Macrico di Caserta: la regione stoppa la Curia. Sfuma il finanziamento di 15 milioni
Tratto da: Adista Notizie n° 26 del 11/07/2026
42684 CASERTA-ADISTA. È andata a sbattere contro un muro l’operazione architettata dalla Curia di Caserta di ottenere dalla Regione Campania un finanziamento di 15 milioni di euro per interventi finalizzati alla riqualificazione di aree ed edifici di culto in occasione del Giubileo che sarebbero serviti – non era chiaro per fare cosa – per l’ex Macrico, l’area di 33 ettari di proprietà ecclesiastica situata nel cuore di Caserta che da venticinque anni è al centro di una contesa fra chi vorrebbe renderla totalmente inedificabile e trasformarla in parco pubblico a disposizione della città e chi immagina dei progetti di riqualificazione che prevedono anche migliaia di metri cubi di cemento (v. Adista Notizie nn. 15, 20 e 28/23; 25, 33, 37 e 40/24; 13/25). Il muro – in base a quanto Adista apprende da fonti interne alla Regione – si chiama Avvocatura della Campania: interpellata dal neopresidente Roberto Fico, ha dato parere negativo, e così la Regione ha definitivamente bloccato il finanziamento.
Troppe le criticità legate all’operazione, come Adista segnalava già da tempo. Innanzitutto il presunto edificio religioso presente nell’area – che avrebbe dovuto giustificare l’intervento –, che è in realtà una piccola cappella privata della caserma risalente al tempo in cui il Macrico era gestito dalle Forze armate (Macrico è l’acronimo di Magazzino centrale ricambi mezzi corazzati), abbandonata da decenni, oggi diroccata e mai utilizzata per il culto pubblico ma solo dai militari quando prestavano servizio. Poi il passaggio dell’area, a un prezzo sensibilmente fuori mercato che aveva insospettito persino il notaio incaricato di redigere l’atto, dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Caserta (Idsc) a “Diocesi di Caserta Ramo Ets”, un ente del terzo settore creato ad hoc dalla curia casertana che, a differenza dell’Idsc, avrebbe potuto ricevere regolarmente contributi pubblici, in questo caso dalla Regione (v. Adista Notizie nn. 27 e 39/25; 10/26). Un’operazione, quindi, contrassegnata da opacità tali da mettere in allarme alcuni funzionari e lo stesso presidente Fico, il quale ha opportunamente chiesto un parere all’Avvocatura della Regione Campania per non rischiare di dare il via libera a un finanziamento dai risvolti potenzialmente pericolosi, anche da un punto di vista giudiziario. Infatti l’Avvocatura ha evidenziato una serie di problemi, Fico ne ha preso atto e ha stracciato la pratica. Anche perché, particolare non trascurabile, il Giubileo 2025 è ormai un lontano ricordo.
La curia di Caserta sta studiando altre soluzioni e cercando diverse fonti di finanziamento. Ma su questo passaggio incombe anche il futuro del vescovo, mons. Pietro Lagnese, che alcune indiscrezioni danno in partenza da Caserta o verso un’altra diocesi campana oppure per un incarico romano. Voci che circolano nei corridoi dei sacri palazzi, ma che sono tutte da confermare e potrebbero rivelarsi poco più che chiacchiere. Tuttavia è chiaro che se Lagnese lasciasse Caserta – diocesi di cui è vescovo dal 2020 – anche la vicenda ex Macrico ripartirebbe da zero.
Commercio, rumore, parcheggi. E il verde?
Intanto, in questo inizio di estate, Adista raccoglie le segnalazioni di alcuni cittadini casertani che denunciano sia l’utilizzo commerciale dell’area – evidentemente concessa dall’Idsc (proprietario) e dalla Fondazione “Casa Fratelli tutti” (gestore) a società che la occupano per eventi serali a pagamento con tariffe che vanno di tre a dieci euro – sia l’incuria e i disagi per gli abitanti delle zone limitrofe.
