della Baia dei Porci nel 1961, alla crisi dei missili nel 1962, alla guerra in Angola tra il 1975 e il 1991, al Periodo Speciale tra il 1991 e il 1995, per finire con l’embargo imposto dagli Usa. I cubani sono orgogliosi della loro indipendenza e della loro sovranità. Non vogliono che il futuro del paese sia il presente dell’Honduras o del Guatemala. È un popolo istruito, colto, con un marcato talento artistico, specialmente nel balletto, nelle arti plastiche e nella letteratura».
Qui il link all’intero articolo, tratto da finesettimana.org
*Foto ritagliata del World Economic Forum tratta da commons wikimedia, immagine originale e licenza
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