Difesa civile, non armata e nonviolenta: la presentazione in Senato rilancia la raccolta firme
Ieri, lunedì 6 luglio, su iniziativa della senatrice dei Verdi Alto Adige Aurora Floridia, è stata presentata al Senato la campagna “Un'altra difesa è possibile” e, in particolare, sono stati ribaditi i contenuti della proposta di legge (PdL) di iniziativa popolare per l'istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta (v. in merito Adista online e Adista Notizie n. 25/26).
Nei giorni precedenti la presentazione in Senato, la mobilitazione ha raccolto l’adesione di circa 14mila firme su 50mila necessarie per consentire alla PdL di approdare in Parlamento (questo il link per firmare, accedendo con Spid o CIE).
I promotori della Campagna – Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile (CNESC), Rete italiana Pace Disarmo (RiPD) e Sbilanciamoci! – hanno promosso l’iniziativa in Senato per accelerare sulla raccolta firme, forti anche del sostegno pubblico di numerose personalità della cultura, dell'informazione, dell'arte e della società civile laica e religiosa, tra le quali Gad Lerner, Marco Damilano, Giulia Innocenzi, Nico Piro, Vittoria Iacovella, Carlo Rovelli, Donatella Di Cesare, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Giulio Cavalli, Vinicio Capossela, Maria Pia De Vito, Franco Bassi, Mauro Biani, Cecilia Strada e don Luigi Ciotti.
All’evento, che si è svolto presso la Sala “Caduti di Nassirya” del Senato, hanno preso la parola, insieme ad Aurora Floridia, l’attore Celestini, la filosofa Di Cesare il presidente dle Movimento Nonviolento Mao Valpiana, il portavoce della Campagna Sbilanciamoci! Giulio Marcon e il vicepresidente della CNESC Rossano Salvatore.
Nella nota diramata dopo la presentazione, la Campagna ribadisce i contenuti della PdL, dal titolo “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta” e che ruota intorno a 4 pilastri: «Potenziamento del Servizio civile come istituto di difesa civile della Patria in attuazione degli articoli 11 e 52 della Costituzione; l'istituzione dei Corpi civili di pace, formati da personale preparato a intervenire nelle aree di crisi prima dell'escalation militare; il rafforzamento della Protezione civile come strumento di difesa del territorio dalla devastazione ambientale e climatica; la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo». La nota spiega anche che il Dipartimento sarà finanziato «da un fondo pluriennale stabile», regolato in Legge di Bilancio, «e dalla possibilità per i cittadini di destinare il 6 per mille dell'IRPEF a queste attività».
Durante l’incontro Valpiana ha sottolineato che la Campagna «è il programma politico unificante delle molte associazioni nonviolente, pacifiste, culturali, per il disarmo, la solidarietà, la cooperazione». Ha poi ribadito la continuità culturale di questo progetto con il cammino avviato da Aldo Capitini e Pietro Pinna, figure di riferimento della storia del pacifismo italiano che ha dato vita al movimento per l'obiezione di coscienza alternativo alla leva obbligatoria e ideatori della prima Marcia della Pace Perugia-Assisi. a sostegno dell'obiezione di coscienza come alternativa al servizio militare. Il presidente del Movimento nonviolento ha anche fatto appello alle istituzioni affinché facciano propria la visione di don Lorenzo Milani – «Le uniche armi che io approvo sono nobili e incruente», diceva il prete di Barbiana – e attuino concretamente gli art. 11 e 52 della nostra Costituzione per il ripudio della guerra e per una difesa realizzata «preparando la pace». «La situazione internazionale è talmente grave che servono strumenti concreti per intervenire prima che i conflitti degenerino», ha ribadito Mao Valpiana. «Più firme raccogliamo e più la nostra proposta acquisterà forza. I partiti dovranno prendere una posizione, la società civile dovrà esprimersi e gli italiani dovranno decidere se preferiscono pagare per la guerra o per la pace».
Occorre cambiare visione di sicurezza, hanno confermato Marcon e Salvatore: un Dipartimento per la difesa civile «aprirebbe nuovi scenari nella concezione della sicurezza, rifiutando il modello basato in modo esclusivo sul possesso e sull'impiego delle armi. L'alternativa si fonda su tre direttrici: prevenzione dei conflitti, agendo sulle cause strutturali delle tensioni; gestione nonviolenta attraverso mediazione e diplomazia dal basso; risoluzione e ricostruzione delle relazioni nelle comunità colpite».
In linea con le parole pronunciate da papa Leone XIV, la nota si chiude ricordando che «non si può “spacciare il riarmo per difesa della patria”: il riarmo sottrae risorse alla sanità, ai servizi sociali e pubblici, favorendo interessi di poche élite a scapito del bene comune».
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