Influenze indebite dell'industria militare sulla politica: Mil€x rivela un sistema florido e senza argini
A distanza di 5 anni dal rapporto Defence and Industry Influence in Italy – redatto da Transparency International-Difesa e Sicurezza (TI-DS), con il supporto della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili (Cild) e dell’Osservatorio Mil€x sul commercio di armi – sull’influenza indebita dell’industria degli armamenti sull’agenda politica italiana (v. Adista online), l’Osservatorio Mil€x pubblica un aggiornamento – L’influenza dell’industria militare sull’agenda politica italiana della difesa: nuovi elementi e dinamiche – secondo il quale lo scenario resta sostanzialmente immutato, nonostante la pressione e i tentativi di arginare i rapporti industria-politica, e «i cinque percorsi di influenza indebita individuati nel 2021 (lobbying, fondazioni politiche, think tank, porte girevoli, finanziamento della politica) non sono stati né fermati né presidiati. Nessuna delle misure di controllo raccomandate è diventata legge. E il problema si aggrava proprio ora, perché la posta economica in gioco è ai massimi storici», in una fase di riarmo senza precedenti, caratterizzata da un aumento dei fondi e da una drastica riduzione della trasparenza.
Il report fa esempi concreti di “porte girevoli” tra industria, esercito e politica, citando su tutti il caso dell’attuale ministro Guido Crosetto, passato dalla presidenza dell’associazione industriale del settore AIAD direttamente al Ministero della Difesa.
Suggerisce infine a Parlamento e Governo quattro linee d’azione per arginare il fenomeno: 1) «Una disciplina vincolante delle porte girevoli, sul modello della “proposta di legge Galli” mai approvata: almeno tre anni di stop tra funzioni pubbliche rilevanti e incarichi nell’industria, con vigilanza indipendente ed estensione esplicita a membri di Governo e Parlamento»; 2) «Ricostruire la trasparenza della spesa: costi reali dei programmi, calcolo verificabile della quota di PIL comunicata alla NATO, stop all’arretramento sulla trasparenza dell’export di armi»; 3) «Chiudere i canali ancora aperti: legge sul lobbying con registro obbligatorio, autorità indipendente sul procurement militare, trasparenza sui flussi verso fondazioni e think tank»; 4) «Restituire al Parlamento piena sovranità sugli acquisti di armamenti: decisioni vincolanti, informate e con potere di intervento anche sulle fasi successive, superando l’attuale parere iniziale quasi solo formale (e automatico) mentre in questa legislatura sono già stati approvati decine di programmi per decine di miliardi senza alcuna possibilità di verifica successiva».
La posta in gioco è alta, dunque, e sempre più alta, spiega Mil€x: «Non si tratta di mettere in discussione la legittimità delle scelte di difesa, ma di garantire che vengano prese alla luce del sole, dai rappresentanti dei cittadini e nell’interesse pubblico. In una fase di riarmo senza precedenti, tenere sotto controllo questi canali non è meno urgente di prima: lo è molto di più».
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