«L’area ex Macrico è attualmente oggetto di una fitta programmazione di eventi per l’anno corrente 2026 (tra cui il “From Village”, il “Festival Laudato Si’” e il “Campo Laudato Si’”). Le manifestazioni finora realizzate stanno comportando emissioni sonore e vibrazioni ad altissimo impatto, eccezionalmente superiori ai limiti della normale tollerabilità, percepibili distintamente all’interno delle abitazioni anche con gli infissi chiusi», che «sta provocando severi disagi alle fasce di cittadini più vulnerabili», scrive un cittadino nell’esposto-denuncia inviato al Comune e pubblicato dalla testata locale Casertace (casertace.net) da sempre attenta alla questione dell’ex Macrico.
E poi la lettera aperta di Stefano Angelone, attivista di Pax Christi Caserta. «Ieri sera sono tornato nel Macrico in bicicletta, insieme a molti amici», scrive Angelone. «La prima immagine che ci ha accolto è stata un colpo al cuore: una distesa di lampadine accese e chioschi commerciali. Non era l’ingresso in una “foresta urbana”; sembrava l’inaugurazione dell’ennesima fiera di paese, l’ennesimo spazio piegato alle logiche del consumo e dell’intrattenimento standardizzato. […] Proseguendo lungo il viale centrale del Macrico, lo sconcerto è diventato rassegnazione. Quello che doveva essere un sentiero naturale è oggi una striscia di asfalto: una vera e propria strada a due corsie, con tanto di linea bianca continua al centro e tratti tratteggiati che sembrano quasi invitare al sorpasso. Una segnaletica stradale nel bel mezzo di un polmone verde. Ma il vero “tuffo al cuore”, il momento di massima amarezza, l’ho vissuto quando, in sella alle nostre biciclette, siamo stati costretti ad accostarci sul margine destro della carreggiata. Abbiamo dovuto cedere il passo a una lunga e rumorosa fila di automobili che, con l’aggressività dei loro fari abbaglianti, spezzavano la poesia del buio e cancellavano i suoni del bosco. Di fronte al nostro sconcerto, un sussurro è giunto da chi ci stava accanto: “Sono le auto dello staff”. Una giustificazione che è crollata poco dopo, quando, entrando nell’area della Caserma Sacchi, abbiamo scoperto un numero impressionante di veicoli parcheggiati. Se quello è lo staff, la logistica ha decisamente preso il sopravvento sulla natura. Ho lasciato l’area del Macrico con una profonda amarezza interiore e un pensiero fisso. Per restituire questo luogo ai casertani non servivano fiere paesane, non serviva evidenziare l’asfalto né tantomeno deforestare per fare spazio alle auto. La natura aveva già fatto la parte più difficile: aveva fatto tutto da sola, stendendo il suo fitto manto verde per nascondere, silenziosamente, tutte le brutture e le ferite di cemento create in passato dall’uomo. Sarebbe bastato pochissimo: tracciare dei semplici sentieri in sicurezza, lasciando fuori i motori, i fari e il rumore. Solo così avremmo potuto godere appieno della nostra “foresta amazzonica” in città. Ieri sera, invece, ho assistito alla celebrazione di una visione tradita».
La Fondazione “Casa Fratelli tutti” – creata appositamente dalla curia di Caserta per gestire l’ex Macrico e trasformarlo in “Campo della pace” – continua ad avere l’alto patrocinio del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale. Visti i risultati fin qui raggiunti, la neoprefetta appena nominata da papa Leone XIV, la religiosa salesiana delle Figlie di Maria Ausiliatrice Alessandra Smerilli, esperta e attenta alle questioni dell’economia civile e dell’ambiente, potrà valutare se quanto accade a Caserta è in armonia con la missione del Dicastero che è stata chiamata a guidare.
*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza
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